La Cgil: oltre un milione di atipici

29/06/2005
    mercoledì 29 giugno 2005

      ECONOMIA ITALIANA – pagina 13

        Indagine Nidil / Precario e discontinuo il 70% della nuova occupazione

          La Cgil: oltre un milione di atipici

          S.U.

          MILANO • Una crescita del numero dei lavoratori precari che non ha riscontro negli altri Paesi europei. È quanto emerge da una analisi della NIdiL Cgil. Il rapporto ha quantificato per la prima volta, senza affidarsi a stime, il numero dei lavoratori collaboratori: nel 2003 risultavano essere 1.785.856, che al netto di amministratori, sindaci e revisori diventano 1.014.366 collaboratori " puri", per un reddito medio di 10.063 euro lordi l’anno. Il dato— sottolinea la Cgil— rende evidente l’inesattezza delle stime del Governo, secondo cui i collaboratori sarebbero 400mila. « Se i collaboratori fossero davvero solo 400mila — si legge nell’analisi della Nidil — il compenso annuo pro capite risulterebbe pari a 58.321 euro » . Al contrario, il reddito medio annuo lordo stimato dal sindacato è di 13.063 euro: la maggior parte dei collaboratori guadagna meno di 1.200 euro al mese, oltre la metà si attesta sotto gli 800.

          Nel 2004 in Italia il 70% della nuova occupazione ha riguardato lavori precari e discontinui. Inoltre — sempre secondo la Nidil— contrariamente a quanto si crede, il lavoro precario non è più una modalità di ingresso nel mondo del lavoro, ma interessa un’ampia fascia di persone fra i 30 e i 44 anni ( 44,7 per cento). Diffuso soprattutto al Nord ( 63%, anche se il dato sul Sud è falsato dalla vasta area del sommerso), il lavoro precario riguarda nel 54% dei casi le professioni intellettuali e tecniche, dunque qualificate.

          Il rapporto della Cgil mette in evidenza anche come il lavoro dei collaboratori, che formalmente sono autonomi, sia molto simile a quello dei lavoratori dipendenti, se non fosse che costano alle aziende il 40% in meno. L’ 89% dei collaboratori lavora per una sola azienda, il 78% lavora in ufficio e il 61% non può decidere autonomamente l’orario di lavoro.

          Infine, aggiunge la Nidil, a due anni dall’entrata in vigore della legge Biagi, i vecchi co. co. co sono stati « travasati » nella categoria dei co. co. pro., mentre solo una minima quota è riuscita a passare al lavoro dipendente. Quanto alle tutele, la legge 30 ha introdotto alcuni obblighi ( come misure minime su malattia e maternità), ma « non sufficienti » . E, per quanto riguarda le pensioni, dopo 40 anni di contributi gli attuali collaboratori arriveranno a percepire 440 euro al mese.

            Ecco perché la richiesta della Cgil, espressa dal segretario generale NIdiL Emilio Viafora, è « una nuova legislazione sul lavoro per abrogare l’impianto normativo alla base della legge 30, che confermi la centralità del lavoro a tempo indeterminato come tipologia ordinaria dei rapporti di lavoro » . Dura la replica del sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi che dice: « Come al solito la Cgil esaspera ogni cosa e arriva a negare i dati Istat che individuano in 400mila » . La maggior parte dei collaboratori guadagna meno di 1.200 euro al mese