La Cgil sfida D’Amato

04/04/2001

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La Cgil sfida D’Amato
sull’unità il gelo della Cisl

Epifani: "La Confindustria è senza coraggio"
Aperti i lavori dell’assemblea, domani chiude Cofferati

VITTORIA SIVO


ROMA – Contrapposizione frontale verso la Confindustria di Antonio D’Amato; blande offerte di ripresa del dialogo unitario rivolte a Cisl e Uil. Per i duemila delegati della Cgil riuniti in assemblea la relazione con cui il vice segretario generale Guglielmo Epifani ha aperto i lavori non ha riservato sorprese. In perfetta sintonia con la linea tracciata da Cofferati negli ultimi mesi, il maggiore sindacato italiano ha respinto in blocco il programma degli industriali presentato a Parma ai due candidati premier – «timido, senza coraggio, inaccettabile» – e ha lanciato un proprio manifesto le cui parole d’ordine sono «i diritti dei lavoratori» e una «competitività basata sulla qualità».
La vera novità della giornata è stata piuttosto il ruvido rifiuto delle avances unitarie che il leader della Cisl, Savino Pezzotta, ha argomentato dal microfono del palazzo dei congressi: «Le cose che ci dividono sono molte e di sostanza», «nessuno può pensare di essere l’unico modello di sindacato», «la Cisl farà di tutto per evitare la legge sulla rappresentaza sindacale» che invece la Cgil invoca. Una franchezza che la sala (ieri addobbata tutta in rosso) ha accolto in un silenzio di gelo, mentre al più accomodante leader della Uil, Luigi Angeletti, ha riservato applausi.
Nella 43 pagine lette da Epifani la Confindustria (citata ben 33 volte a vario titolo) è il bersaglio preferito: le sue proposte sono giudicate «arretrate», «sotto un’apparente forma di modernità», con il «limite culturale» di puntare ai profitti agendo prevalentemente sui costi.
Dal fisco, al sommerso, dalla flessibilità al sistema contrattuale, è abissale la differenza fra le due impostazioni. La Cgil difende il doppio livello dei contratti, definisce intoccabile l’art.18 dello Statuto dei lavoratori, rifiuta il legame fra il problema del lavoro nero e l’eccesso di tassazione sulle imprese (quindi niente riduzione dell’Irpeg), la riduzione del carico fiscale deve essere «graduale e compatibile», il problema della competitività va affrontato dalle imprese con più qualità, innovazione, ricerca. L’avvertimento a D’Amato è secco: «Deve cambiare registro nei rapporti con noi, anche per evitare che il protrarsi di un atteggiamento di questo tipo, unito ad un risultato elettorale che premiasse, con il centrodestra, un programma così lontano dal nostro, apra per intero una fase nuova di contrapposizione».
Oggi Sergio Cofferati chiuderà i lavori.