La Cisl rompe gli indugi “Sciopero sulle pensioni”

18/09/2003

     
       giovedì 18 settembre 2003
      Pagina 7 – Economia
     
     
      LA PREVIDENZA
      L´Ocse: necessario aumentare l´età pensionabile

      La Cisl rompe gli indugi "Sciopero sulle pensioni"
        Bonanni all´attacco: "Dobbiamo farlo per dire che siamo presenti e vigili"
        STELLA BIANCHI


        ROMA – Si scaldano i motori per un possibile sciopero generale unitario contro la riforma delle pensioni. A parlarne apertamente è la Cisl con Raffaele Bonanni, segretario confederale, che dice: «contro la riforma delle pensioni dobbiamo fare lo sciopero generale per dire ad alta voce che siamo presenti e vigili e perché sappiamo che esistono divisioni all´interno del governo e dobbiamo far uscire allo scoperto chi non è d´accordo con Bossi». «E – rincara la dose Bonanni – facciamo lo sciopero con Cgil e Uil perché siamo un sindacato autonomo e indipendente dai partiti e dal governo». Sembra fargli eco Guglielmo Epifani. Per il segretario generale della Cgil «la riforma delle pensioni del governo è in realtà una controriforma perché innalza a 40 anni i contributi e a 65 anni l´età».
        Dall´Ocse arrivano invece altre indicazioni: aumentare l´età pensionabile per combattere la disoccupazione e ridurre gli incentivi al prepensionamento che si sono rivelati controproducenti. Questa è la ricetta per far fronte all´invecchiamento della popolazione e alle maggiori aspettative di vita che l´Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico suggerisce ai paesi sviluppati nel suo consueto rapporto sull´occupazione.
        Non del tutto rassicuranti i dati sul mercato del lavoro diffusi da Parigi. Per l´Italia un aumento dello 0,5% dell´occupazione, contro il +1,5% messo a segno nel 2002, e una crescita, sia pure minima, della disoccupazione che nel 2003 passa dal 9,1% al 9,2% per poi scendere -così prevedono gli economisti dell´Ocse – all´8,9% nel 2004, lasciando comunque senza lavoro più di due milioni di persone. Andamenti simili si ritrovano se si allarga il quadro alla totalità dei paesi Ocse: l´occupazione cresce dello 0,5% nell´anno in corso ma sale anche il numero dei senza lavoro con la disoccupazione che arriva al 7% nel 2003 (era il 6,7% nel 2002) per tornare al 6,8% nel 2004. Peggio va invece nell´Unione europea: occupazione stabile e disoccupazione più elevata pari all´8% nel 2003-2004. E decisivo è, secondo l´Ocse, aumentare il tasso di attività, anche con politiche di welfare mirate.
        Proprio nelle politiche di sostegno alle famiglie, l´Italia è praticamente il fanalino di coda tra i paesi dell´Unione europea. Dedica a questa voce solo lo 0,9% del Pil mentre la media europea è pari al 2,3%. Peggio del nostro paese, secondo uno studio dell´Eurispes, fa solo la Spagna con lo 0,4%. «Si possono redigere libri delle buone intenzioni – commenta Rosy Bindi – ma se non ci sono risorse da stanziare il risultato non può che essere questo».