La Confindustria da Ciampi, Il governo compatto su Maroni

21/01/2002


LUNEDÌ, 21 GENNAIO 2002
 
Pagina 31 – Economia
 
IL VERTICE
 
No stop governosindacati sulla crisi del trasporto aereo
 
Oggi al Quirinale proseguono gli incontri. Bertinotti: sciopero generale
 
La Confindustria da Ciampi Il governo compatto su Maroni
 
 
 
Il ministro Martino: l’articolo 18 è una norma ammazzalavoro Cofferati: solo slogan e nessuna voglia di trattare con noi
 

ROMA — E’ muro contro muro: sindacato da una parte, governo e industriali dall’altra. Sulla revisione dell’articolo 18, la norma che all’interno dello Statuto dei lavoratori regolamenta il licenziamento senza giusta causa, lo scontro fra le parti ormai è nettissimo. Ma se I leader dei due fronti si scambiano segnali di guerra — il ministro Maroni ha appena annunciato la fine della concertazione, Cofferati della Cgil ieri ha ribadito che «il governo usa slogan ritriti e insulti, mette a rischio il sistema previdenziale e non vuole discutere con noi» — dalle retrovie arrivano messaggi contrapposti: continui e inviti ad allentare le tensioni, da una parte, benzina sul fuoco dall’altra. Il tutto in attesa che oggi Confindustria e Confcommercio salgano al Quirinale per discutere della materia con il presidente Ciampi, da sempre convinto assertore dell’importanza della concertazione. L’appuntamento è fissato alle 17 per D’Amato e alle 19 per Billè.
Messaggi incrociati dunque. La materia del contendere è il licenziamento senza giusta causa: i sindacati non vogliono toccare le attuali norme che prevedono il reintegro del lavoratore quando previsto dal giudice. L’esecutivo chiede che invece in tre casi (emersione da un contratto in nero, passaggio dal tempo determinato a quello indeterminato, superamento della soglia dei 15 dipendenti) si vada ad un risarcimento monetario senza riassunzione. Fallita fino ad ora l’apertura di Maroni che riduceva le categorie da tre a una. Più che mai unito il sindacato nel chiedere lo stralcio totale della norma.
Questa la situazione. Ieri l’appello a non andare ai materassi è arrivato da alcuni esponenti della maggioranza. «La riforma non è blindata, è aperta ad ogni possibilità di arricchimento anche se non si vuole stravolgere l’impianto» ha precisato Oreste Tofani, An, relatore di maggioranza in Commissione Lavoro al Senato parlando dell’impianto della delega. Ancora più ottimista il collega di partito Domenico Benedetti Valentino presidente della stessa Commissione a Montecitorio: «L’articolo 18 e un argomento più evocativo che di sostanza – ha detto – tutti devono moderare i toni, la pace sociale è a portata di mano».
Di tutt’altra natura invece le prese di posizioni di Fausto Bertinotti, da una parte e di Antonio Martino, ministro della Difesa dall’altra. Il leader di Rifondazione getta benzina sul fuoco e invita con forza il sindacato ad indire lo sciopero generale contro le riforme che riguardano lavoro e previdenza. «Maroni rompe sulla concertazione? Per il sindacato questa sarebbe l’occasione buona per rispondere: la rottura la facciamo noi con lo sciopero generale visto che state colpendo i lavoratori» ha detto. Altrettanto netta la posizione del ministro Martino che giudica l’articolo 18 un vincolo anacronistico e indifendibile: «Sono convinto che se correttamente informati, gli italiani non si lasceranno ingannare dalla propaganda sindacale. Potremo così finalmente liberare l’Italia da questa norma ammazzalavoro».
Duro anche lo scontro sulla concertazione. Mastella, segretario del’Udeur invita a non far prevalere i falchi («preoccupa il silenzio dei moderati della Casa delle libertà e l’arroganza con la quale l’ala dura del governo, dopo aver fatto fuori Ruggiero, cerca di vincere il braccio di ferro con il sindacato»). Il ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno si schiera invece a fianco del collega di governo: «Concertazione non significa unanimismo, non significa dover trovare per forza un accordo con tutti».
(l.gr.)