La Cgil: referendum prima della firma

24/07/2007
    martedì 24 luglio 2007

    Pagina 7 – Primo Piano

      La Cgil: referendum prima della firma

        ROSARIA TALARICO

        ROMA
        Nottata di discussioni in casa Cgil. Il direttivo del sindacato guidato da Guglielmo Epifani (previsto in origine per ieri mattina e successivamente spostato in serata) ha cercato di fare ordine tra le varie anime dell’organizzazione sindacale. Il principale tema sul tavolo è naturalmente la riforma previdenziale. Durante la riunione notturna il dissenso nei confronti della segreteria è aumentato a causa dell’accordo con il governo, peggiorativo a detta di molti partecipanti. Lo stesso Epifani ha peraltro ammesso che «non corrisponde a quello che avevamo concordato» e che quella della Cgil è stata «un’adesione amara». I voti contrari alla segreteria sarebbero quindi superiori al previsto. Nel pomeriggio di ieri Epifani aveva partecipato a Palazzo Chigi ad un incontro con il governo di sindacati e industriali per firmare il protocollo d’intesa su welfare, competitività e mercato del lavoro e su cui Cisl e Uil si sono detti favorevoli. Epifani aveva invece criticato in particolare l’abolizione della sovracontribuzione degli straordinari («è contro l’occupazione giovanile») e la mancanza dello stop allo staff leasing per quanto riguarda le modifiche alla legge Biagi. Il direttivo della Cgil «darà un parere articolato» aveva detto Epifani prima che cominciasse la riunione. Non un’approvazione o un rigetto del documento, quindi, ma una risposta più complessa, probabilmente in attesa del pronunciamento dei lavoratori. Proprio questa è una delle questioni che più stanno a cuore ai duri e puri che scuotono il sindacato di Epifani. «Voglio che ci sia un referendum vero, con le urne e il periodo di informazione in cui le varie parti possano esprimere i diversi punti di vista. E non la solita consultazione sindacale aumma aumma» afferma Giorgio Cremaschi, leader della Rete 28 aprile (la componente di sinistra della Cgil) e segretario nazionale della Fiom, la sigla dei metalmeccanici. Che continua battagliero: «Sia ben chiaro, il referendum non risolve la situazione precedente. Cioè quella di un’intesa in cui nessuno degli obiettivi sindacali è stato raggiunto. Tra i lavoratori la distinzione non è tra chi considera l’accordo bello o brutto. Ma tra chi dice lo teniamo e chi si vuole ribellare». Sui numeri e l’estensione di questo malcontento però non si sbilancia prima che la votazione abbia luogo. Mentre dalla segreteria confederale minimizzano lo scontro in atto nel sindacato, che tuttavia c’è.

        Sulle responsabilità del gruppo dirigente che «tendono a dare sempre ragione ai segretari generali» Cremaschi va giù duro: «La vertenza si conclude senza un minuto di sciopero mentre in compenso hanno fatto una montagna di interviste. Mobilitazioni non ce ne sono state». Contro l’accordo sulle pensioni ieri hanno scioperato alla Fiat di Melfi. «Consensi ne ho visti pochi in giro. Saranno quelli che non hanno ancora letto bene il testo dell’accordo» prosegue Cremaschi «perché appena lo faranno si incazzeranno moltissimo. Ora i lavoratori della Zanussi, il più grande stabilimento del Nord-Est, hanno proclamato 12 ore di astensione dal lavoro. i primi scioperi nelle grandi fabbriche e le proteste che arrivano da tutta Italia indicano che i lavoratori sono critici con l’accordo sulle pensioni».