La Cisl va a congresso (1-continua)

14/06/2005
    martedì 14 giugno 2005

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      INCHIESTA. QUANTO PESANO I PENSIONATI E I GIOVANI LAVORATORI ATIPICI

        La Cisl va a congresso studiando lo yin e lo yang
        pri volantini
        dell eranoeri, gli ultimi
        Per una di quelle singolarità che fanno la vita reale di un’organizzazione
        composita e federale come la Cisl, due eccellenze del secondo sindacato
        più grande d’Italia che tra un mese celebrerà il suo XV congresso sono pensionati e giovani atipici. Lo yin e lo yang, verrebbe da dire, che non ci s’immagina vicini e solidali, in quanto a richieste e interessi. Per non dire del fatto che, in un sindacato confederale dove sono storicamente i lavoratori attivi e contrattualizzati a far la parte del leone, contano meno di quanto vorrebbero. La Cisl però vuole e darà loro sempre più spazio e cure.

        Del resto, quando il segretario organizzativo Sergio Betti presentò i dati relativi al tesseramento del 2004, tra i tanti venne fuori che sui 4.260.937 iscritti alla Cisl, tra i 77.178 in più, rispetto al 2003, il 62% era di lavoratori attivi e il 38% da lavoratori pensionati. Che sono ben 2.170.142 (28 mila in più sul 2003) e la categoria più consistente dell’intera Cisl, pari al 53% degli iscritti (come anche in Cgil, dove sono 3 milioni), visto che la prima categoria di lavoratori attivi, la Funzione pubblica, ne conta appena 325 mila. Al fanalino di coda tra gli attivi, l’Alai Cisl, il sindacato che raggruppa i lavoratori atipici, corrisponde però anche la migliore performance di crescita degli iscritti:
        l’Alai ha messo ha segno un ragguardevole +13,86% che portano il suo totale
        a 24.514 iscritti (gli atipici della Cgil, raggruppati nel Nidil, ne totalizzano, per dire, solo 18.640). Insomma, vecchi e giovani sono tonici e si fanno sentire, in casa Cisl. Entrambe le organizzazioni hanno celebrato da poco il loro congresso di categoria, in attesa di partecipare a quello confederale. Le pantere grigie, guidate dal combattivo Antonio Uda, cislino sardo alla guida da tre anni delle Fnp (Federazione nazionale pensionati), hanno fatto le cose in grande ed hanno chiuso giovedì 9 giugno all’Eur di Roma tre giorni di assise nazionale che ha coinvolto ben 1200 delegati di tutt’Italia. Clou del congresso, oltre alla relazione di chiusura di Uda, il dibattito “Solidarietà nel mondo e in Italia” che ha visto salire sul palco amici della Cisl vicini e lontani: il presidente della Margherita Rutelli, il capogruppo dell’Udc alla Camera Volonté («Fermo restando che la Cisl è autonoma da tutti, è vero che le nostre simpatie, in politica, vanno a questi due partiti, poi certo c’è anche chi vota a sinistra») ma soprattutto il ministro Luis Dulzi, «esponente del governo brasiliano del nostro amico Lula», e un vero pezzo da novanta, il cardinale di San Paolo Claudio Hummes («poteva diventare lui papa», sospira Uda), cui la Fnp ha conferito il premio De senectute. Un rapporto speciale, quello della Fnp con il Brasile, che vede i pensionati cislini impegnati in diversi progetti di
        solidarietà con i poveri delle favelas, sia anziani che minori. Insieme a uno
        «sciopero generale di solidarietà» chiesto alla Cisl e a tutto il sindacato da indire per l’autunno, tre sono stati i punti centrali della relazione tenuta da Uda e su cui il segretario chiede la mobilitazione: il recupero del potere d’acquisto delle pensioni («crollato del 30% in 10 anni»), l’individuazione
        di un paniere minimo di beni e servizi essenziali da tutelare contro il carovita
        (con voci che devono riguardare il costo di affitti e bollette, assistenza e sanità, ma anche alimentazione), l’istituzione di un fondo di solidarietà verso
        le persone non autosufficienti, «che riguarda tre milioni di persone di cui
        300 mila giovani, tanto per dimostrare che tutto siamo meno che corporativi
        ». Una tra le tante promesse non mantenute da un governo «che sugli
        anziani fa propaganda ingannevole, visto che ha aumentato la pensione
        minima a 1 milione di anziani sui 5 milioni cui spettava», e che vedrà la massiccia discesa in campo della Fnp: per il fondo lancerà una iniziativa di legge popolare. Per quanto riguarda i rapporti interni, Uda contesta che «il diritto a contrattare dei pensionati non solo non arrivi a conquistare i tavoli ma venga vissuto con una certa insofferenza anche all’interno» e pur ribadendo che la Fnp «è organica alla Cisl» chiede «più attenzione e riconoscimento del ruolo nelle politiche territoriali su assistenza e qualità della vita, politica fiscale e comunale». Tradotto, vuol dire pesare di più nel sindacato, non al punto da
        «ammazzare la democrazia interna» con il principio una testa un voto ma
        di «crescere dal 17% di oggi al 25% negli organi confederali sì».

        E gli atipici? Il loro primo congresso è arrivato a cinque anni dalla fondazione
        di un sindacato davvero innovativo, l’Associazione per la tutela dei
        lavoratori atipici e interinali, l’Alai appunto, che affianca – e a volte precede
        - la Cisl in una terra che è stata a lungo di nessuno: «L’Alai – spiega orgoglioso il suo presidente Ivan Guizzardi, giovane e combattivo quanto gli
        iscritti che rappresenta – ha contribuito molto a fare nuovo sindacato, sia in
        termini numerici che qualitativi. L’obiettivo che si pone è semplice e insieme
        durissimo: continuare a tutelare gli atipici». Entusiasti, innovativi e generosi
        i sindacalisti dell’Alai non si nascondono dietro a un dito: i problemi
        del mondo che cercano di rappresentare sono tanti e non sempre il sindacato
        ha le antenne giuste per intercettarli. «Le nuove forme di lavoro atipico
        - spiega Guizzardi nella sua relazione – tendono a diventare paradigma
        dell’intero concetto di lavoro. Gli imprenditori chiedono ai lavoratori
        mentalità flessibile ma spesso vogliono solo abbattere i costi». Guizzardi enumera le prossime scadenze (tornate contrattuali, legge 30 da completare, bilateralità da potenziare e diffondere anche sul lato più scoperto, quello previdenziale) e, forte di un rapporto ramificato nel territorio, propone alla
        Cisl di fare gioco di squadra (che chiama «a rete») all’esterno fornendo
        sempre più servizi al lavoro e all’interno, «riconoscendo all’Alai nello statuto
        il diritto di partecipare agli organismi confederali». Pensionati e atipici
        uniti nella lotta, dunque. E nella richiesta di maggiore visibilità e rappresentanza statutaria e organizzativa, nella Cisl. (E. Co.)

        (1-continua)
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