La Cgil: sciopero contro la crisi

10/02/2005

    giovedì 10 febbraio 2005

      sezione: ECONOMIA ITALIANA - pagina 18

      COMPETITIVITÀ • Epifani a Cisl e Uil: « Non c’è bisogno di dire subito la data ma l’esigenza di farlo »
      La Cgil: sciopero contro la crisi
      I leader confederali all’assemblea dei quadri in Piemonte per sollecitare una nuova politica industriale

      AUGUSTO GRANDI
      TORINO • « Bisogna lavorare per costruire e rendere possibile lo sciopero generale unitario dell’industria » . Guglielmo Epifani, segretario della Cgil, ha scelto la platea dei delegati e quadri sindacali di tutto il Piemonte per lanciare un segnale di lotta. Insieme agli altri segretari confederali ( Luigi Angeletti per la Uil e Savino Pezzotta per la Cisl) Epifani ha tracciato un quadro preoccupante sulla tenuta del sistema industriale italiano. E proprio su questo tema Cgil Cisl e Uil preparano l’assemblea unitaria in programma il prossimo 15 febbraio a Milano. I sindacati tornano a chiedere al Governo una nuova politica industriale: « Non c’è bisogno di dire subito quando fare uno sciopero unitario dell’industria — aggiunge il segretario della Cgil — ma c’è l’esigenza di costruirlo » . Poi il richiamo all’unità sindacale: « non è giusto pensare che ogni categoria dell’industria se la possa cavare per proprio conto, le tre confederazioni devono restare unite intorno alla grande battaglia per una nuova politica industriale » .

      Perché chiarisce il leader della Cgil « si tratta di una partita che deve durare nel tempo. Il Governo non può fuggire in eterno » . Diretto poi il riferimento alle difficoltà della Fiat. « Il Governo — ha sottolineato Epifani — ha la responsabilità del Paese. Se questa è la più grande impresa industriale, e lo è — ha aggiunto — non può stare solo a guardare. Capisco che nella fase del rapporto privato tra Fiat e Gm il Governo, come il sindacato non ha margini per intervenire ma ciò non toglie che, risolto il problema, abbia la responsabilità di indicare una via di uscita » . Per il segretario della Cgil « bisogna aprire un tavolo di concertazione fra governo, azienda, sindacati e banche » .


      Ma al centro dell’incontro ieri a Torino c’è stata anche la crisi dell’area subalpina. Secondo i sindacati, lo scorso anno sono stati messi in mobilità 16.482 lavoratori ( il 40% senza indennità). E sono state avviate procedure per il licenziamento di altre 8.300 persone, da attuare nei prossimi mesi. Nel complesso i sindacati ritengono che siano circa 20mila i lavoratori che rischiano di perdere il posto. Una crisi — ha evidenziato Epifani— che non coinvolge solo la Fiat e l’indotto auto. Ma che si è estesa al tessile nel biellese, all’Ict nel canavese, ai casalinghi del verbano, alla meccanica nel pur solido cuneese, al tessile e alla metalmeccanica nell’alessandrino e nel vercellese. Per i sindacati è indispensabile un intervento del governo, ma non può bastare.

      « Il Piemonte— ha sostenuto Pezzotta — non può essere abbandonato e deve diventare un laboratorio per nuove politiche industriali innovative » .
      Ma tutti devono fare la propria parte. Il governo, le banche, le istituzioni finanziarie, l’Università, il mondo della ricerca. E, naturalmente, le aziende. « Da molto tempo — ha aggiunto Angeletti — troppe aziende hanno smesso di investire in modo adeguato. Dimenticando che la concorrenza si batte con investimenti e intelligenza. E non basta stare a guardare, sperando che arrivi qualcuno da fuori a risolvere i problemi delle imprese » .

      Ma la concorrenza si fronteggia anche difendendo il made in Italy, ha precisato Pezzotta. « Ma non ha senso esprimere preoccupazioni per il futuro delle nostre imprese, a cominciare dalla Fiat, quando — ha affermato Angeletti — si preferisce acquistare auto straniere. Ogni 4 vetture estere che acquistiamo, perdiamo un posto di lavoro » .
      Critico sull’ipotesi di sciopero generale il vice ministro Urso: « Questo è il momento del dialogo e del confronto — replica — non è certo lo sciopero che ci fa diventare più competitivi, semmai aggrava l’immagine del Paese » .