La Confcommercio: conti pubblici a rischio

15/04/2002


Lunedì 15 Aprile 2002

LE STIME DI BILLE’

La Confcommercio: conti pubblici a rischio

Allarme per l’aumento delle tasse locali: riflessi negativi sui redditi familiari e quindi sulla ripresa

di GUGLIELMO QUAGLIAROTTI

ROMA – Conti pubblici a rischio, considerato anche il rallentamento economico, al punto che dovrebbero rendersi necessari «correttivi» nei prossimi mesi, mentre i risultati finora ottenuti dalle misure dei ’100 giorni’ varate dal governo sono sensibilmente inferiori alle attese. È quanto sottolinea la Confcommercio, aggiungendo che il pil dovrebbe salire in termini reali dell’ 1,3% quest’ anno e del 2,2% nel 2003, ad un ritmo decisamente più contenuto rispetto alle previsioni del governo. Tutto questo, in quanto «allo stato attuale i segnali di accelerazione dell’attività produttiva italiana ed europea sono molto modesti».
La Confcommercio lancia l’allarme anche sulla pressione fiscale che quest’anno potrebbe salire, di 2-3 decimi di punto, rispetto al 42,4% del 2001, come conseguenza della crescita dell’imposizione da parte delle amministrazioni locali, senza che contemporaneamente venga ridotto il prelievo a carattere nazionale. Con la scusa del «federalismo», insomma, invece di diminuire la tosatura fiscale nei confronti dei cittadini rischia di aumentare sempre di più. La confederazione rileva che la facoltà di introdurre dal 2002 addizionali comunali è stata utilizzata da quasi tutte le realtà locali, in particolare quelle di maggiori dimensioni, senza che questa manovra si sia accompagnata ad una riduzione dell’imposizione a carattere nazionale, come era invece avvenuto in parte nel 2001. Una situazione, che rischia di produrre, unitamente agli interventi delle Regioni dal lato della spesa sanitaria, «un aumento della pressione fiscale che dal 42,4% del 2001 potrebbe salire di 2-3 decimi di punto». La Confcommercio sottolinea le conseguenze negative sulla ripresa. «Proprio dal lato fiscale potrebbero venire, per l’ introduzione delle addizionali comunali, ulteriori aggravi sul reddito familiare con effetti limitativi sul consumo».