La Cgil risucchiata al centro

18/02/2004

    mercoledì 18 febbraio 2004

    DESTINO.ASSEMBLEA ALL ’ELISEO SULLA «PIATTAFORMA UNITARIA »
    La Cgil risucchiata al centro
    Effetti collaterali del listone
    La sinistra teme che Epifani finirà per allinearsi con i riformisti

    Parlare di un «effetto domino» riformista sulla Cgil innescato dallo slancio del triciclo prodiano sarebbe certo prematuro. E’ ancora presto per dire se la lista unitaria avrà successo e se dall’eventuale vittoria elettorale prenderà forma un partito riformista, figuriamoci un sindacato.
    Certo è che nei complessi equilibri della Cgil postcofferatiana si aprono scenari
    inediti, e che i riformisti di Corso Italia guidati da Antonio Panzeri non sembrano
    intenzionati ad attendere il verdetto delle urne per rilanciare la loro offensiva.
    Domani mattina si riuniranno al teatro Eliseo di Roma in un’assemblea dal
    significativo titolo: «E’ tempo di costruire una piattaforma unitaria». Un incontro
    cui sono attese oltre mille persone da tutta Italia, tra le quali gli ultimi segretari
    generali della Cgil prima di Cofferati, e ora entrambi parlamentari ds, Bruno Trentin e Antonio Pizzinato. Ed è lo stesso Giorgio Cremaschi, leader dell’ala di sinistra e filo-bertinottiana della Fiom, ad avvertire «un forte risucchio verso il centro di cui si sente
    qualche effetto anche in Cgil». Tanto da non escludere che alla fine «Epifani segua le scelte dei riformisti».
    L’iniziativa arriva in un momento particolarmente delicato per la Cgil, lo stesso giorno in cui i tre segretari delle confederazioni incontreranno il governo sulla riforma delle pensioni e all’indomani del direttivo in cui Epifani ha chiesto il mandato per un nuovo sciopero (i riformisti si sono astenuti per segnalare la loro contrarietà a qualsiasi agitazione che non venga decisa unitariamente con Cisl e Uil). Ma soprattutto, dopo la decisione della Fiom di indire un congresso straordinario, mettendo apertamente in discussione la linea della concertazione e della politica dei redditi fin qui seguita dalla Cgil.
    Il tema è stato affrontato anche nel direttivo di ieri, posto esplicitamente dal segretario
    nazionale Fiom Riccardo Nencini, leader della corrente «area sindacale» (la denominazione, all’interno della Fiom, è tutt’altro che pleonastica), unico membro della segreteria ad aver votato contro la scelta del congresso straordinario. Ma dopo giorni di polemiche striscianti sul silenzio di Epifani, le conclusioni del segretario che ieri ribadiva l’importanza della politica dei redditi sembravano porre uno stop alle correnti più radicali dei metalmeccanici.
    Giorgio Cremaschi lo dice apertamente: «Siamo a un bivio, o si torna alla concertazione,
    o si va avanti sulla linea del conflitto sociale». Tuttavia l’incontro di domani promosso dai riformisti per Cremaschi è un’iniziativa utile, che aiuta a chiarire le rispettive posizioni. «Penso che Epifani stia cercando di fare una sintesi – prosegue – ma vicende come
    quella dei ferrotranvieri dimostrano che non sempre è possibile».
    Al congresso della Fiom si andrà probabilmente a due mozioni separate, divise dalla politica dei redditi e dalla concertazione. E dice ancora Cremaschi: «A un certo punto bisogna scegliere». Un punto su cui sembra concordare anche Agostino Megale, presidente dell’Ires e tra i promotori dell’assemblea di giovedì: «Su questo non si può avere un atteggiamento neutrale, perché nella difesa e nel rilancio della politica dei redditi
    e degli accordi del 23 luglio si gioca il profilo del sindacato nei prossimi anni».
    Tuttavia, nel momento in cui si preannuncia una spaccatura anche all’interno della Fiom, non è detto che le invocazioni a Epifani perché scomunichi i metalmeccanici ribelli non finiscano per favorire lo stesso Cremaschi.