La Cgil: «Sull’ arbitrato noi non molliamo»

16/04/2010

La Cgil prepara una mobilitazione per difendere l’articolo 18 dall’attacco sferrato dal governo: bersaglio della protesta, la legge sull’arbitrato rinviata alle Camere dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il primo appuntamento è previsto la settimana prossima, il 26 aprile, con un presidio di fronte alla Camera, dove inizia la discussione in aula, e contemporanemente davanti alle prefetture delle principali città italiane. «Ma certamente le iniziative continueranno e si moltiplicheranno – spiega il segretario confederale Fulvio Fammoni – soprattutto se vedremo che non verranno messi in discussione i punti che ci stanno a cuore. E, lo annunciamo sin da adesso, noi ci mobiliteremo anche se la legge, in una forma che non ci piace, fosse approvata».
La Cgil è stata ricevuta in audizione martedì scorso, dalla Commissione Lavoro della Camera. Lì il sindacato ha presentato una dettagliata memoria in cui ha esplicitato i punti critici della legge. «Bisogna dare seguito alle parole del Presidente della Repubblica e ai rilievi che ha posto: ma farlo davvero, non con solo qualche modifica di facciata» dice Fammoni. Però, insieme, la Cgil chiede che non ci si limiti a discutere solo i 5 punti messi in evidenza dal Presidente della Repubblica: «La Commissione, a maggioranza, è riuscita a contingentare la discussione a quei soli 5 nodi: noi diciamo che invece il testo va tutto ridiscusso, perché a parte il tema dell’arbitrato ne segnalo almeno altri due che devono essere corretti. L’apprendistato a 15 anni, e le deleghe sugli ammortizzatori: se il governo le ha "resuscitate" dopo averle fatte scadere è perché probabilmente vuole utilizzarle per saltare la discussione in Parlamento e fare tutto nelle commissioni».
Il ministro Sacconi, la settimana scorsa a Parma, ha detto chiaramente che vuole sì modificare il testo, «ma con quelli che ci stanno», facendo intendere che la Cgil sarebbe quasi già aprioristicamente tagliata fuori. «Faccio notare al ministro – dice il segretario Cgil – che la revisione attualmente la sta facendo il Parlamento, audite tutte le parti sociali. Di convocazioni improprie ne abbiamo già viste, quando è stato firmato un avviso comune da sindacati e imprese, nella sede ministeriale, prima ancora che la legge fosse promulgata».
La Cgil annuncia dunque una massiccia campagna di informazione nei luoghi di lavoro: un volantino verrà distribuito nelle prossime settimane in centinaia di migliaia di copie, in uffici pubblici e imprese private. «Oggi con noi sono anche i costituzionalisti, i giuslavoristi, l’Anm – nota Fammoni – L’altro giorno in una nostra iniziativa a Milano ha detto di essere contrario a quel testo pure Valerio Onida. Se il testo verrà modificato come vogliamo, il merito andrà a Napolitano, ma aggiungerei anche alla Cgil, che negli ultimi mesi aveva agito praticamente da sola». «Ma se la legge sarà approvata così com’è, non ci fermeremo: metteremo in campo altre iniziative di mobilitazione e faremo ricorso alla Corte costituzionale».
Andando alle richieste di modifica del disegno di legge contestato, la Cgil chiede che: 1) il ricorso all’arbitrato non possa essere previsto al momento dell’assunzione, ma solo una volta che sia stato acquisito il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, escludendo quindi tutti i lavoratori precari, e in ogni caso solo quando si manifesti l’eventuale controversia; 2) l’arbitrato debba svolgersi secondo leggi e contratti collettivi, e non «secondo equità», in ogni caso la legge deve prevedere le inderogabili norme di tutela del lavoratore.
Ancora: 3) si deve eliminare la previsione di un decreto ministeriale in caso di silenzio della contrattazione o di una mancata intesa da parte di tutte le parti sociali; 4) la procedura di certificazione, in particolare riferita alle condizioni di impiego, non possa essere intesa come peggiorativa delle regole dei contratti nazionali e in ogni caso il giudice non può avere vincoli nell’accertare i fatti e la reale volontà delle parti; 5) deve essere cambiata la norma sui termini per l’impugnazione, eliminarne gli effetti sulle cause in corso e prevedere che l’efficacia dell’impugnativa in caso di successione di contratti a termine riguardi l’intera storia dei rapporti intercorsi a partire dal primo