La concertazione tra accuse e proposte

05/02/2001

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Sabato 3 Febbraio 2001
italia – politica
—pag—9

L’affondo di Amato sul Tfr riapre il dibattito sul dialogo sociale: per il Centro-sinistra va difeso, ma gli
imprenditori chiedono risultati.
La concertazione tra accuse
e proposte.
Letta rilancia il tavolo unico. Tremonti: serve un nuovo metodo, il
sindacato deve cambiare

ROMA Il ministro Enrico Letta che invita a rilanciare il
dialogo, convinto che Tfr, flessibilità, previdenza siano
temi da affrontare insieme tra Governo e parti sociali. Il
segretario dei Ds, Walter Veltroni, che rilancia la
concertazione, augurandosi che non venga rimessa in
discussione. Mentre dall’opposizione il leader di An,
Gianfranco Fini, accusa il presidente del Consiglio di
essere un «ventriloquo e parlare come Cofferati» e Giulio Tremonti ritiene che la concertazione ha funzionato negli ultimi 10 anni, ma che ora «bisogna inventare qualcosa di nuovo». «La concertazione — puntualizza a nome delle imprese Guidalberto Guidi, consigliere di Confindustria per le relazioni industriali, in un’intervista radiofonica — non è superata, ma è un metodo: che serve a raggiungere risultati. Non è una filosofia di vita».

Lo scontro tra Giuliano Amato e la Confindustria sul Tfr divide anche il mondo politico, oltre ad aver riacceso le polemiche tra le parti sociali e dentro il sindacato. E se qualcuno getta acqua sul fuoco, rilanciando il dialogo a tre, dalle posizioni dei protagonisti emerge con evidenza come la concertazione mostri la corda.

«Bisogna riprendere il dialogo, ma tutto è rimandato alla prossima legislatura», dice il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Renzo Innocenti. Considerazione realistica, anche se ieri il leader della Cgil, Sergio Cofferati, ha dichiarato di essere ancora disponibile ad aprire una trattativa sul Tfr. «Non siamo però interessati, e la Confindustria lo sa, ad aprire una discussione sullo Statuto dei lavoratori», ha precisato Cofferati. Che attribuisce di nuovo agli imprenditori la responsabilità del mancato avvio della previdenza complementare. «La pensione integrativa è il secondo pilastro della previdenza e si può fare solo utilizzando il trattamento di fine rapporto. Confindustria ha preteso di parlare di sommerso e flessibilità, temi dietro i quali si nascondeva la volontà di ritoccare l’articolo 18 dello Statuto sui licenziamenti», ha insistito il leader della
Cgil.

Diverso il punto di vista delle imprese. «Non abbiamo mai rinunciato al dialogo, ma il presupposto è ottenere un risultato credibile e rendere il nostro sistema Paese competitivo», ha detto il presidente della piccola industria di Confindustria Francesco Bellotti. E se anche
Umberto Agnelli sollecita una ripresa del dialogo tra le
parti, Guidi precisa: «Siamo stati i primi a riconoscere
l’importanza dei fondi pensione. Però è giustificata da
parte nostra la preoccupazione di avere un sistema
industriale nel quale i fondi possano investire. Quelli
esteri da noi non arrivano e ciò ci preoccupa».

Per gli industriali l’uscita di giovedì del presidente del
Consiglio è stata una «precisa scelta di campo», come ha imarcato ancora ieri Guidi. E Veltroni si preoccupa di
ricucire lo strappo nei rapporti tra Ulivo e industriali:
«Non si è interrotto in feeling, c’è stata una polemica
politica», ha detto il segretario Ds, ricordando che da
sempre il rapporto tra imprese e Governi di Centro-sinistra è stato complesso. «Gli industriali però sanno che in questi cinque anni sono cresciute le opportunità per loro e che il Paese è cambiato in meglio», ha insistito Veltroni, convinto che «il confronto, anche se duro, sia il modo per fare una politica dei redditi utile a tutto il Paese».

Il presidente del Consiglio, nelle sue accuse a Confindustria, ottiene una serie di consensi nel
Centro-sinistra: «La vera contropartita alla nascita dei
fondi pensione non è la flessibilità, ma la dinamicità del
sistema finanziario, che conviene anche alle imprese», ha detto ieri Innocenti. Della stessa opinione anche l’ex
ministro del Lavoro, Tiziano Treu, convinto che «insistere sulle contropartite sia stato sbagliato», ma che «la riforma del Tfr è fallita per colpa di tutti, per le
intransigenze di Confindustria e la spaccature nel
sindacato».

Dal Polo, toni diversi. «La cattiva concertazione, in cui la Cgil ha avuto diritto di veto, è morta. Serve un nuovo dialogo sociale per fare le riforme»,
ha detto l’economista di Forza Italia Renato Brunetta, che proprio pochi giorni fa ha lanciato, insieme a Franco Frattini, il "manifesto" su economia e mercato del lavoro. Brunetta accetta l’idea del dialogo, quindi, ma
preferirebbe spostarlo dal centro alla periferia,
utilizzando il principio della sussidiarietà. «Dobbiamo
tornare al rapporto bilaterale tra sindacato e imprese»,
dice Brunetta, criticando come dal Governo Dini in poi la
concertazione sia stata usata come uno strumento di
governo, privilegiando il rapporto con la Cgil, diventata
partito politico. Il suo compagno di partito, Tremonti,
insiste anche sul ruolo del sindacato: deve cambiare. «Chi, cambiata la struttura economica, vuole conservare quella giuridica — ha detto Tremonti — è un reazionario e di solito è la storia a spazzarlo via».

—firma—N.P.