La Confcommercio incalza il Governo: rilanciare i consumi

22/09/2003




      Sabato 20 Settembre 2003


      La Confcommercio incalza il Governo: rilanciare i consumi
      NICOLETTA PICCHIO


      ROMA – Rilanciare i consumi, per contrastare la «recessione tecnica» in cui si trova il Paese. Sergio Billè, presidente della Confcommercio, lancia di nuovo l’allarme e sollecita il Governo a «non comportarsi come Ponzio Pilato»: servono misure per risvegliare il mercato e contrastare l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie. Billè rinvia al mittente le accuse per l’aumento dei prezzi: «il terziario è arcistufo di essere messo alla berlina per una situazione che ha ben altre cause, radici e padrini». Le responsabilità, secondo Billè, sono di chi oggi, a livello centrale e periferico, esercita funzioni pubbliche, della produzione, dei servizi e del credito.
      Per la ripresa, ha detto Billè, bisognerà aspettare la fine del 2004. Nel 2003 la crescita sarà dello 0,3%: gli investimenti e le esportazioni avranno dati negativi, rispettivamente -2% e -1,5%, mentre la spesa delle famiglie sarà dell’1,1 per cento. Prospettive migliori per il 2004: il Pil dovrebbe crescere dell’1,1%, la spesa delle famiglie all’1,2%, mentre gli investimenti e le esportazioni al 2,5% e al 3 per cento. L’inflazione dovrebbe scendere dal 2,7% al 2,1% del 2004. Il Governo, però, deve fare la sua parte, anche se ieri il ministro Gianni Alemanno ha affermato che nel divario tra trazzi alla produzione e al consumo «ci sono troppi passaggi e qualche furbo». Per il presidente della Confcommercio è folle rinviare la riforma delle pensioni. E non bisogna solo realizzare politiche a medio termine, ma politiche a breve per il rilancio del consumi. «Non so come andrebbe a finire se si andasse ora alle urne», ha detto Billè, critico sulla «mancanza di una riforma per togliere dal mercato i tanti cartelli che ci sono». Billè si lamenta per la mancata cancellazione dell’Irap e perché non c’è stato nessun provvedimento per tamponare l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie.
      E se Marzano vuole firmare un protocollo con le categorie del commercio, Billè dice sì, purchè non sia uno «specchietto»: bisognerà parlare dei rincari delle tariffe, delle imposte locali, dei servizi di pubblica utilità. Una piccola impresa paga la bolletta della luce il 24,5% in più rispetto ala medie europea. E dovrà esserci anche il «convitato di pietra» della produzione.
      Nei primi sette mesi dell’anno i prezzi alla produzione sono saliti dell’1,8% a fronte di un +2,3% dei prezzi al consumo. Per alimentari e bevande, l’aumento è stato del 2,3% contro quello al consumo del 2,7 per cento. Un differenziale basso, dello 0,5%. Invece nella grande distribuzione c’è stato un aumento dei listini industriali dei prodotti di marca del 3%, con punte per salati (pasta, pelati, olio) del 4,5%, bevande 3,5% e latticini, 3,8 per cento e altri rincari scatteranno ad ottobre. «I nostri prezzi invece sono cresciuti dell’1,6%», ha detto Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Faid-Confcommercio e ad di Rinascente.
      Analogo il discorso sui prodotti ortofrutticoli: nei mesi estivi, per le condizioni climatiche, ci sono stati aumenti prossimi al 30-40%, con punte oltre il 100 per cento. Per esempio, i prezzi dei meloni sono cresciuti in agosto del 79%, ed i cocomeri del 172,4 per cento. A questi costi, vanno aggiunti quelli dei servizi: nel periodo gennaio-luglio 2003 quelli dei servizi di pubblica utilità sono saliti del 4,9%, mentre le tasse locali, compreso lo smaltimento dei rifiuti del 10 per cento.
      I servizi bancari, dal 1996 ad oggi, sono aumentati del 61%, a fronte di una crescita dell’inflazione del 22 per cento. Infine, anche sulle Rc auto il Governo, dice Billè, ha steso un velo pietoso sulla raffica di aumenti dell’ultimo anno.