La Cgil non si pente

24/06/2003





 
   
24 Giugno 2003




 

La Cgil non si pente
Passa la linea Epifani (1 voto contrario e 3 astenuti).
Cofferati si dimette dal direttivo
PAOLO ANDRUCCIOLI


La Cgil conferma e rilancia: battaglia contro la precarizzazione del lavoro e a settembre sciopero di due ore sulla «controriforma Biagi», iniziative in difesa delle pensioni e del welfare e per il rilancio delle politiche industriali e dell’innovazione, in perfetta coerenza con lo sciopero generale contro il «declino industriale». Si ribadisce il giudizio nettamente negativo sulla delega previdenziale e su quella fiscale, mentre la firma dell’accordo con Confindustria, Cisl e Uil non è affatto in contraddizione con la ripresa delle lotte contro la «precarizzazione». Questa la posizione sancita ieri dalla riunione del direttivo nazionale della Cgil che ha votato praticamente all’unanimità il documento proposto dal segretario generale, Guglielmo Epifani. Il documento è passato con tre astensioni (Marigia Maolucci e due sindacalisti dello Spi) e un solo voto contrario. Il dopo Cofferati riparte dunque da qui. Con una difficile discussione interna all’organizzazione, che però sembra assorbire la sconfitta al referendum (senza pentitismi). E senza esitazioni anche sul fronte della riapertura di un fronte di negoziato con gli industriali e gli altri sindacati confederali sui piani strategici dello sviluppo industriale, anche se una sindacalista della squadra di Cofferati, Marigia Maolucci, ha rilasciato ieri una dichiarazione molto dura contro Epifani e la sua linea, giudicata incoerente sia sul referendum che sull’accordo con Confindustria.

E ieri, in concomitanza con il voto, è stata anche sancita formalmente l’uscita di Sergio Cofferati dal comitato direttivo. Con una lettera a Epifani, l’ex segretario generale ha spiegato che la sua decisione di accettare la candidatura a sindaco di Bologna rende «oggettivamente incompatibile» la permanenza nel direttivo. Cofferati fa sapere anche che se il percorso verso la candidatura a sindaco avrà buon fine, si dimetterà anche dalla carica di presidente della Fondazione Di Vittorio. Si tratta – ha spiegato poi durante un incontro con i giornalisti Guglielmo Epifani – di una scelta di sensibilità da parte di Cofferati, non di un atto obbligato dallo statuto della Cgil, che prevede l’incompatibilità solo quando le candidature politiche sono formalizzate. «E’ dunque una scelta di sensibilità verso l’autonomia della Cgil – ha detto Epifani – di cui noi lo ringraziamo».

Il segretario della Cgil è apparso tranquillo, nonostante le tensioni della vigilia e della stessa discussione di ieri. I sindacalisti più fedeli a Cofferati (non solo la Maolucci che si è astenuta) hanno infatti criticato la scelta di Epifani di firmare l’accordo con Confindustria, come avevano criticato precedentemente la linea di Epifani sul referendum. Dalla discussione e dal voto di ieri la linea del segretario della Cgil appare formalmente rafforzata e comunque è confermata la linea scelta al Congresso, ma le tensioni permangono e magari sono sotterranee. Alla superficie però si vota all’unanimità. «Per la verità – ha detto Epifani rispondendo alle domande dei giornalisti – ho letto soprattutto sulla stampa di nostre divisioni interne: vi è sempre stato invece il 90% dei consensi».

E se i malumori dei cofferatiani sono evidenti non si capisce per ora se potranno scaturire in una qualche alternativa, mentre la sinistra interna vota per Epifani. Il dissenso sulla «controriforma» del mercato del lavoro – per esempio – è netto e non mostra incrinature anche per quei sindacalisti che hanno sostenuto posizioni diverse sul referendum. Sui nuovi lavori, dal job on call, allo staff leasing, passando per la privatizazzione del collocamento e la trasformazione sociale del sindacato, nonché per la limitazione e cancellazione della contrattazione collettiva, le posizioni convergono. Non ci sono sfumature tra destra, sinistra, moderati o radicali. La «controriforma» deve essere contrastata in ogni modo. E il modo più efficace è quello della ripresa dell’iniziativa legislativa per l’estensione dei diritti e dello sciopero. «Io sono davvero molto preoccupato per le norme che la legge 30 introduce – ha spiegato ieri Epifani – e la nostra decisione è perfino moderata rispetto alla gravità della situazione. Vengono ridotti i diritti di migliaia di lavoratori e mi pare che anche Cisl e Uil cominciano a sottolineare punti di criticità nel maxi decreto varato da palazzo Chigi».

«La nostra posizione è coerente – spiega Paolo Nerozzi, segretario confederale della Cgil – abbiamo confermato la scelte sul referendum e contemporaneamente abbiamo aperto una nuova fase sui problemi dell’innovazione e della ricerca. E abbiamo ribadito soprattutto la nostra netta contrarietà delle nuove norme sul mercato del lavoro. Contro la legge 30 svilupperemo le lotte a sostegno dell’iniziativa legislativa».

Uno dei primi banchi di prova della linea Cgil sarà il Dpef. «Lì si condensano molti di problemi – ha detto Pier Paolo Patta, segretario confederale – dalle pensioni, ai tagli alle spese sociali e al welfare. E già dallo sciopero del pubblico impiego di venerdì prossimo noi cominciamo a dare battaglia». Insomma la Cgil ha scelto la strada e ieri il direttivo ha votato anche all’unanimità un documento sull’immigrazione e uno sullo sciopero del pubblico impiego del 27 giugno, un’iniziativa unitaria di lotta che deve portare all’apertura del confronto per chiudere i contratti. Netta anche la presa di posizione anche sull’immigrazione. «Pensare che una legge razzista e repressiva come la Bossi-Fini potesse arginare il flusso migratorio è atteggiamento demagogico e irresponsabile».