La Cisl è divisa sull`applicazione della legge Bersani per i negozi che vogliono lavorare il 1° maggio

28/04/2011

Ci dispiace smentire Antonio Calitri che su Italia Oggi del26aprile riferisce di divisioni e addirittura di un presunto scontro all`interno della Cisl toscana in merito alla questione dei negozi aperti il Primo maggio. La posizione espressa dal segretario generale Raffaele Bonanni è stata, e rimane, la stessa della Cisl toscana e di Firenze: non è opportuno che i sindaci decidano unilateralmente con un`ordinanza l`apertura dei negozi proprio il giorno della Festa del lavoro, anche se la legge Bersani lo permette. Occorre invece favorire, a livello di territorio, le condizioni necessarìe per un confronto serio tra le esigenze legittime dei commercianti e quelle altrettanto legittime dei lavoratori. Non c`è stato, quindi, nessun «dietrofront» o ,<cambiamento di rotta, come erroneamente scrive Calitri nella linea di Bonanni e della Cisl Toscana. Lo dimostra il fatto che lo sciopero del commercio per il primo maggio non è stato proclamato in tutta la Toscana, ma solo in quei comuni toscani dove i sindaci consentiranno l`apertura rtu ra dei negozi con un`ordinanza, ignorando o passando sopra alla concertazione.
Eloconfermala richiesta, già avanzata e reiterata anche in queste ore dalla Cisl di Firenze, al sindaco Matteo Renzi di aprire un cornto complessivo Sto orari e aperture del commercio per t`intero anno, per trovare un punto di equilibrio tra le esigenze, tutte rispettabili, del commercio, dei servizi da offrire ai turisti, ma anche dei lavoratori. Riccardo Cerza segretario generale Usr Cisl Toscana Risponde Antonio Calitri, autore dell`articolo: Le dichiarazioni concilianti del segretario nazionale Cisl, Raffaele Bonanni, sulle aperture a Firenze (apprezzate anche dal sindaco Renzi che infatti ha poi spostato gli attacchi sulla sola Susanna Camusso, segretario Cgil) sembrano contraddire quelle del segretario
provinciale della Cisl di Firenze, che come riportato dal quotidiano di Firenze, La Nazione del 20 aprile, aveva attaccato il sindaco definendo le sue uscite sull`apertura «messaggi di bassa demagogia» e «Renzi, e non è l`unico non conosce il settore del commercio. Non si rende conto che, se si escludono le grandi catene, nei piccoli negozi non c`è volontarietà per i lavoratori. Se si tiiene aperto, si va a lavorare. Il dipendente non può scegliere distare a casa. Non sa nemmeno che i commessi che lavorano per tutto il mese di dicembre fanno molte più ore di quante gliene vengano effettivamente pagate…» e ancora, «Renzi tiene solo con l`elettorato un rapporto diretto, mentre ignora le parti sociali di questa città. E un comportamento, pero che può anche non pagare. Lo sa bene Walter Veltroni, che ha fatto lo stesso ed è stato punito». E sembrano contraddire anche con l`atteggiamento del segretario regionale della Fisascat-Cisl, Carlo Di Paola che insieme ai colleghi regionali Roberto Betti (Filcams-Cgil) e Pietro Baio (Uiltcus) prima ha proclamato lo sciopero del commercio a Firenze (definito da Renzi «sciopero ad personam») e poi in tutta la Toscana (pardon, solo in quei comuni deve i negozi sono stati autorizzati a restare aperti) e ha firmato una nota congiunta con i colleghi di Cgil e Uil dicendo che «il sindaco di Firenze non è, suo malgrado l`ombelico del mondo e, nonostante il suo delirio di onnipotenza e la sua ossessione per il protagonismo, siamo costretti a dargli una cattiva notizia…» proclamando per il «primo maggio uno sciopero regionale, per l`intera giornata, per tutto il settore del commercio, in tutti i comuni della Toscana che hanno deciso unilateralmente di violare le norme vigenti in materia di codice del commercio regionale….» e ancora, sull`opportunità di restare aperti il primo maggio, anche con l`accordo dei sindacati del territorio, come ha dichiarato Bonanni, sempre nel documento: «è assoluta mente pretestuoso affermare che l`apertura del primo maggio possa risolvere la crisi del commercio che si trascina ormai da qualche anno e che richiederebbe invece una diversa progettazione politica ed economica di tutte le parti in causa, comprese le Istituzioni, sulla base di proposte concrete e non sulla base di slogan demagogici».