La Cisl apre sulle flessibilità

09/05/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Pezzotta: rivedere il sistema generale, sia in entrata sia in uscita, per evitare il rischio di una deregulation totale

    La Cisl apre sulle flessibilità
    Lina Palmerini
    ROMA La Cisl incrina un tabù e apre una breccia sull’attuale sistema che regola il licenziamento. È stato ieri il leader del sindacato di via Po, Savino Pezzotta, a toccare il delicato tema della flessibilità in uscita invocando un cambiamento totale sul mercato del lavoro. Un’apertura importante, che rilancia il dibattito sullo Statuto del lavoro ma intestando le decisioni solo alle parti sociali con il metodo della concertazione. Un paletto però resta: quello dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che prevede il diritto al reintegro sul posto di lavoro nel caso di licenziamento illegittimo.
    «Per noi — ha spiegato Pezzotta concludendo i lavori della prima assemblea nazionale dell’Alai Cisl, l’associazione dei lavoratori atipici e interinali — il problema non è quello dell’articolo 18 perchè su questo punto si sono già espressi i cittadini con un referendum. Il problema è quello di una rivisitazione del sistema generale delle flessibilità, finora insufficiente, per evitare il rischio che il lavoro sia sempre più regolato esclusivamente dalle leggi del mercato».
    La prospettiva della Cisl è quindi quella di una radicale ristrutturazione della normativa, abbattendo quelli che oggi sono i muri portanti del sistema: la contrattazione, i rapporti di lavoro, le relazioni tra sindacati facendo una costituente per approdare all’unità. Un processo globale, quindi, per rifondare le relazioni industriali e la struttura del mercato del lavoro. «Quello che serve — ha aggiunto il segretario generale della Cisl — è mettere in campo ulteriori strumenti di flessibilità in entrata, ma anche in uscita, attraverso la concertazione. Una flessibilità, dunque, regolata, non selvaggia, che anche nel caso di strumenti in uscita preveda sistemi di accompagnamento efficaci e soprattutto decisi nel confronto tra le parti sociali».
    Un’esigenza, per Pezzotta, imprenscindibile per marciare verso lo sviluppo ma anche «l’unico modo per evitare che in futuro il lavoro sia sempre più precario». Insomma, prima che il mercato decida da solo e scelga le sue strade, è meglio che le parti sociali stabiliscano attraverso quali traiettorie, garanzie. Un percorso che comincia a partire dal 14 maggio, all’indomani dalle elezioni politiche.
    Intanto, per la Cisl la partita sui contratti a termine è chiusa. «Abbiamo trovato — ha detto Pezzotta — una convergenza con la Uil e con dodici associazioni imprenditoriali su un testo che abbiamo inviato al Governo. Ora sta all’Esecutivo decidere come attuare la direttiva europea». Una vicenda che inevitabilmente trascina con sè la polemica con la Cgil di Sergio Cofferati che invece ha ribadito che la partita non è affatto chiusa. «Se dice così, Cofferati cade in contraddizione perchè la stessa Cgil ha inviato un documento al ministro del Lavoro».
    Oltre al tema delle flessibilità, Pezzotta rilancia un confronto anche su pensioni e del Tfr: «Siamo pronti a discutere. Ma le riforme le abbiamo già fatte, quello che serve è farle funzionare». Tornano poi i vecchi cavalli di battaglia: gli assetti contrattuali e forme di partecipazione dei lavoratori all’impresa. «L’attuale modello contrattuale — ha detto Pezzotta — non regge più, perchè non in grado di redistribuire equamente la produttività: serve un contratto nazionale di tutela minima (non ci piace l’idea di salari minimi garantiti per legge) e un secondo livello, per redistribuire la produttività». Un percorso che però ha una premessa: fare la costituente per l’unità. «È per noi ancora la via migliore verso la costituzione di un sindacato unitario. Ma, o si ha il coraggio di partire dalle differenze, dalle cose su cui Cisl Cgil e Uil sono in disaccordo, oppure l’unità sindacale non si farà mai».
    Mercoledì 9 Maggio 2001
 
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