La Cisl vuole ripartire dal Libro bianco, che tace sull’articolo 18

25/03/2002






DIETRO LE QUINTE

La Cisl vuole ripartire dal Libro bianco, che tace sull’articolo 18


La mediazione resa difficile dalla chiusura del governo e dalla nuova forza di Cofferati

      ROMA – Il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, aspetta un segnale dal presidente della Confindustria, Antonio D’Amato. Venerdì mattina, subito dopo i funerali di Marco Biagi, Pezzotta si è fermato cinque minuti con il direttore generale degli industriali, Stefano Parisi. I due si sono detti, sostanzialmente, che non si poteva azzerare lo sforzo di mediazione, impersonato dal professore ucciso dalle Brigate rosse. «Io sono pronto a trattare su tutto il Libro bianco», ha detto Pezzotta, «però fate un passo anche voi, rinunciate all’articolo 18». Ieri, Pezzotta ha reso pubblica la proposta nel congresso della Margherita. Una decisione maturata dopo aver visto quella gigantografia esposta tra le quinte dell’assemblea, con Biagi e Romano Prodi in bici sulle colline di Bologna. In questa fase Pezzotta non si aspetta granché dal governo, se non altro perché il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti continua a difendere le modifiche sull’articolo 18 (procedure dei licenziamenti). Nei prossimi giorni, allora, il leader cislino cambierà fronte, intensificando il «pressing» nei confronti degli industriali, più o meno con questo ragionamento: se volete tirare fuori dalle secche la trattativa chiedete con noi al governo di ripartire dal Libro bianco di Biagi. In questo modo nessuno potrà accusare il governo di aver ceduto al terrorismo. Nello stesso tempo il sindacato potrà sedersi al tavolo senza perdere il contatto con la base, perché nel Libro bianco non c’è alcun riferimento all’articolo 18. In sostanza Pezzotta prospetta la possibilità di raggiungere un accordo ad ampio raggio, a patto di non «incartarsi» sui licenziamenti.
      Nello scenario, naturalmente, pesa (e molto) la grande manifestazione della Cgil. Sergio Cofferati ieri ha tagliato la strada a qualsiasi spazio negoziale con il governo, almeno fino a quando resteranno in campo le modifiche allo Statuto dei lavoratori. L’onda del Circo Massimo spinge la macchina sindacale verso lo sciopero generale. Di questo c’è piena consapevolezza nella Cisl, nella Uil e anche a Palazzo Chigi e tra gli industriali. Martedì il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi incontrerà le parti sociali, ma difficilmente si andrà oltre la riapertura dei canali di comunicazione e la sottoscrizione di un impegno comune contro il terrorismo. Il giorno dopo si riunirà la segreteria unitaria di Cgil, Cisl e Uil e in quella sede, in assenza di una clamorosa e al momento imprevista marcia indietro del governo sull’articolo 18, si sceglierà la data per lo sciopero. Con ogni probabilità sarà il 19 aprile.
      Fino a quel giorno tutto (contatti, «esplorazioni») scorrerà sotto traccia. Pezzotta e Cofferati si muoveranno con due strategie diverse, perché, a oggi, sono accomunati solo dal «no» alle modifiche dell’articolo 18. Il segretario della Cisl può contare su due carte. La prima è l’appoggio «trasversale» dei centristi. Ieri Enrico Letta, ex ministro della Margherita, ha appoggiato l’idea «pezzottiana» di ripartire dal Libro bianco. Mercoledì sera, poi, l’Udc (cioè i moderati del Polo) sfileranno con Cgil, Cisl e Uil contro il terrorismo, come annuncia Luca Volontè, auspicando «un atteggiamento più costruttivo dai sindacati». La seconda sponda è nel governo. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha già preparato il terreno con un’agenda in cui figurano: revisione degli ammortizzatori sociali (più fondi ai sussidi di disoccupazione); riforma del collocamento; sostegno alle donne lavoratrici (più asili nido); formazione continua.
      Gli ostacoli, però, sono consistenti. Il governo non vuole rinunciare all’articolo 18; il ministro Tremonti non si sbilancia sulle risorse da mettere a disposizione per la revisione degli ammortizzatori sociali. E sullo sfondo c’è l’azione di Cofferati, che ieri, davanti a più di un milione di «testimoni», ha chiarito quali sono i «paletti» della trattativa (oltre all’articolo 18, critiche su fisco, pensioni e scuola).
      Pezzotta, quindi, si muove, in margini ridottissimi. Da qui il tentativo di forzare il blocco, puntando sul Libro bianco. D’intesa con la Confindustria.
Giuseppe Sarcina