«La Cisl è autonoma, nonostante il bipolarismo»

31/01/2006
    martedì 31 gennaio 2006

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    DIBATTITI. NEL SINDACATO DI PEZZOTTA SI DISCUTE DEL DOPO-BERLUSCONI

      «La Cisl è autonoma, nonostante il bipolarismo»

      C’è chi il concetto lo enuncia con un ragionamento, come il segretario confederale Sergio Betti: «Siamo riusciti a essere autonomi dalla Dc quando il nostro statuto prevedeva ancora la possibilità di cumulare cariche sindacali e politiche. A maggior ragione lo siamo stati dopo, quando tale divieto, nel 1969, è stato formalizzato, lo siamo oggi e lo resteremo domani. La parola autonomia è incisa nel nostro dna. Senza di essa, del resto, semplicemente non c’è Cisl». E c’è chi lo dice con una battuta, come il segretario della Fim Cisl Giorgio Caprioli: «Abbiamo fatto carrettate di scioperi generali contro la Dc e siamo l’unica organizzazione che, con questo governo, ha saputo fare sia opposizione che accordi. Vorrai mica che ci spaventiamo per il prossimo? Poi, certo, la Cisl fa gola a molti ma è così da cinquant’anni: non contiamo sulla buona educazione altrui per difendere l’autonomia, ma solo sulle nostre forze».

      L’idea di autonomia è, con quella della partecipazione, così radicata in casa Cisl che metterla in discussione vuol dire scatenare, più che ire funeste, profonde amarezze. Ma anche repliche pacate e serene, nei suoi dirigenti. Eccola la Cisl, quella vera, quella che sta nelle categorie e nei territori, e anche quella di via Po, dove si prendono le decisioni più importanti.
      «Sono testimone diretto dell’autonomia del mio sindacato», dichiara fiero Antonio Uda, segretario dei pensionati, che in Cisl pesano per il 53%: «Facciamo convegni con dirigenti della Margherita come di Forza Italia o dei Ds. A Prodi, di recente, abbiamo contestato le 13 striminzite righe dedicate ai pensionati italiani nel suo programma. Contro questo governo siamo scesi in piazza in massa e più volte. Potere d’acquisto delle pensioni e fondo per la non autosufficienza sono le nostre richieste. Su queste chiediamo risposte a chiunque governi». E se i metalmeccanici cislini vanno fieri d’aver trasmesso persino ai fiommini “radical”, la cultura dell’autonomia, è nei territori che questa si fa azione sindacale concreta. «L’ultima, durissima, contestazione alla politica l’abbiamo indirizzata al vicepresidente della giunta regionale, Valiante, che ha aumentato Irpef e Irap per coprire il buco della sanità», racconta Pietro Cerrito, segretario della Cisl Campania, e accusa la classe politica locale di centrosinistra di essersi dimostrata «debole, incerta, contraddittoria: non ha saputo risolvere i gravi mali campani e napoletani». Dall’altra parte della penisola, Carlo Borio, segretario regionale lombardo, patria di Pezzotta, di cui è grande amico, sottolinea il patto per lo sviluppo stipulato con il governo Formigoni e critica quella che per lui è la vera malattia della politica, il bipolarismo, «che cerca di schiacciarci» e a cui oppone «la soggettività politica del sociale». Poi ribadisce: «Non dirò mai con quel governo non faccio accordi. La nostra gente ci chiede risultati, non posizioni ideologiche». E soprattutto chiosa: «Per un sindacato non veramente autonomo, basta e avanza la Cgil. Noi siamo altra cosa. E ci piacciamo così».
      Però Sante Marzotto, segretario del Friuli, avverte: «Non possiamo non dire la verità: il governo Berlusconi è stato un disastro. Altri cinque così non noi, che siamo una parte della società, ma è l’Italia che non se li può permettere. Questo vuol dire, per me, fare politica. Il nostro paese è al capolinea: serve un nuovo grande accordo per ridargli fiducia e far vincere la concordia sociale».
      Tornando alle questioni interne e a qualche polemica sui giornali, il segretario della Funzione Pubblica Sergio Tarelli dice: «Della vita interna della Cisl decidiamo in via Po e non da altre parti. Quando e se Pezzotta deciderà di lasciare lo farà. Siamo uniti con lui e lo saremo dopo. Il problema di una successione anticipata c’era dal congresso, elezioni e candidature non c’entrano nulla. Per mesi abbiamo discusso e ci siamo confrontati. Savino ha gestito il processo e trovato la quadra unitaria, una quadra che soddisfa tutti».
      Ed è proprio di ieri la notizia che, nell’ambito della riunione della segreteria confederale, Pezzotta ha annunciato un comitato esecutivo (anticamera del consiglio generale, organo deputato a nominare il segretario) per il 13 febbraio. È alle porte, dunque, il ricambio: l’indicazione, voluta e fornita nella penultima segreteria proprio da Pezzotta, è per Raffaele Bonanni nella vesti di segretario generale e per Pierpaolo Baretta in quelle di segretario aggiunto. Ma cosa farà, dopo, l’orso bergamasco? Andrà in politica? E se lo farà si candiderà al Senato o Camera, con la Margherita o nel listone di Prodi? Pezzotta non ha ancora deciso nulla, questa è la verità. Borio azzarda: «Savino ha molto a cuore l’autonomia del sociale, agirà di conseguenza».