La Cgil studia il ricorso contro il concordato

02/04/2004


  Sindacale


02.04.2004
La Cgil studia il ricorso contro il concordato
Presentato uno studio dell’Ires: tra il 2001 e il 2003 gli italiani hanno dato di più al fisco mentre i salari hanno perso valore

di Raul Wittenberg
ROMA Sta per partire un ricorso alla Corte Costituzionale contro la sanatoria fiscale – il concordato – sui redditi d’impresa e di lavoro autonomo. La Cgil contesta la disparità di trattamento a parità di reddito fra lavoro autonomo e dipendente e si cerca la strada per arrivare alla Consulta, passando attraverso una Commissione tributaria, o lo stesso datore di lavoro (o all’ente previdenziale se si tratta di un pensionato) in quanto sostituto d’imposta. Sarà poi il giudice ordinario a verificare se c’è la violazione dell’art. 53 (dovere fiscale) combinato con l’art. 3 (parità fra i cittadini). Vediamo. Con l’adesione al concordato l’autonomo sulla parte di reddito 2003 e 2004 che supera quello dichiarato nel 2001 avrebbe un’aliquota del 23% fino a 100 mila euro, del 33% sopra quel tetto (si anticipano le aliquote della riforma a regime). Per un evasore totale (che nel 2001 avrebbe un reddito zero) le due aliquote si applicano interamente. Invece per il lavoratore dipendente o pensionato, l’aliquota del 23% si ferma a 15.000 euro l’anno, per salire gradualmente fino al 45% sopra i 70 mila euro l’anno. Ad esempio, su 70.000 euro ci sono 22 punti di differenza. Detrazioni a parte, l’autonomo in sanatoria avrebbe un debito erariale di 15.400 euro, metà di quanto dovuto dal lavoratore dipendente (31.500 euro).
Mariggia Maulucci (segretaria confederale), Beniamo Lapadula (dipartimento economico) e Agostino Megale (Ires) ieri hanno illustrato uno studio dell’Ires che dimostra come gli italiani pagano più
tasse (tra il 2001 e il 2003 le imposte locali sono aumentate del 46,5%), guadagnano sempre meno e lavorano sempre più ore: nel 2003 i salari hanno perso 392 euro: 220 per la differenza tra salario e
inflazione, e 172 euro per la mancata restituzione del fiscal drag. In Italia nel 2003 le ore lavorate sono state mediamente 1.618, più delle 1.441 della Germania e 1.483 della Francia. Inoltre l’annunciato
secondo modulo della riforma fiscale, costerebbe 1,5 punti di Pil. Per la Cgil, il costo complessivo della riforma fiscale potrebbe superare i 34,5 miliardi di euro se al taglio delle aliquote Irpef (costo: 22,2 miliardi di euro) si aggiunge un allargamento della no tax area fino a 10.000 euro. Dalla controriforma fiscale solo il 23,4% dei contribuenti avrebbe un vantaggio, peraltro crescente con il reddito, una progressività rovesciata che premia i più ricchi. Un reddito di 18.000 euro ne risparmierebbe 500, contro i 6.000 che ne risparmia uno di 40.000 euro l’anno. Se il governo vuole abbassare la pressione
fiscale, potrebbe inziare col restituire il fiscal drag e il miliardo di debiti che l’Erario ha verso i contribuenti.