La Cgil non ci sta: rompe il commercio

21/06/2004



19 Giugno 2004
ECONOMIA




 

La Cgil non ci sta
Rompe il commercio
Verso il contratto separato. Epifani blocca la Filcams, che con Cisl e Uil vorrebbe firmare per un rinnovo economico ogni 4 anni. Lunedì il tavolo con Confcommercio, senza Cgil. Ma si ipotizza anche una soluzione «concertativa»

MANUELA CARTOSIO


L’accordo separato «è un rischio concreto», dice il segretario Uiltucs Bruno Boco. «Non accettiamo diritti di veto tanto cari a un certo massimalismo che in Cgil è duro a morire», fa eco il segretario della Fisascat Cisl Gianni Baratta, «esistono le condizioni per firmare un buon contratto per il milione e mezzo di lavoratori del commercio. Non essendoci problemi di merito, siamo convinti che la Filcams possa tornare al tavolo della trattativa. Noi, intanto, andiamo avanti». Avanti senza la Filcams che non parteciperà all’incontro con Confcommercio che gli altri due sindacati di categoria hanno voluto anticipare a lunedì. Alla minaccia che la vertenza del commercio finisca con un accordo separato non ci crede quasi nessuno. Il settore ha una consolidata tradizione concertativa. Nessuna delle parti in causa può permettersi d’infrangerla proprio ora, quando il rilancio della concertazione riavvicina Cgil, Cisl e Uil. Scopo della minaccia, mettere in imbarazzo la Filcams, dopo che quest’ultima si è messa in imbarazzo da sola. Aveva dato a Confcommercio la disponibilità ad accorpare in un unico contratto anche il secondo biennio, saltando il conguaglio salariare di metà percorso tra inflazione programmata e inflazione reale, previsto dall’accordo del 23 luglio. E’ arrivato il veto della Cgil – su questo Fisascat e Uiltucs dicono la verità – e la Filcams ha dovuto rimangiarsi il quasi sì al contratto quadriennale. Alla novità Fisascat e Uiltucs hanno reagito con la sospensione dello sciopero e della manifestazione nazionale a Roma programmati per oggi. Col senno di poi, si deduce che la giornata di lotta non serviva ad alzare lo scontro, ma a chiudere al ribasso il contratto «lungo». La Filcams per amore di unità ha accettato di revocare sciopero e corteo. I delegati, la componente di sinistra «Lavoro e società» e, in Emilia Romagna, anche alcune strutture territoriali della Filcams non hanno per nulla gradito. Di qui la necessità di una «pausa di riflessione» prima di tornare al tavolo «allargato» di trattativa giovedì prossimo. Sede della «riflessione» il direttivo nazionale della Filcams convocato per martedì e mercoledì. Aver anticipato a lunedì la trattativa «ristretta» è più che uno sgarbo e una mossa tattica di disturbo. Fisascat e Uiltucs (e Confcommercio, ovviamente) vogliono arrivare a giovedì con un fatto compiuto che inchiodi la Filcams a prendere o a lasciare.

«Oltre al danno la beffa», commenta Bruno Rastelli, rappresentante Filcams nel coordinamento delle Rsu della Cgt. «Per salvare l’unità a tutti i costi è stato pagato un prezzo altissimo, annullando uno sciopero e una manifestazione preparati da settimane. I delegati sono incazzati come bestie, sono loro che ci rimettono la faccia». Come contropartita, «Fisascat e Uiltucs ci danno una legnata sui denti», convocando un incontro a cui sapevano in anticipo che la Filcams non sarebbe andata. Vuol pesare su quell’incontro l’assemblea nazionale autoconvocata che si tiene oggi a Milano, lanciata dalle Rsu della Cgt. Sono attesi duecento delegati, un numero grosso per la categoria del commercio. Manderanno un messaggio a tutte e tre le sigle sindacali: i due bienni vanno tenuti separati. Fisascat e Uiltucs sostengono che l’accorpamento non abbassa i salari? «Prima devono spiegarmi, Filcams compresa, perché hanno autoridotto a 75 euro l’aumento salariale per il primo biennio quando in piattaforma ne chiedevamo 107», risponde Restelli. «Poi devono ricordarsi che hanno il mandato a trattare solo per il primo biennio. Se proprio vogliono allungare il contratto, e io sono contrario, devono riconvocare un’assemblea dei delegati, informarli delle cifre, ottenere un altro mandato».

Restelli data «l’errore» della Filcams al 19 aprile, quando ha accettato un calendario di incontri sotto la premessa, messa nero su bianco da Confindustria, che chi stava al tavolo condivideva l’obiettivo di fare un contratto valido «fino al 31 dicembre del 2006». Poi tutto è «venuto di conseguenza» e, per fortuna, Epifani «ci ha dato una mano».

Se è stata la Cgil a bloccare le trattative, dice il segretario della Cisl Pezzotta, «non sarebbe un bel segnale». Non c’è nulla di scandaloso nell’alt imposto dalla Cgil, replica per «Lavoro e società» Maurizio Scarpa, della Filcams nazionale, «il modello contrattuale è materia confederale. L’autonomia delle categorie non può essere una foglia di fico per coprire chi va fuori linea». Il direttivo, aggiunge, dovrà fare chiarezza sul perché «si è reso necessario l’intervento della Cgil». La querelle sulla lunghezza del contratto ha messo in ombra il capitolo del mercato del lavoro. «Anche sul recepimento della legge Biagi l’accordo c’è», afferma il segretario della Uiltucs Boco. Inquietante.