La Confindustria di Montezemolo: dialogo e fiducia

28/05/2004

    28 Maggio 2004


    IL PRIMO DISCORSO DA PRESIDENTE DEGLI IMPRENDITORI DI FRONTE A BERLUSCONI E A UNA PLATEA GREMITA
    La Confindustria di Montezemolo: dialogo e fiducia
    «Per il rilancio del Paese più investimenti e più spazio ai giovani»

    Roberto Ippolito

    ROMA
    E’ la Confindustria che vuole «il dialogo». E’ la Confindustria che tenta di «ritrovare» il «clima di fiducia», facendo leva in particolare sui giovani. Che cerca di essere protagonista della riscossa dell’Italia e dell’uscita dalla stagnazione, operando in piena autonomia «insieme» alle istituzioni, ai sindacati, alle banche, alle altre forze sociali. E’ la Confindustria di Luca Cordero di Montezemolo.
    Nel primo discorso da presidente di fronte all’assemblea, Montezemolo non descrive l’organizzazione solo come «la casa di tutti gli imprenditori e di tutte le imprese» (pronto a rappresentare «l’intera Confindustria»). La definisce «una casa che collaborerà con tutti perché l’Italia ritrovi il gusto di crescere e la capacità di innovare».
    Quando comincia a parlare, Montezemolo (che ringrazia il predecessore Antonio D’Amato) ha di fronte il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e i rappresentanti delle istituzioni e delle forze sociali. E una sala zeppa fino all’inverosimile. Tanto che, con suo grande rammarico, sono perfino rimasti fuori presidenti di associazioni imprenditoriali territoriali. Ma per gli organizzatori impossibile trovare posto per tutti nell’Auditorium della tecnica: quattromila presenze registrate con cinquecento giornalisti.
    «Ripenso ai gran premi e al tasso molto alto di emozione che si prova; ma entrando qui in questa sala il tasso di emozione sale ancora di più» esordisce Montezemolo richiamandosi all’esperienza di presidente della Ferrari. Parla subito del «momento drammatico, non solo per l’economia» e delle tragiche immagini quotidiane di violenza. Notando: «C’è una voglia palpabile di vedere un segnale di ripresa, di sentire che qualche cosa si rimette in marcia». E «di questa voglia si è fatto coraggioso interprete il capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi».
    Quella di Ciampi è praticamente l’unica citazione. Il «grazie, signor Presidente» è salutato da un caloroso applauso. Osserva Montezemolo: «Noi non ci tireremo indietro e lo faremo senza lasciarci andare al qualunquismo e alla protesta di chi crede che le colpe siano tutte degli altri».
    E’ una svolta culturale della nuova presidenza: le imprese devono guardare innanzitutto «al nostro interno» piuttosto che avanzare richieste (assenti del resto nel discorso): «Spetta a noi rifiutare la logica del declino. E noi la rifiutiamo guardando a noi stessi e a ciò che possiamo migliorare nelle nostre aziende». Quindi «dobbiamo rimboccarci le maniche». pensando soprattutto all’innovazione: «Priorità della priorità è annullare l’Irap sulla ricerca: è impensabile che gli imprenditori italiani paghino una tassa sulla ricerca».
    Il discorso improntato a un «nuovo entusiasmo» trova consensi larghi. Con poche sfumature. Il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini, per esempio, apprezza la volontà di collaborare con i sindacati e si chiede se il ministro dell’Economia Giulio Tremonti è d’accordo. Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Roberto Maroni non approva invece i rilievi sull’attuazione del federalismo.
    Montezemolo è critico per l’«eccessiva segmentazione delle competenze sul territorio» a «quattro anni dalla prima riforma costituzionale» e «una incredibile proliferazione legislativa». Aggiungendo: «Questo federalismo rischia di far affondare il nostro Paese, altro che liberarlo. Il localismo avrebbe dovuto esaltare le specificità delle diverse aree, responsabilizzando i loro amministratori, aumentando la loro competitività. Invece il localismo ci sta uccidendo». E con alti «costi per la finanza pubblica».
    Sul discorso di ieri, dunque, è aperto il confronto, con una forte attenzione dei sindacati e delle banche. Un capitolo è dedicato alla «concertazione» ovvero alla ripresa del «dialogo tra le parti sociali». Riferendosi anche alle «altre associazioni di categoria» Montezemolo sostiene: «Noi, tutti assieme, possiamo condividere un progetto per il Paese. E’ in questo modo che possiamo contribuire anche noi a creare fiducia». Valutato «tuttora valido» il patto sociale del 1993, per il neopresidente bisogna «metter da parte gli estremismi» e «riprendere la via del dialogo».
    L’obiettivo non è avanzare rivendicazioni ma «essere protagonisti» del futuro lavorando per lo sviluppo: «Vogliamo, credo tutti assieme, chiudere la stagione dei dissidi e delle incomprensioni. Una stagione che non ci appartiene». E’ un segnale al Paese che ha «un, ormai insopportabile, tasso di litigiosità».
    Sottolineando l’esigenza di rispettare le istituzioni, Montezemolo puntualizza che «ognuno deve correttamente svolgere il proprio ruolo: l’autonomia delle parti sociali rispetto alla politica è essenziale». E per la Confindustria «è e sarà sempre una caratteristica indiscutibile del suo modo di essere».
    Con l’idea di «essere classe dirigente» e avere «uno spirito di squadra» nel Paese, Montezemolo si rivolge poi al mondo del credito: «Per crescere occorre avere una finanza efficiente ed alleata delle imprese». Si rincresce per il persistere di «una cultura di separatezza tra banca e impresa», rilevando: «Non vorrei più sentir parlare di contrapposizione». Fare la «strada assieme» è un punto essenziale.
    Per puntare allo sviluppo, sapendo che «non esiste alcun male oscuro né alcuna maledizione che ci impedisce di crescere». Montezemolo si diffonde sulle piccole imprese che «bisogna far crescere». Parla di «trasparenza» che «deve essere la nostra etica». Chiede la firma «il più presto possibile» della Costituzione europea. Lamenta «l’imbarazzante silenzio» per il Sud. Riflette sull’alternanza politica che «non è e non deve essere un ribaltone istituzionalizzato, dove ogni cinque anni si cambia tutto, per non cambiare nulla sulla sostanza del Paese». Dice sì alla riforma degli incentivi per renderli più efficienti.
    Osserva il «mondo in bilico tra vecchio e nuovo». Con la guerra al terrorismo e alla fame. Ricorda che negli «ultimi anni i nostri soldati» sono «usciti più volte dai confini nazionali per azioni d’intervento umanitario, sotto l’egida della comunità internazionale». A loro «va il nostro riconoscimento e il nostro sostegno: grazie ragazzi! Siamo orgogliosi di voi!».
    Accanto al podio l’intera squadra che affianca Montezemolo, con Anna Maria Artoni, presidente dei giovani imprenditori. Ai giovani è dedicato l’ultimo capitolo: «Ne vedo troppo pochi in questa sala e vorrei che fossero di più qui ma anche nelle aziende e nella politica». E ancora: «A loro dobbiamo aprire le porte il più presto possibile: non devono diventare vecchi per assumere nuove responsabilità».