“La Cgil non spaventa il governo, la deroga rispetta la Costituzione”

25/06/2002


MARTEDÌ, 25 GIUGNO 2002
 
Pagina 5 – Economia
 
Il ministro del Welfare: un sindacato non può ricorrere alla Consulta. I referendum? Facciano pure
 
"La Cgil non spaventa il governo
la deroga rispetta la Costituzione"
 
 
 
 
VITTORIA SIVO

ROMA – La querela annunciata da Sergio Cofferati? «Se occuperanno i miei avvocati». Il referendum abrogativo che la Cgil vuole promuovere contro la riforma del mercato del lavoro? «Che facciano pure, ci mancherebbe». Il ricorso alla Corte Costituzionale, sempre ad opera della Cgil, sulle modifiche proposte dal governo all´art.18 dello Statuto dei lavoratori? «Dormiamo sonni tranquilli», la norma «non rischia alcuna eccezione di incostituzionalità». Punto per punto, il ministro del Welfare Roberto Maroni, assieme al sottosegretario Maurizio Sacconi, replica all´offensiva scatenata ieri dalla Cgil su diversi fronti contro le proposte del governo sul mercato del lavoro. Uno scontro durissimo, alla vigilia di un nuovo appuntamento fra governo e parti sociali, quello previsto per oggi sui problemi del Mezzogiorno al quale la Cgil intende partecipare, e del consiglio generale della Cisl che deve decidere se aderire al nuovo Patto sociale, la cui firma definitiva è prevista per il 2 luglio.
La minaccia lanciata dal leader della Cgil di ricorrere alla Consulta non preoccupa Maroni, che solleva innanzitutto una obiezione formale: «Che io sappia la Costituzione prevede che il ricorso alla Consulta sia fatto dalla magistratura, non dal sindacato, che ad oggi non mi pare abbia questo potere». Più in dettaglio Sacconi spiega che la norma sull´art.18 (le aziende con meno di 15 dipendenti che superino questa soglia continuano ad applicare la stessa disciplina sui licenziamenti prevista oggi) «è stata costruita con molta attenzione a tutte le sentenze della Coste Costituzionale». Due i profili che rendono «tranquillissima» la costituzionalità della norma: il suo carattere sperimentale e il fatto che la Corte si è già espressa in casi analoghi, «ad esempio quando due aziende a parità di dipendenti possono avere un trattamento diverso se hanno familiari o apprendisti». Sacconi spiega che la Consulta si è ispirata al principio del ragionevole nesso fra la norma oggetto del ricorso e lo scopo «di rilevanza costituzionale» di favorire la creazione di nuova occupazione.
Anche il ministro delle Politiche Agricole Gianni Alemanno, oggetto di querela da parte della Cgil per aver definito le dichiarazioni di Cofferati di sapore mafioso, ha risposto ieri che «mettere in mezzo le querele in una normale dialettica politica significa veramente avere esaurito ogni argomento».
Per il ministro del Welfare le scelte della Cgil e del suo segretario generale sono sempre più dettate da intenti politici; perfino il leader della Margherita, Francesco Rutelli ha «candidamente ammesso» che la questione dell´art.18 è stata trasformata in scontro politico e «utilizzata dalla sinistra e dalla Cgil a prescindere dai suoi contenuti». Maroni spera, anzi è sicuro, che le altre parti sociali «sapranno agire come tali, non come un partito politico». Lo stesso sciopero proclamato dalla Cgil «è uno sciopero preventivo contro una Finanziaria che ancora non c´è. Un approccio più politico di così…».
La possibilità che il governo, per vincere le residue resistenze di Cisl e Uil, modifichi le sue proposte è limitata a questioni molto marginali. Il progetto, ribadiscono al ministero del Welfare, è da prendere a lasciare, fatte salve alcune precisazioni, come quella relativa alle cessioni di rami di aziende, per garantirne il rispetto alle direttive europee. Nessuna riduzione del periodo di sperimentazione (tre anni) della norma sull´art.18.