La Cgil ora si sporca le mani con i vantaggi della legge Biagi

01/03/2005

    martedì 1 marzo 2005

      SINDACALIA. NO ALLA PRECARIZZAZIONE, SÌ ALLA FLESSIBILITÀ

        La Cgil ora si sporca le mani con i vantaggi della legge Biagi
        La Campania solleva un caso nazionale. E non tutti, a Roma, sembrano gradire

          La Cgil campana c’ha pensato, c’ha ripensato e alla fine ha deciso. Con la firma di un protocollo d’intesa tra le tre confederazioni sindacali e le tre centrali cooperative più importanti della regione (Lega, Confcoop, Agci) vuole «regolamentare la legge 30» per i servizi alla persona (anziani su tutti) forniti da una speciale schiera di lavoratori, i collaboratori a progetto (cocopro). L’accordo, firmato anche dai sindacati di atipici della Cgil (Nidhil) e della Cisl (Alai) della regione, ora è sul tavolo degli enti locali.

          Qualcuno, a Roma, non ha fatto i salti di gioia, anzi. Ha alzato il telefono e chiesto: «Ma cosa state combinando»? Certo né “abrogare” né “cancellare” la legge 30, come buona parte della Cgil nazionale continua a proporre, da ultimo nel convegno tenuto a Roma «Oltre la legge 30», relatore il segretario confederale Fulvio Fammoni. Anche in Campania hanno voluto andare oltre, ribadisce il segretario regionale della Cgil Michele Gravano, ma «sporcandoci le mani» anche se «per migliorare le condizioni dei lavoratori, estendere i loro diritti, fornire tutele e certezze nel rapporto di lavoro». Del resto, i numeri, in Campania, parlano chiaro: «Siamo passati da settima a seconda regione d’Italia, dietro la Lombardia, per numero di lavoratori a progetto – spiega il segretario della Cisl campana Pietro Cerrito – cioè da 22 mila a 118 mila». Il giovane responsabile del Nidhil Fabrizio Matarazzo sospira: «Non possiamo mettere la testa sottoterra: contrari alla legge 30, così ne limitiamo l’uso e ne regolamentiamo l’attività». Insomma, la Cgil campana della legge 30 vuole evitare l’uso indiscriminato, ridurre la parcellizzazione delle forme contrattuali atipiche e garantire minimi salariali certi come l’accesso al credito, ai congedi parentali, alle tutele previdenziali e assicurative ma la sua filosofia, nei fatti, non è tanto diversa – alla resa dei conti – da quella della Cisl. Che si muove sul terreno ben più pragmatico di «definire una casistica dei minimali e massimali delle tipologie previste dalla legge, cercando di evitarne l’uso selvaggio e indiscriminato, di pura sostituzione del lavoro dipendente», racconta Cerrito. Alla politica di maggiori e migliori tutele e garanzie seguita dalla Cisl, dunque, la Cgil preferisce trincerarsi dietro la scelta della “politica di riduzione del danno”.
          «Il nostro giudizio negativo sulle legge 30 permane», precisa Gravano.
          E Matarazzo: «Ne vogliamo limitare l’applicazione, rendendola sconveniente». Lui stesso però riconosce: «Gli atipici esistono, a prescindere dalle leggi, vanno tutelati al meglio». Uguale obiettivo si sono posti i Ds in un ordine giorno votato all’ultimo congresso, e persino a corso Italia la parola “abrogazione” la usano sempre di meno (Fiom esclusa, naturalmente).

            Cesare Damiano, riconfermato responsabile Lavoro dei Ds, preferisce usare “sostituzione” (formula usata anche nell’ordine del giorno votato dai sindacalisti Cgil iscritti ai Ds): «va espunta la precarizzazione, dal mondo del lavoro, non la flessibilità», sottolinea. Ma diversamente da molti settori (nemmeno tutti) della Cgil rifiuta «il nesso di parentela tra pacchetto Treu e legge 30». Anche la Fed in un documento già inviato a Prodi, ricorda, non nega flessibilità regolate e contrattate ma chiede di «rimettere al centro il rapporto di lavoro stabile», accompagnato dal rilancio degli ammortizzatori sociali. Resta il problema del lavoro parasubordinato: Damiano crede debba restare in piedi, «a condizione non nasconda truffe», la Cgil vorrebbe unificare queste e altre tipologie in un unica forma di lavoro dipendente. «L’importante è che tutte le proposte vadano nella direzione di allargare i diritti anche per i lavori a termine», dice. E loda il ruolo della contrattazione collettiva «anche solo per limitare i danni». In Campania l’hanno fatto: «Abbiamo proposto alla Cgil di estendere questo accordo pilota ad altri campi», racconta l’esponente della Cisl: «hanno detto che ci rifletteranno». E’ già qualcosa.