La Cgil si spacca sui licenziamenti

25/02/2003




Martedí 25 Febbraio 2003
ITALIA-POLITICA


    La Cgil si spacca sui licenziamenti

    Al direttivo passa la proposta sulle tutele per le piccole imprese: no di Fiom e sinistra


ROMA – La Cgil si spacca sui diritti. Anzi, su una parte. La proposta di legge, inizialmente una, è stata poi divisa in tre parti per essere sottoposta al voto del direttivo. Così si sono guadagnati due sì all’unanimità e una divisione. L’estensione dei diritti ai co.co.co. e la velocizzazione del processo di lavoro hanno incassato il via libera, sui licenziamenti nelle piccole imprese è invece maturata la divisione. Sessanta voti a favore, trenta contrari: la Fiom e la minoranza di sinistra Lavoro e società, sostenitrici del referendum di Rifondazione, hanno votato contro ma questo viene considerato solo un passaggio. L’appuntamento decisivo, quello dove la divisione potrebbe diventare netta, è un altro: lo schieramento della Cgil sul referendum. In assenza di un pronunciamento sul «sì», infatti, l’area di minoranza e la Fiom promettono di «rimettere in discussione le conclusioni unitarie del congresso». L’unità, dunque, nata sotto la bandiera dell’articolo 18 rischia di perdersi sotto questa stessa bandiera. Ma ieri nessuno voleva enfatizzare la divisione, nè la minoranza che punta a coagulare la Cgil sul voto a favore al quesito referendario, nè la maggioranza. «La dialettica su questo tema – spiega Beppe Casadio, segretario confederale Cgil – è nota da tempo. Il referendum è in campo da un anno e da un anno le nostre posizioni sono diverse». Se ne riparla tra qualche settimana: la decisione sarà presa in un direttivo convocato ad hoc, dopo che il Governo avrà deciso la data del referendum. Ma ecco i punti principali della proposta: estensione dell’obbligo di reintegro in caso di licenziamento illegittimo a tutti i lavoratori, siano essi dipendenti di aziende con più o meno di 15 addetti. La differenza? L’azienda con meno di 15 addetti, se condannata dal giudice a reintegrare il dipendente, potrà chiedere in alternativa di un risarcimento monetario che verrà quantificato dal magistrato in base a criteri soggettivi e oggettivi analoghi a quelli previsti in caso di infortunio. Con un paletto massimo per le aziende con bassi fatturati. Cosa cambia, dunque? Che dall’attuale legge (108/90) viene cancellata la riassunzione e rafforzato il risarcimento oggi calcolato fino a sei mensilità. Inoltre, la soglia resta identica ma il calcolo dei dipendenti verrà fatto conteggiando anche i collaboratori e i contratti a termine. Nel calcolo, poi, si terrà conto del gruppo aziendale e non della sola unità produttiva. «La proposta non va bene – spiega Gian Paolo Patta, leader di Lavoro e società – perché viene indebolito il lavoratore. Ma il punto è un altro: senza uno schieramento sul sì, si aprirà una fase politica nuova, una divisione reale. Sono ottimista e penso che alla fine la Cgil si schiererà sul sì. Ho sentito anche autorevoli esponenti della Funzione pubblica pronunciarsi in questo senso». Ma ieri, al direttivo, c’erà anche chi spingeva nella parte opposta. «Spero che quello di venerdì sia stato l’ultimo sciopero separato. E mi auguro che l’incontro in Confindustria con Cisl e Uil sia l’occasione per riprendere un cammino unitario», diceva Agostino Megale, presidente dell’Ires-Cgil. LI.P.