La Cgil: sciopero subito. Uil e Cisl frenano

28/05/2002





(Del 28/5/2002 Sezione: Economia Pag. 20)
CONFINDUSTRIA RIBADISCE LA DISPONIBILITÀ AL DIALOGO. BONANNI: IL GOVERNO CI CONVOCHI PRIMA DI DISCUTERE IL DPEF
La Cgil: sciopero subito. Uil e Cisl frenano
Dura polemica sul lavoro. Maroni: qui si vuole solo lo scontro

ROMA

Si sono assestati botte da orbi nel weekend, a colpi di interviste, Sergio Cofferati e Roberto Maroni. E la nuova settimana riprende come era finita la precedente: a muso duro. Il leader della Cgil negli ultimi giorni aveva sparato a zero sul governo e sul titolare del Welfare; quest´ultimo aveva accusato Cofferati di volere soltanto lo scontro, per sole ragioni politiche. E non casualmente, Maroni affermava che invece, con il più ragionevole futuro numero uno di Corso d´Italia, Guglielmo Epifani, c´erano contatti positivi. Ancora, il ministro del Welfare approfittava per riaffermare che l´articolo 18 fa parte della sua giurisdizione. Insomma, in tempi brevissimi – decisi da Berlusconi – il governo presenterà alle parti sociali una nuova proposta sull’articolo 18, elaborata dal ministero del Welfare e da Palazzo Chigi a «quattro mani». Da Brescia, dove si celebrava l´anniversario della strage fascista di Piazza della Loggia, Cofferati ha risposto per le rime a Maroni, chiedendo all’Esecutivo di «fare un vero passo indietro» con lo stralcio delle modifiche all’articolo 18. «È il governo che ha messo in campo delle politiche economiche e sociali che puntano allo scontro – ha affermato il leader Cgil – c’è una rottura che è stata prodotta dal governo con le sue scelte, scelte che noi non condividiamo e contrasteremo con gli strumenti di cui disponiamo». Insomma, tocca all´Esecutivo «fare un passo indietro vero». Per Cofferati, «abbiamo discusso di fisco, di Mezzogiorno; siamo pronti a discutere di pensioni, se mai il governo vorrà farlo, ma non parleremo di mercato del lavoro senza che vengano cancellati gli intenti negativi su materie che riguardano diritti fondamentali dei lavoratori». Altrimenti, la ricetta è la solita: «iniziative di lotta, che devono tenere presenti anche l’ipotesi di un nuovo sciopero generale, che è il punto estremo di un percorso». «A Cofferati – risponde Maroni – importa ben poco che questa vicenda finisca in modo positivo per i lavoratori. È indifferente al confronto. Vuole la linea dello scontro duro». E Maroni trae alcune conclusioni sulla vicenda dell´art.18 anche dai primi risultati elettorali: «la posizione della sinistra, che ha puntato tutto sullo scontro sociale, è stata clamorosamente sconfitta. La sinistra e i sindacati – dice – hanno puntato tutto sullo scontro sociale per mettere in difficoltà il governo, dicendo che il governo attentava ai diritti dei lavoratori. Ma i cittadini e i lavoratori hanno capito che la posizione della sinistra e del sindacato è ideologica». E anche per il ministro delle Attività Produttive Antonio Marzano «le riforme sul lavoro andranno avanti». Parlando a una platea di industriali, Marzano afferma che la maggioranza ha vinto le elezioni «sulla base di un programma», e che ha registrato quindi «il consenso degli elettori»; «il consenso sindacale è un’altra cosa. Può coincidere con quello elettorale, ma se così non fosse, se le due forme di consenso non coincidono, è compito del governo fare di tutto per portarli a coincidenza». Intanto la proposta della Cgil di nuove iniziative di lotta non fa breccia tra gli altri sindacati, che tornano a chiedere l’apertura di un tavolo di trattativa con il governo. Ancora meno – ovviamente – gradisce la possibilità di un nuovo sciopero il presidente della Confindustria Antonio D’Amato. «Non credo – ha detto – che un altro sciopero generale sia quello che i lavoratori vogliono». Confindustria si dice pronta al confronto per la riforma del mercato del lavoro, e D´Amato afferma che «se la Cgil continua a tenersi fuori saremmo francamente stupiti e dispiaciuti perché si tratta di scelte importanti per il paese». Come detto, Cisl e Uil sembrano sempre più seccate dall´insistenza Cgil per una nuova astensione dal lavoro. Per il segretario generale Luigi Angeletti, «non vedo ora il motivo di tornare sulle piazze. Il governo dovrebbe avere pronta una nuova proposta. Ce la illustrerà e poi la valuteremo». Per il numero due della Uil, Adriano Musi, «è illogico avanzare proposte di organizzazione senza aver prima verificato l’esistenza di un accordo tra i tre sindacati». Sulla stessa linea il segretario confederale della Cisl Raffaele Bonanni, che ha chiesto al governo di convocare il sindacato prima della discussione sul Dpef.

r. gi.