La Confcommercio attacca: abolite gli studi di settore

22/06/2007
    venerdì 22 giugno 2007

    Pagina 9 – Primo Piano

      La Confcommercio attacca
      gli studi di settore: aboliteli

        Ma il Tesoro accusa: 100 miliardi di evasione l’anno

          ALESSANDRO BARBERA

          ROMA
          Scene di dialogo fra governo Prodi e lavoro autonomo. Tommaso Padoa-Schioppa è all’Aquila davanti ad un esercito di Finanzieri: «L’Italia a evasione zero? E’ a portata di mano. Ma ci vuole tolleranza zero per chi evade». Carlo Sangalli è a Roma di fronte a mezzo governo Berlusconi e solo qualche ministro dell’attuale maggioranza: «Gli studi di settore sono un bancomat per fare cassa. Bisogna mandarli in soffitta». Il ministro dell’Economia: «L’evasione comporta un mancato introito per le casse dell’erario di oltre 100 miliardi l’anno, il 15-20% di tutte le entrate fiscali. Una pandemia». Il numero uno di Confcommercio: «Ci sono troppe tasse. Siamo di fronte ad una overdose tributaria. Rischiamo la chiusura o di ripiegare nell’economia sommersa». La Guardia di Finanza racconta di aver accertato nei primi cinque mesi del 2007 8,8 miliardi di base imponibile evasa, un terzo in più di un anno fa. Lo studio annuale di Kpmg sulle tasse nel mondo dice invece che l’Italia è quarta per le aliquote sulle imprese, preceduta solo da Giappone (40,7%), Stati Uniti (40%, lì è più bassa per le persone fisiche) e Germania (38,36%). Poiché a Berlino hanno già votato la riduzione dell’aliquota media al 30%, nel 2008 l’Italia sarà sul podio. Pierluigi Bersani guadagna il palco dell’Assemblea di Confcommercio con l’ansia di chi si sente addosso responsabilità non sue e tenta la mediazione: «Sugli studi di settore dobbiamo dialogare, ma non sono una minimum tax. Per favore evitiamo la demagogia». Dalla platea sale qualche fischio. Sangalli alza un braccio per zittirli. Bersani promette «meccanismi premiali» per gli onesti.

          Il governo cerca di convincere il mondo del lavoro autonomo ad accettare l’idea che per pagare meno occorre che paghino tutti. È anche la tesi del presidente di Confindustria Luca Montezemolo. Da un lato l’Unione firma all’unanimità un documento alla Camera per rivedere alcune «storture» degli studi di settore, eliminare la sua applicazione retroattiva e puntare più in generale «ad un miglior rapporto fra cittadino e contribuente». Dall’altra Padoa-Schioppa dalla Festa della Guardia di Finanza disegna l’ennesimo quadro scioccante dell’evasione incassando il plauso («ha ragione») di Montezemolo. «Rappresenta sette punti di prodotto interno lordo. E’ a livelli ben superiori rispetto agli altri Paesi europei: quasi il doppio di Francia, Germania e Regno Unito, il quadruplo di Austria, Olanda e Irlanda». Poi, dice il ministro, c’è l’economia sommersa nella quale Sangalli minaccia di far finire i suoi associati: «Nel nostro Paese è il 60% in più della media dei Paesi industrializzati, il 16% del Pil, fra i 230 e i 245 miliardi di valore aggiunto non dichiarato». Padoa-Schioppa evita accuratamente di entrare nei dettagli della questione studi di settore. Si ferma alle premesse: «L’evasione fiscale è diffusa su tutto il territorio nazionale, con differenze infinitesimali fra nord e sud». Semplicemente «dove il reddito è più alto maggiore è l’evasione». Il problema è «economico, organizzativo, etico e civile: si evade perché è conveniente e la pratica dei condoni ha trasformato l’eccezione in una quasi certezza di impunità». Se il ministro dell’Economia avesse fatto lo stesso discorso di fronte alla platea di Confcommercio avrebbe probabilmente incassato qualche fischio. Qualche giorno fa, all’assemblea di Confesercenti, a Prodi era bastato passare in mezzo alla platea per subire l’ira dei benzinai contro la liberalizzazione imposta dal disegno di legge Bersani. Ieri il premier ha evitato Confcommercio. «Mi spiace non abbia accettato l’invito: ci perde più lui che noi», dice Sangalli fra un po’ di schiamazzo. Un’ottima occasione per l’ex che ruba la scena. Dice a margine Berlusconi: «Gli studi di settore? Se più del 50% degli operatori non si ritrova con questi dati significa semplicemente che sono sbagliati».

          Al presidente di Federalberghi Bernabò Bocca confiderà che avrebbe preferito dirlo dal palco: «Se mi davate tre minuti…». «Presidente, se parlava veniva giù la sala…».