La Cgil vuole star fuori dallo scontro a sinistra – di B.Ugolini

03/04/2003

                giovedì 3 aprile 2003
                Scenari

                La Cgil vuole star fuori dallo scontro a sinistra
                Bruno Ugolini

                Bufera nella Cgil, come si potrebbe ipotizzare leggendo i titoli d’alcuni giornali? La tranquillità, a dire il vero, sembra regnare sovrana nella sede storica del sindacato, in Corso d’Italia a Roma. Anche se non mancano interrogativi e preoccupazioni. Il caso, se così vogliamo chiamarlo, era stato sollevato l’altro giorno da due esponenti del principale sindacato italiano, Aldo Amoretti, a capo del patronato Inca e Agostino Megale, a capo del centro studi Ires. Il primo, aveva chiesto, tra l’altro, le dimissioni di Cofferati dalla Fondazione Di Vittorio dopo la sua nomina a presidente di “Aprile” un’associazione che oggi si dichiara autonoma e non più appendice della sinistra Ds.
                Le repliche immediate erano di Marigia Maulucci, segretaria confederale e di Laimer Armuzzi, segretario della Funzione Pubblica. Ma ecco ora interveni re Savino Pezzotta, segretario Cisl, intento a sostenere, che le auspicate dimissioni favorirebbero
                “un rapporto diverso tra le nostre organizzazioni, cioè meno
                pieno di sospetti”. Quasi un modo per sminuire il ruolo di Guglielmo Epifani…
                La segreteria della Cgil risponde senza toni altisonanti, ma con
                fermezza, spiegando come sia “priva di qualsiasi fondamento
                e di buon senso“ l’idea che “l’autonomia della Cgil sia messa
                in discussione dalle scelte politiche di Sergio Cofferati” e che
                da questo dipendano “i rapporti fra la Cgil e gli altri sindacati”.
                Lo dimostrano, aggiunge, le scelte e le politiche che uniscono o
                dividono i sindacati. La conclusione della segreteria riafferma il
                rispetto rigoroso delle incompatibilità e sembra anche parlare
                alla stessa fondazione Di Vittorio, visto che ne richiama gli
                “scopi statutari” fatti “di dibattito, di studio e di ricerca”.
                Una formuletta che pare escludere futuri azzardi politico-partitici.
                Poche righe che chiariscono due fatti. Il primo riguarda le incompatibilità tra cariche sindacali e politiche, una scelta faticosa maturata molti anni fa. La Cgil aveva adottato tali norme per stabilire che non si poteva essere, ad esempio, contemporaneamente parlamentari o dirigenti di partito e dirigenti sindacali. La presidenza di “Aprile”, da un punto di vista formale, non comporterebbe il ricorso alle regole delle incompatibilità, perché trattasi di un’associazione autonoma.
                C’è poi la questione dei contenuti, delle scelte politiche.
                Qui bisogna dire che anche ad un osservatore esterno balza evidente, oggi come oggi, una sostanziale unità di vedute, tra Epifani e Cofferati, ad esempio sui temi della pace e della guerra.
                Tutto a posto, dunque? Non è così. Molti sono convinti che prima
                o poi Sergio Cofferati abbandonerà questa specie di volontariato
                che gli fa condividere il lavoro alla Pirelli, con convegni in
                mezza Italia e diventerà un “professionista della politica” a
                tempo pieno. E in quel momento rinuncerà alla Fondazione Di
                Vittorio. Un dirigente Fiom, Giorgio Cremaschi, vicino a Rifondazione Comunista, pone però, ora, un problema di incompatibilità sostanziale e si appella alla stessa sensibilità di Cofferati.
                Una questione di opportunità e di regole? Agostino Megale
                (presidente dell’Ires che a differenza di Amoretti non ha richiesto
                le dimissioni) invita ad una riflessione su come fare in modo, già ora, “tutti insieme” affinché la Cgil “non sia proiettata in uno scontro politico”.
                Per lui, dunque, non una questione di norme, ma di sostanza,
                un invito a discutere di contenuti.
                Ad esempio sugli sforzi per l’unità sindacale condotti dalla
                Cgil e rivendicati in questi giorni da un articolo di Paolo Nerozzi,
                un altro segretario confederale, che ha enumerato tutti i temi
                che hanno visto insieme finora le tre Confederazioni: la pace, la
                lotta al terrorismo, lo sviluppo industriale, il Mezzogiorno, il federalismo, la legge Bossi-Fini.
                Eppure c’è stato chi come la figlia di Giuseppe Di Vittorio, Baldina, ha scritto una lettera per accusare il sito della stessa Fondazione intitolata a suo padre, di promuovere iniziative antiunitarie, chiamando in causa il famoso articolo firmato Catilina.
                Così torna alla memoria uno scritto proprio di Di Vittorio:
                “Per salvaguardare la propria unità e la propria efficienza, il
                sindacato deve tener conto che di esso fanno parte lavoratori di
                differenti e opposte ideologie, per cui è obbligato a non urtare
                sentimenti e convinzioni dei lavoratori delle varie correnti.
                Da ciò deriva la necessità che il sindacato come tale si astenga dal
                prendere una propria posizione di natura strettamente politica…”.
                E subito dopo aveva aggiunto: “Vi sono, però, problemi
                politici che s’intrecciano con quelli sociali e che perciò possono
                essere di grande interesse per tutti i lavoratori. Su questi problemi
                il sindacato deve prendere e sostenere attivamente una propria
                posizione”.
                Una lezione ancora valida, nonostante le contraddizioni imposte
                dal bipolarismo che ha reso tutto più difficile.