La commissione di Garanzia dimezza gli scioperi dei servizi

22/02/2001





Al termine di 296 interventi in otto mesi è stata revocata una protesta su due
La commissione di Garanzia dimezza gli scioperi dei
servizi
Giorgio Pogliotti
ROMA Uno sciopero su due — per il quale è intervenuta la commissione di Garanzia ravvisando in prima battuta un "fumus" di illegittimità — è stato revocato dalle organizzazioni sindacali. Negli altri casi è stata aperta una procedura istruttoria che può trasformarsi, se viene riscontrata una violazione della legge, in una pesante sanzione a carico del sindacato (una multa da 5 a 50 milioni di lire).

Sulla scia delle polemiche innescate dalle proteste domenicali nelle ferrovie che avvengono senza la garanzia dei servizi minimi, cresce il dibattito sull’efficacia della riforma della legge sugli scioperi. Proviamo a tracciare un primo bilancio della nuova disciplina che ha rafforzato il ruolo della commissione di Garanzia nella prevenzione dei conflitti.

Dallo scorso 26 aprile (giorno di entrata in vigore delle nuove regole) al 31 dicembre del 2000 l’organismo guidato da Gino Giugni è stato chiamato per pronunciarsi sulla legittimità di 296 scioperi. La Commissione ha dovuto valutare se nel proclamare la protesta i sindacati hanno rispettato le norme della nuova legge, per cui il ricorso allo sciopero deve rappresentare "l’ultima ratio", e può avvenire soltanto dopo che sono state attivate tutte le procedure di raffreddamento e di possibile composizione del conflitto, con l’obbligo di un intervallo di tempo tra due agitazioni consecutive che incidono nello stesso servizio o sullo steso bacino di utenza.

Per 164 scioperi (55%) questa verifica compiuta dai Garanti ha portato alla revoca, e per i restanti 132 (45%) all’apertura di una istruttoria, che può terminare con un’archiviazione o con l’apertura di un procedimento a carico dell’organizzazione sindacale che non ha rispettato le regole, con la successiva applicazione di una sanzione.

«Questi dati non significano, ovviamente che la conflittualità è scomparsa — è il commento di Gino Giugni — ma che gli scioperi vengono effettuati in condizioni di sempre maggiore legittimità, proprio perché ogni eventuale violazione è segnalata tempestivamente e sistematicamente».

Nel settore dei trasporti la percentuale di revoche per scioperi illegittimi cresce; soprattutto nel trasporto aereo dove tocca il 66% del totale delle verifiche (ovvero su 58 proteste, 38 sono state cancellate). Nel trasporto urbano su 50 scioperi ne sono stati cancellati 29 (58%), in quello ferroviario su 47, le revoche sono state 24 (51%). Tra gli altri settori, c’è la comunicazione: i 44 interventi dei Garanti su altrettanti scioperi hanno portato a 21 revoche (48%).

Ma l’attenzione questi giorni è puntata allo sciopero festivo nelle ferrovie, dopo i disagi di domenica scorsa causati dalla protesta degli autonomi, e in vista del blocco della circolazione proclamato per 24 ore dai confederali (più lo Sma e l’Ugl) per il prossimo 3 marzo. L’accordo di settore, sottoscritto da azienda e sindacati, prevede che di domenica il black-out sia totale, poiché nei giorni festivi non è prevista la circolazione dei treni nelle cosidette fasce garantite.

«Lo sciopero domenicale a prestazioni zero — spiega Giugni — fa parte della normativa contrattuale e non è stato concesso "gratuitamente", ma in cambio di una maggiore soglia di servizi che vengono garantiti durante le agitazioni nei giorni feriali, quando a viaggiare sono soprattutto gli studenti e i lavoratori pendolari. Insomma, è stato concesso come una contropartita di un obiettivo vantaggio degli utenti».

Tuttavia, questo sciopero domenicale nelle ferrovie è stato concesso in via eccezionale, e per questo motivo dai Garanti è partito un richiamo alle organizzazioni: «Scioperando sempre nei giorni festivi — aggiunge Giugni — si rischia di colpire quel pendolarismo che la domenica sera viaggia su lunghi tratti». Questo uso eccessivo pregiudica il diritto alla mobilità, motivo per cui la commissione di Garanzia ha invitato le parti a rivederne e a correggerne i meccanismi con un nuovo accordo, che potrebbe arrivare entro l’estate.

Giovedì 22 Febbraio 2001

 
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