La Cgil: tassare le rendite finanziarie, non il lavoro

10/07/2007
    martedì 10 luglio 2007

    Pagina 3 – Economia

    La Cgil sul Dpef: per reperire risorse
    tassare le rendite finanziarie, non il lavoro

      L’aliquota al 20% su Bot, Cct e azioni si è incagliata per motivi tecnici: nessuno ne parla più. Bene un’Ici più bassa ma solo se si affiancano misure per chi è in affitto

      di Bianca di Giovanni/Roma

        Armonizzare le aliquote sulle rendite finanziarie, affrontare con serietà la lotta ai costi della politica e infine affiancare allo sgravio sull’Ici misure equivalenti per chi sta in affitto. E soprattutto, proseguire con coerenza e determinazione la lotta all’evasione. Questa la rotta indicata da Guglielmo Epifani nell’audizione sul Dpef, giudicato in modo positivo dalle tre confederazioni per la scelta su sviluppo, risanamento ed equità. La Cgil chiede con forza che la misura sulle rendite finanziarie – scomparsa dall’agenda politica e esclusa anche dal documento di programmazione economica – sia «ripescata» per garantire maggiori entrate alle casse pubbliche. «Le risorse che possono derivare da questi interventi – dichiara in commissione Bilancio Epifani – potrebbero utilmente rappresentare una fonte di copertura, oltre che un segnale netto di discontinuità verso un meccanismo oggettivamente premiante gli investimenti finanziari e punitivo di quelli produttivi». Come dire: non solo servono risorse per finanziare le nuove spese (che arrivano a circa 22 miliardi), ma serve anche un cambiamento di rotta.

        Gli altri leader sindacali si pongono sulla stessa linea quanto alle rendite. Eppure di quell’aliquota media al 20% (in linea con l’Europa) di Bot, Cct, azioni e fondi (oggi il prelievo è al 12,5%) non c’è traccia nel nuovo Dpef. Dov’è finita? La commissione Finanze della Camera ha stralciato la norma dopo essere rimasta impigliata in un impasse difficilmente sormontabile. La maggioranza ha proposto infatti che solo le nuove emissioni venissero tassate con la nuova aliquota, lasciando le vecchie con al 12,5%. Il doppio regime però preoccupa il governo perché potrebbe aprire le porte a comportamenti «devianti». Per esempio, i piccoli potrebbero essere indotti a vendere i loro «pacchetti» da parte dei fondi. L’ultima proposta avanzata dai deputati era quella di mantenere l’aliquota al 12,5% per i titoli di vecchia emissione fino a quando non fossero stati ceduti: ma anche questo sembra difficile da far «digerire» al mercato, che non ama troppe complicazioni. Nessuna soluzione: così si è arrivati allo stralcio. A questo punto il governo dopvrebbe presentare una nuova ipotesi nella prosisma finanziaria (insieme al provvedimento che dovrebbe introdurre anche la cedolare secca sulle rendite immobiliari, cioè sugli affitti), ma nel Dpef non vi è traccia di rendite. Vero è che la partita è già tutta in mano al Parlamento, che potrebbe procedere senza puntare ad una intesa tecnica sul doppio regime. Ma i deputati preferiscono frenare, evitando soluzioni lontane dai desiderata dell’esecutivo, e chiedere una nuova mossa del governo. Il fatto che nel Dpef non se ne parli fa presupporre che la soluzione tecnica non sia ancora stata trovata.

        Prosegue invece la parte della delega che riguarda il nuovo catasto, in cui è stata inserita anche l’iniziativa sullo sconto Ici e sugli sgravi per chi è in affitto. Salutata con favore da tutte le parti socilai l’iniziativa sull’Ici, ricordata anche nel Dpef. L’ugl chiede però che fin quando non si avvia lo sconto, resti ferma anche l’imposizione attuale, evitando gli aumenti per i centri storici che la riforma del catasto preannuncia.

        Sul resto del Dpef, la Confindustria chiede meno tasse sulle imprese. «Quando anche la Germania avrà varato la riforma – dichiara in commissione Maurizio Beretta – saremo all’ultimo posto in Europa». Sull’altro fronte i sindacati, che chieno più risorse per salari e pensioni. Promossa da Cgil, Cisl e Uil anche la proposta degli aiuti ai figli.