La Cisl rilancia la questione salariale

06/11/2007
    martedì 6 novembre 2007

      Pagina 16 – Economia & Lavoro

        «Emergenza sociale»
        La Cisl rilancia
        la questione salariale

          Prodi è d’accordo. La destra se ne va
          Bonanni: «È ora di riformare i contratti»

            di Giampiero Rossi

            PRIORITÀ «La questione salariale, in Italia, è un’emergenza sociale». Le parole del leader della Cisl, Raffaele Bonanni, durante la conferenza nazionale della sua organizzazione sindacale, riportano l’attenzione della politica su un tema delicato. Le buste paga dei lavoratori italiani. Bonanni denuncia che «molte famiglie non riescono ad arrivare alla fine del mese», che «la disuguaglianza sociale in Italia e molto più grave che nel resto d’Europa» e che «in questi anni abbiamo subito un forte logoramento dei salari e delle pensioni». Tutti, nella platea gremita di importanti rappresentanti politici, applaudono e annuiscono.

            Quindi parlano i rappresentanti del governo: prima il premier, Romano Prodi, e a quel punto i rappresentanti della destra si alzano e se ne vanno: «I bassi salari non aiutano lo sviluppo della democrazia interna e la crescita economica del paese – dice Prodi – è un tema da porre insieme alla questione della produttività. Il governo ha già cominciato a lavorare positivamente ottenendo risultati soprattutto sui mercati internazionali». Che fare? Secondo il presidente del consiglio occorre attuare «politiche di crescita di posti di lavoro ad alta produttività favorendo in particolare il settore della ricerca».

            Anche il ministro del Lavoro, cesare Damiano, riconosce l’esistenza della questione posta ieri da Bonanni e da tutti i sindacati sin dalla passata legislatura e spiega che «nel medio periodo pensiamo a una riduzione della pressione fiscale sulle retribuzioni. Il governo prima ha agito sul risanamento, poi sul Welfare con l’accordo del 23 luglio e questo sarebbe il terzo tempo della nostra iniziativa».

            le proposte della Cisl, però, non si limitano all’introduzione di riduzioni del carico fiscale sui redditi da lavoro dipendente, ma anche alla redistribuzione della produttività nei salari. Che può avvenire soltanto attraverso una riforma del sistema contrattuale. Un tema che trova ben disposta Confindustria, che attraverso il direttore generale Maurizio Beretta fa sapere che «Siamo determinati ad aprire un tavolo in tempi strettissimi, anche partendo dai contenuti del protocollo sul welfare». Sembra un terreno di confronto aperto, quello della riforma dei contratti, tant’è che subito il ministro Damiano lancia una sua proposta: «Torniamo all’antico, restituiamo al contratto nazionale una scadenza triennale, Sarebbe un elemento di semplificazione e di riequilibrio in un periodo di bassa inflazione», Il ministro, però, punta ad allargare anche l’area delle imprese che fanno contrattazione di secondo livello: «La contrattazione decentrata si fa ora nelle categorie più forti, nelle grandi imprese perché al di sotto dei 50 dipendenti non c’è contrattazione aziendale che tenga», ricorda ammonendo dunque come la «strada maestra per garantire il potere d’acquisto sia estendere la contrattazione aziendale». Sulla riforma dei modelli contrattuali, al momento, la Cgil non esce allo scoperto. Tre anni fa, quando Confindustria tentò un blitz, Guglielmo Epifani abbandonò il tavolo di confronto. Oggi non c’è alcuna chiusura, da parte della Cgil, ma esattamente come allora viene posta una questione preventiva: la chiusura dei contratti aperti.