La Cisl lancia l’allarme occupazione

26/02/2004



        Giovedí 26 Febbraio 2004
        ITALIA-LAVORO


        A rischio 137mila posti

        La Cisl lancia l’allarme occupazione nell’industria: boom della cassa integrazione


        MILANO – Una situazione «esplosiva». Per la Cisl niente mezze misure nel descrivere lo stato dell’industria italiana, ma anzi una panoramica, regione dopo regione, azienda dopo aziende, delle aree in maggiore difficoltà. Una vera e propria mappa della crisi che prende forma nel rapporto sulla crisi industriale presentato ieri da Savino Pezzotta.
        La Cisl lancia così l’allarme: a rischiare il posto sono 137.243 lavoratori, 126.343 sono infatti in cassa integrazione o in mobilità (rispettivamente 70.194 e 56.149). A questi si aggiungono oltre 10mila dipendenti di aziende in procedura di amministrazione controllata come Parmalat, Parmatour, Giacomelli e Cirio. Le aziende coinvolte in processi di crisi e ristrutturazioni sono 2.353. Altro dato segnalato come preoccupante è la crescita, nel 2003, della cassa integrazione (+31,6%). Significativo soprattutto il balzo della cassa integrazione straordinaria, legata cioè a situazioni di crisi strutturale, che registra un +70,4 per cento. L’emergenza si concentra in particolare in alcune regioni. In testa naturalmente il Piemonte che con più di un terzo delle ore di cassa integrazione straordinaria, riflette le conseguenze della vicenda Fiat. Quanto ai settori è il comparto meccanico a fare il pieno di Cigs (53,6%), seguono tessile, abbigliamento, arredamenti, pelli e cuoio (18,1%), edilizia (88,1%), chimica (6,1%), metallurgia (3,2%). Numeri, questi, che hanno fatto parlare Pezzotta di «deriva del settore industriale». Da qui l’esigenza di «cambiare – ha detto Pezzotta – l’agenda del dibattito politico e sociale». E le priorità saranno indicate da Cgil, Cisl e Uil nel documento unitario che presenteranno il 10 marzo all’assemblea unitaria dei quadri e delegati. Assemblea che dovrà anche decidere lo sciopero generale contro la riforma delle pensioni, ma anche per lo sviluppo e l’occupazione. «Alla situazione molto delicata del settore – ha infatti sottolineato Pezzotta – si aggiungono difficoltà territoriali. Il Mezzogiorno si sta fermando dopo decenni di crescita ampliando la forbice con le altre parti del paese». E così per uscire dalla crisi serve una "terapia d’urto", vale a dire: un fondo di rotazione pubblico per intervenire nei casi di ristrutturazione e salvataggio delle imprese, un fondo nazionale di garanzia rischi per le imprese presso il ministero delle Attività produttive e una normativa omogenea d’interventi nelle situazioni di crisi con commissariamento e amministrazione controllata. Ma la Cisl chiede soprattutto una riforma del sistema degli incentivi oggi «eccessivamente frammentato e poco efficace».
        Per il sindacato guidato da Pezzotta i canali di finanziamento dovrebbero essere «pochi e certi» semplificando le procedure, riducendo i tempi di attesa, con un coordinamento delle agevolazioni rispetto agli obiettivi.

        SERENA UCCELLO