La Cgil si schiera a fianco di Prodi prima del vertice col centrosinistra

11/10/2004


            sabato 9 ottobre 2004

            EPIFANI, DOPO UN COLLOQUIO COL PROFESSORE, MANDA UN CONTRIBUTO AL PROGRAMMA

            retroscena
            Fabio Martini
            La Cgil si schiera a fianco di Prodi
            prima del vertice col centrosinistra

            ROMA
            APPARENTEMENTE un banale atto di cortesia. Ma la decisione della Cgil di inviare a Romano Prodi un «contributo per un programma di governo» e di farlo prima e non dopo il vertice delle opposizioni dell’11 ottobre è un’operazione politica preparata dietro le quinte. Che segna una novità nella sciarada della leadership progressista: la Cgil si muove e si schiera con Romano Prodi. L’altro ieri, lungo la linea telefonica Hanoi-Roma, il segretario della Cgil Guglielmo Epifani e Romano Prodi hanno avuto un colloquio informale, incoraggiante e cordiale, che ha «sbloccato» il documento.

            Certo, tra Epifani e il Professore si è ancora alla fase dei «preliminari». Ma il segnale che parte da corso Italia verso Prodi – proprio in un momento di difficoltà del Professore – è l’ultimo atto di una vistosa correzione impostata da Epifani rispetto alla linea politica della Cgil di Sergio Cofferati. Tre anni fa, in occasione del congresso Ds di Pesaro, Cofferati schierò la Cgil a fianco del Correntone. E nei mesi successivi il Cinese rappresentò un’alternativa non solo alla leadership ds, ma alla Quercia stessa. Al punto che Cofferati arrivò a coltivare il progetto di un nuovo partito alla sinistra dei Ds. Guglielmo Epifani – a differenza del suo predecessore – non firmerà nessuna delle mozioni congressuali Ds in vista dell’imminente congresso della Quercia. Tantomeno si schiererà a fianco di un corrente che si sta dividendo. E dunque la Cgil lascerà i propri militanti liberi di schierarsi come meglio credono, puntando ad una sorta di reciproco riconoscimento tra il gruppo dirigente del sindacato e quello del partito.

            Ma Epifani non ha intenzione di riportare la Cgil fuori dall’agone politico. Gli piace quel Prodi che dialoga con tutta la sinistra fino a Rifondazione, perché se la «sinistra larga» va d’accordo, anche in Cgil il clima è migliore. E dunque, due giorni fa, Guglielmo Epifani e Romano Prodi si sono parlati. Il presidente della Commissione europea era ad Hanoi per uno dei suoi ultimi impegni, ma Prodi non ha rinunciato ad avere un colloquio telefonico con il leader della Cgil.

            Soprattutto perché c’era in ballo il documento in preparazione a corso Italia. Alla Cgil ci si chiedeva: meglio spedirlo a Prodi prima o dopo l’11 ottobre? Prima o dopo l’incontro tra il Professore e i leader di opposizione, da Mastella a Bertinotti? Sul colloquio con Epifani l’entourage di Prodi non lascia trapelare dettagli. Ma è un fatto: il dattiloscritto firmato Cgil è partito prima del vertice delle opposizioni. Se ne può dedurre che Prodi abbia gradito questa soluzione, probabilmente immaginando che il sostegno indiretto della Cgil possa rafforzarlo in un frangente nel quale la sua immagine si è indebolita. Ma nella scelta di Epifani di stringere un rapporto diretto – e non mediato dai Ds – con Romano Prodi, giocano altri due fattori. Una continuità con Cofferati: nel 1998, nel passaggio da Prodi a D’Alema, in piena autonomia dalla Quercia, il Cinese sostenne che non si doveva «cambiare maggioranza». Ma la mano tesa di Epifani, proprio in questi giorni di affanno per Prodi, ha anche l’effetto di accreditare la Cgil rispetto alla Cisl, il sindacato cattolico.

            Giorni complicati per il Professore, costretto a rincorrere le voci più disparate. Tre giorni fa Massimo D’Alema ha ipotizzato l’esistenza di «una manovra politica della vecchia Italia» contro il Professore. Mentre ieri Prodi ha dovuto replicare all’ultima ipotesi: che per lui ci sia pronto un incarico da parte dell’Onu che gli consentirebbe di rimandare il suo ritorno in Italia. Prodi ha sorriso: «Io all’Onu? Sono sorpreso…». Stessa linea, quella dell’ironia, hanno scelto i prodiani davanti ad una nuova ipotesi, quella che immagina la nascita di una lista Prodi, nel caso in cui fallisse la Federazione dell’Ulivo. Dice Giulio Santagata: «Un nuovo partito? Ma mi faccia il piacere… Non servirebbe neppure sprecare il tempo per smentire. Se di partito di Prodi vogliamo parlare, naturalmente è molto più ampio perché io, assieme al 75% dei parlamentari dell’Ulivo, siamo in quel partito dal 1995». Più complicato smentire l’ipotesi – che circola da mesi e fatta circolare informalmente proprio da Prodi – di avere una quarantina di seggi sicuri per parlamentari di sua fiducia. Sostiene il Professore dal Vietnam: «Quaranta deputati? Mi riferivo ai collegi marginali…».