La Commessa: «Vogliono prenderti anche la vita»

21/12/2007
    venerdì 21 dicembre 2007

    Pagina 13 -Economia & Lavoro

      COMMERCIO

      Giorno di lotta nei grandi magazzini: per il rinnovo del contratto, per i diritti e per difendersi dalla flessibilità che è già a tutto campo

        La commessa in sciopero:
        «Vogliono prenderti anche la vita»

        di Oreste Pivetta

        «Non c’è nulla da sapere…». Beh, non è tutto scritto nei romanzi e neppure si vede nelle fiction. La commessa è al nostro fianco giorno per giorno, ma non ne sappiamo nulla. Quanto guadagna ad esempio una commessa della Rinascente, che immaginiamo una privilegiata rispetto a una cassiera dell’Esselunga? Milleduecento euro al mese, dopo venti o venticinque anni di anzianità. Senza divisa, senza neppure il privilegio di una vestaglietta per farsi riconoscere e per esaltare il senso di appartenenza. Ci dicono: «Vorrebbero che ci vestissimo di nero, perchè fa trendy. E possibilmente che acquistassimo abiti neri in vendita alla Rinascente. Ma non ci rimborsano una lira». La reazione sarebbe: ma ciascuno si vesta come vuole, se pretendono qualcosa paghino. Non pagano, ma la maggioranza si adegua. La geografia dei contratti è più complicata della mappa dei fiumi e dei laghi in Canadà. Tra full time e part time, tempo determinato e tempo indeterminato, interinali e non so che cosa, vecchi di carriera e giovani di primo impiego. Ci aiutano due delegate sindacali, Salvina Comis e Lina Vastola. Una lavora alla Rinascente di piazza del Duomo, a Milano, il cuore del business, il grande magazzino benedetto da Gabriele D’Annunzio, la nuova frontiera del lusso lombardo (che pare non abbia premiato quest’anno gli investitori), la seconda nella “succursale” di viale Certosa, pretese ridimensionate dalla location sulla linea della circonvallazione, la più popolare e la più frequentata da extracomunitari di ogni paese.

        In piazza del Duomo, arrivati i nuovi padroni (Pirelli Re di Tronchetti Provera, Deutsche Bank, Famiglia Borletti, erede del senatore Borletti che nel 1917 rilevò i magazzini fondati nel 1865 dai fratelli Bocconi), è cambiato tutto: l’immagine è affidata ai brand più ricchi che si gestiscono gli spazi di vendita, da Valentino a Givency a Estée Lauder, ciascuno con i propri venditori, ciascuno con i propri contratti. Alla Rinascente rimangono altri spazi, per i suoi marchi. I prezzi sono più bassi, non troppo, per non dare nell’occhio, per non scadere troppo dalla fascia alta alla fascia media: «Per quanto di buona qualità, non si può vendere in piazza del Duomo una camicia a venti euro. Mortificherebbe l’immagine».

        Oggi non sarà la prima volta di uno sciopero con tanto di manifestazione e presidi alla vigilia delle feste. Dice però dell’asprezza dello scontro per un contratto che giace da un anno e anche di quanto sia difficile dare pubblicità alla vertenza. Chi ci fa caso? «È già capitato di presidiare gli ingressi della Rinascente sotto Natale e di vedere clienti che entravano e neppure si degnavano di accettare i nostri volantini». Lina Vastola ricorda il giorno della pizza. Pizza a tutti in cambio di un po’ d’attenzione. Invece niente. «Non siamo i padroncini dei tir, che bloccano la strada. Troppo divisi contrattualmente, troppo esposti ai ricatti, troppi contratti a termine che non si sa mai se verranno rinnovati».

        Questi sono stati giorni di assemblee alla Rinascente. Partecipazione? «Sì, bisogna dividerci per turni. Non c’è il tempo per l’asseblea di tutti». Le prospettive? «Confcommercio – racconta Salvina Comis – si risiede al tavolo. Ad alcune condizioni: più flessibilità negli orari, mettere mano alla morbilità. Vogliono gestire la tua vita». Gli orari sono già tra i più flessibili, con i contratti per i nuovi assunti che ormai prevedono la domenica “ordinaria”, con un premio del 30 per cento in più e basta. Orari che vanno dalle nove del mattino alle quindici (primo turno) e dalle quindici alle ventuno (tranne alcuni periodi di punta, quando si va alle ventidue). Metter mano alla morbilità, secondo Confcommercio, significherebbe che i primi tre giorni di malattia non sono pagati e che la malattia si paga dal quarto giorno in avanti. Un mal di denti di due giorni non vale nulla: tutto gratis.

        C’è una malattia professionale dentro i grandi magazzini? Lo stress mi rispondono. Credevo qualcosa che avesse a che fare con il rimanere in piedi tante ore di fila, i muscoli , i tendini, la colonna vertebrale. Invece lo stress. Ogni giorno in media alla Rinascente di piazza del Duomo entrano venticinquemila persone, nei week end natalizi si arriva a settanta e ottantamila. Visitatori, solo una parte compra: ma è una marea, un fiume che sommerge per sei ore di fila sei o sette giorni alla settimana. L’unica pausa, la pausa pranzo, è di mezz’ora: «Dal primo gennaio – ci dice Salvina Comis – ci toglieranno la mensa. Probabilmente saremo convenzionati con qualche mensa qui attorno: ma in mezz’ora come si fa». In viale Certosa (dove sono in sessanta) hanno il microonde e una saletta: possono riscaldarsi il panino che si portano da casa.

        «Comunque sarebbe un bellissimo lavoro – dice Lina Vastola – il guaio è che tagliano e tagliano, siamo sempre meno, tra cassa, telefoni e clienti: non possiamo dar retta a tutti. Il rapporto con il pubblico si è rovinato».