La Cisl riflette: al mare o si vota «no»

30/04/2003

              mercoledì 30 aprile 2003
              Circolano i primi sondaggi sulla propensione al voto
              ma i leader sindacali vogliono prendere tempo per non
              azzardare scelte di voto affrettate
              La confederazione di Pezzotta rinvia la scelta definitiva: l’astensione potrebbe equivalere a un doppio no
              Si attendono i partiti

              La Cisl riflette: al mare o si vota «no»
              La Uil attende. Il Comitato promotore chiede alla Rai un’informazione adeguata
              Felicia Masocco
              ROMA Ieri la segreteria Cisl di articolo 18 ha parlato poco, tutto è rinviato al 13 maggio quando si riunirà l’esecutivo, «o ancora più in là», si dice, perché questo è uno di quei casi in cui è meglio non lasciarsi prendere dalla fretta. La linea che la confederazione
              di Savino Pezzotta seguirà è in ogni caso tracciata da giorni e punta a «far fallire il referendum». Il documento che la afferma è stata votato all’unanimità e questo per dire che troppe divisioni nel sindacato di via Po non dovrebbero essercene.
              Rimane da decidere qual è il modo più efficace per farlo saltare:
              «Lasciare il voto secondo coscienza è escluso, quindi o tutti al
              mare oppure si voti no». L’astensione è forse la via più diretta viene fatto notare da via Po «in fondo è un doppio “no”: “no” al referendum e “no” per evitare che si raggiunga il quorum. Vedremo quale sarà l’atteggiamento degli altri sindacati e dei partiti». È evidente, infatti, che se le indicazioni di voto per il «sì» o per il «no» dovessero andare per la maggiore e dovesse profilarsi il raggiungimento del quorum, per farlo «fallire» la Cisl sceglierebbe il «no» come ha già fatto la Margherita e in questo modo ne uscirebbe ancor più saldo l’asse tra il partito di Francesco Rutelli e il sindacato di Savino Pezzotta.
              L’attesa per lasciar maturare le decisioni degli altri, per leggere il responso dei sondaggi, per percepire nel modo più attendibile la «propensione» al voto degli italiani dopo le amministrative e i ballottaggi dove ci saranno: la Cisl terrà conto di tutto per raggiungere il suo obiettivo e lo stesso farà la Uil. In via Lucullo la riunione della direzione con all’ordine del giorno il referendum è slittata dal 9 al 13 maggio per via dell’assemblea dei delegati metalmeccanici già fissata per lo stesso giorno. Prima ancora se ne occuperà la segreteria, convocata per il 7. Nel sindacato di Luigi Angeletti sono tutti d’accordo nel definire il referendum «inutile e dannoso» e a spingere perché la questione dell’estensione delle tutele imbocchi la via legislativa. Una proposta di legge è già stata presentata, ricalca il cosiddetto «modello Ichino», con ampia discrezionalità lasciata al giudice sulla decisione di reintegrare o meno il lavoratore ingiustamente licenziato, tanto nelle piccole aziende quanto in quelle sopra i 15 dipendenti. Sul che fare il 15 giugno però il ventaglio delle opinioni in seno alla segreteria si allarga: c’è chi vede «un arco di ipotesi che va dal nonvoto al no» e chi si muove «dall’astensione o scheda bianca, al sì», quest’ultima minoritaria. «Daremo comunque un’indicazione
              di voto – viene assicurato da via Lucullo – ma al momento tutto è
              aperto». «Qualunque sia il risultato – ha detto ieri Luigi Angeletti – il referendum non ci farà fare nessun passo avanti. Sul problema relativo all’ allargamento di un sistema di tutele se dicessimo no al referendum sarebbe difficile sfuggire all’ interpretazione che, siccome la maggioranza ha detto no, allora il problema non esiste. Ma se vincessero i sì ha sottolineato – il risultato sarebbe assolutamente
              ingestibile.
              Questo referendum – ha concluso – è una sfida politica che non risolve
              i problemi dei lavoratori». La decisione che verrà presa, ha concluso il
              leader Uil «sarà coerente con questo giudizio».
              Ieri intanto le associazioni delle piccole imprese, Cna, Confartigianato,
              Confesercenti, Confcommercio hanno incontrato Fausto Bertinotti e
              hanno spiegato le ragioni del «no» al referendum per l’estensione dell’articolo 18, il leader di Rifondazione gli ha opposto le proprie, quelle del «sì». Per ora ci sono i faccia a faccia e le pagine dei giornali per dire da che parte si sta, resta l’urgenza di spiegarlo a quanti più elettori possibile e le opposte fazioni ieri almeno su una cosa hanno concordato, alla consultazione va data la necessaria copertura
              informativa, soprattutto da parte della tv pubblica. E su questo è già polemica: «Personalmente ho non poche perplessità sui modi e sui metodi che hanno ispirato il referendum sull’articolo 18 – afferma il portavoce dell’associazione Articolo 21 Giuseppe Giulietti – ma non ritengo giusto che sia il sistema televisivo a decretarne il successo il fallimento». Il servizio pubblico dovrebbe garantire una informazione
              «ampia e documentata», finora a giudizio di Giulietti «questo
              non è accaduto in modo soddisfacente». Una critica cui si associa Franco Giordano, deputato di Rifondazione Comunista, per il quale «il rinvio dell’audizione della presidente Lucia Annunziata in commissione di Vigilanza Rai ha prodotto nei fatti il permanere di un blackout informativo sui temi referendari».