La Cisl: liquidazioni, zero tasse a chi entra nei fondi pensione

13/01/2003



13 gennaio 2003

La Cisl: liquidazioni, zero tasse a chi entra nei fondi pensione

Tfr, pronta la proposta che verrà presentata ai leader di Cgil e Uil

      ROMA – Zero tasse per chi decide di investire la sua liquidazione nella previdenza integrativa. Taglio degli interessi bancari e riduzione del costo del lavoro a favore delle imprese. Sono le proposte che, secondo le indiscrezioni, la Cisl presenterà al tavolo della trattativa sulle pensioni. Il primo passaggio è previsto in settimana, con un vertice tra Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, segretari, rispettivamente, di Cgil, Cisl e Uil. In questa fase, però, il più attivo sembra essere Pezzotta. «Chiedo al governo – dice il segretario della Cisl – di affrontare il vero dramma che abbiamo davanti: o facciamo partire al più presto la previdenza integrativa, oppure i lavoratori che hanno cominciato con il sistema contributivo avranno una pensione del 30% inferiore a quella degli altri dipendenti». Il leader della Cisl vuole cambiare l’agenda del confronto. Pezzotta propone di partire non dalle pensioni di anzianità (come è accaduto finora), ma dall’utilizzo del tfr (il trattamento di fine lavoro, cioè le liquidazioni).
      Il segretario della Cisl, evidentemente, vuole evitare di restare intrappolato tra il muro della Cgil, contraria a qualsiasi tipo di negoziato sulla previdenza, e le manovre per scardinare le pensioni di anzianità, già avviate sottobanco dalla Confindustria e da alcuni settori del governo. Pezzotta sa di poter trovare una sponda, come era già accaduto per l’articolo 18, nel vicepremier Gianfranco Fini, nella destra sociale di An e forse anche tra i centristi.
      Ma per sbloccare davvero la trattativa, ragionano in ambienti Cisl, occorre uno schema che tenga conto delle esigenze sia dei sindacati che delle imprese. I punti base sono tre: partenza immediata della previdenza integrativa; «sì» a incentivi per chi decide di rimanere in servizio anche se ha maturato i requisiti per la pensione; «no» a penalizzazioni per chi vuole andare comunque a riposo. Il problema è doppio. Occorre convincere gli industriali a rinunciare al flusso annuale del tfr (quasi 13 miliardi di euro) e, nello stesso tempo, allettare i lavoratori a destinarlo nei fondi di previdenza integrativa. La Cisl lancerà due proposte. Primo: azzerare l’aliquota, oggi pari all’11%, applicata ai versamenti dei lavoratori nei fondi pensione (quelli già esistenti e quelli da istituire). Il modello è quello dei principali Paesi europei. Secondo: introdurre sgravi fiscali e agevolazioni (per esempio tassi bancari ridotti) a favore delle aziende, in modo da compensare la perdita di quel serbatoio di liquidità che è il tfr.
      Se passa questa formula, la Cisl sarebbe disponibile a discutere anche di incentivi per aumentare l’età pensionabile (ma non di disincentivi). Il problema, allora, è capire se ci sono i margini per impostare una trattativa su queste basi. La Confindustria, per ora, spinge in una direzione esattamente opposta: la priorità è tagliare (possibilmente cancellare) le pensioni di anzianità, ricorrendo non solo al «bonus» per chi decide di restare, ma anche a pesanti penalizzazioni per chi comunque se ne vuole andare.
      Governo e maggioranza non hanno ancora trovato un punto di equilibrio. Nei giorni scorsi il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha fatto sapere che sui disincentivi deciderà il Parlamento. In realtà le stesse forze politiche sono divise. Un esempio: nell’esecutivo di An di sabato scorso c’è chi si è schierato con i sindacati (Cisl in particolare), a cominciare da Gianni Alemanno e da Francesco Storace. Altri, invece, si sono dichiarati favorevoli al meccanismo dei disincentivi, come Pietro Armani, presidente della commissione Lavori pubblici della Camera.
Giuseppe Sarcina