La Cisl non ha fretta, ma firmerà

27/06/2002



27 Giugno 2002
POLITICA

taglio basso


La Cisl non ha fretta, ma firmerà
ART.18 Pezzotta: «Il confronto va bene, ma non è finito». Oggi scioperano Piemonte e Liguria. La Fiom prepara l’autunno

GA. P.

ROMA
Bene così, ma avanti piano: il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, ottiene il via libera dal consiglio generale della sua organizzazione sulla trattativa con il governo, ma frena sui tempi della firma dell’accordo separato che Fini già fissa per il 2 luglio. E’ questo il «costo» che Pezzotta paga ai dissensi interni sulla modifica dell’articolo 18 (il documento del parlamentino Cisl è stato approvato con dieci astensioni – tra cui quella del leader dei metalmeccanici, Caprioli – e un voto contrario), ma è anche un modo per cercare di ottenere qualcosa che serva a salvare la faccia e a dire che si è trattato di una trattativa vera. Nella conferenza stampa di ieri Pezzotta ha ribadito che la Cisl dà «un giudizio positivo su quanto ha prodotto il confronto con il governo, in particolare sulla riforma del collocamento e dei servizi pubblici, sull’aumento dell’indennità di disoccupazione». Ma per chiudere la partita Pezzotta chiede a Maroni e Berlusconi assicurazioni sulla disciplina di trasferimento dei rami d’azienda e chiarimenti sull’ammontare delle risorse per gli ammortizzatori sociali; in altre parole, il segretario della Cisl teme che la modifica dell’articolo 18 determini quelle frantumazioni aziendali che permeterebbero alle imprese di allargare la platea dei licenziabili e vuole vedere le cifre del Dpef (che sarà presentato alle parti sociali proprio il 2 luglio). Così se Angeletti – ieri su
Repubblica – assicura di avere già la penna in mano, Pezzotta afferma che la data dell’accordo separato non è affatto scontata e che tutto «dipenderà dal merito». Dopodiché tesse gli elogi della bilateralità e si esalta per il dilagare dell’avviso comune – tra imprese e sindacati – il metodo che nell’ideologia Cisl ha sostituito la concertazione. E «bilaterali» sono anche quegli enti che permetteranno ai sindacati di diventare sempre più di servizio, con i relativi introiti economici (sotto la forma di «quote di servizio») che potranno salvare i bilanci confederali se, in un futuro non lontano, venisse meno il ruolo contrattuale dei sindacati, oppure se le imprese decidessero di non trattenere più in busta paga le quote d’iscrizione sindacale dei lavoratori. Rispetto alla Cgil ieri Pezzotta ha smussato i toni della polemica, ma ha criticato duramente l’iniziativa referendaria annunciata da Cofferati, augurandosi comunque di poter «ritornare a dialogare presto». E, in tema di unità, c’è da segnalare che ieri, almeno per un attimo, Cgil, Cisl e Uil hanno trovato parole comuni per giudicare negativamente l’incontro con il governo sul fisco: «Un passo indietro», è stato il giudizio comune di Baretta (Cisl), Musi (Uil) e Lapadula (Cgil), visto che l’esecutivo ha annunciato di non essere in grado di precisare quali saranno le riduzioni della pressione fiscale rimandando tutto al Dpef.

Intanto oggi riprendono gli scioperi indetti dalla Cgil contro quello che Cofferati ha definito «un patto scellerato». Si fermeranno per quattro ore i lavoratori di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Poi le mobilitazioni proseguiranno fino all’11 luglio, in attensa dello sciopero generale nazionale del dopo estate. A questo proposito la Fiom, che ieri ha riunito il proprio comitato centrale, annuncerà le sue iniziative il prossimo 3 luglio nell’assemblea nazionale dei delegati di Firenze. I metalmeccanici della Cgil si preparano a indire una propria mobilitazione per il mese di settembre, cioè qualche settimana prima della scadenza confederale, mettendo al centro del possibile sciopero dei meccanici la difesa dell’articolo 18 e la lotta contro le nuove precarietà contenute nelle deleghe del governo sul mercato del lavoro. La Fiom a Firenze rilancerà i contenuti del suo ultimo congresso, cioè la democrazia, gli aumenti salariali rapportati alla produttività e i diritti, anche in vista della prossima scadenza contrattuale. Sarà anche una verifica interna sulla tenuta delle conclusioni unitarie dell’ultimo congresso nazionale: lì si capirà se le recenti tensioni tra Cgil e Ds avranno ripercussioni dentro il sindacato che ha aperto la strada alla nuova stagione del conflitto sociale.