La Cgil: non cambia nulla, restiamo per il sì

13/05/2003





 
   
13 Maggio 2003






 
LE REAZIONI
La Cgil: non cambia nulla, restiamo per il sì

«La scelta di Cofferati è incomprensibile». Il sindacato avvia oggi la propria campagna «Sono gli iscritti e non i dirigenti a stabilire se il referendum è in linea con le lotte dell’anno scorso», dice Nerozzi. Rinaldini: «Quella di Cofferati è una scelta sbagliata». Cremaschi: l’ex leader Cgil è «incoerente»

ANTONIO SCIOTTO

Se Cofferati scegliendo l’astensione al referendum ha definitivamente tagliato il cordone ombelicale con la Cgil, la confederazione non sbanda e va dritta verso il sì: ieri è stato presentato lo slogan – «Vota sì per le riforme» -, presto verrà diffuso un volantone, affissi manifesti sui muri delle città e mandati in onda gli spot su Rai e tv locali. L’astensione di Cofferati, insomma, non trova sponde: «La campagna per il sì va avanti – spiega il segretario confederale Paolo Nerozzi – Continuiamo a pensare che il sì sia la risposta migliore per sostenere le nostre proposte di legge per l’estensione dei diritti e un eventuale referendum contro le modifiche dell’articolo 18 proposte dalla delega 848bis». Ma anche in Cgil si pensa che, come ha detto Cofferati, la battaglia dell’anno scorso sia «una cosa completamente differente rispetto al referendum di giugno»? «Io credo che a stabilire se ci sia o meno una continuità con le lotte del 2002, più che i dirigenti, debbano essere le persone che sono scese in piazza il 23 marzo: sono loro quelli che scelgono veramente – spiega Nerozzi – Detto questo, invito a non drammatizzare le differenze: nella sinistra dobbiamo abituarci a discutere tenendo conto delle diverse opinioni. Con Cofferati, su altri piani, abbiamo identità di vedute, e credo che dovremmo risparmiare le energie per fronteggiare l’attacco del governo alle pensioni, allo stato sociale, alla magistratura, alla libertà d’informazione».

Se Nerozzi non vuole tagliare completamente i ponti con l’ex segretario Cgil, meno teneri sono i dirigenti della Fiom, secondo i quali Cofferati ha compiuto una scelta tutta «politica»: «Con la P maiuscola – dice Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale Fiom – Ha mancato di stile, rompendo con milioni di persone che credono nelle lotte fatte fino ad oggi. Certo, noi dirigenti, più addentro alle manovre "politiche", comprendiamo che ci sia una strategia dietro – anche se non riesco a capire quanto efficace – ma i delegati medi, i lavoratori, sono letteralmente costernati dalla scelta di Cofferati, anche se pienamente decisi a continuare a impegnarsi per il sì». Secondo Cremaschi, Cofferati sarebbe anche poco coerente con le sue stesse posizioni del passato. Il dirigente Fiom ricorda l’incontro tra la segreteria Fiom e quella Cgil – Cofferati era ancora segretario – all’atto della raccolta delle firme per il referendum: «E’ vero che ci disse di non essere d’accordo con la scelta del metodo, ma aggiunse anche di essere d’accordo con noi sugli obiettivi. Il discorso che fa sulle differenze tra piccole e grandi imprese per sostenere la sua posizione, dunque, non è coerente». Per Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, l’astensione scelta da Cofferati «è una posizione assolutamente sbagliata, non coerente con il concetto di partecipazione che è proprio del movimento».
Franco Chiriaco, segretario della Flai Cgil (agroalimentari), dice che la scelta di Cofferati è «incomprensibile»: «Il popolo della Cgil, gli iscritti che noi rappresentiamo non sono sensibili alla differenza tra soglia e non soglia dei 15 dipendenti».

Per Mauro Guzzonato, segretario dei chimici della Filcea Cgil (ruolo già ricoperto in passato da Cofferati), «non è vero, come afferma Cofferati, che il risultato del referendum è ininfluente ai fini della battaglia per i diritti: spero e lavorerò – aggiunge – perché i chimici seguano le indicazioni della Cgil e vadano a votare sì».
Secondo Maurizio Scarpa, segretario nazionale Filcams, «se si poteva avere perplessità sullo strumento referendario un anno fa, le scelte del governo sulla legge 30 che introduce precarizzazione selvaggia e snatura il ruolo il sindacato, rendono oggi questa consultazione uno straordinario strumento per contrastare le politiche di governo e Confindustria».
Per Luciano Muhlbauer, dei Sincobas, Cofferati avrebbe scelto «la politica politicante, quella dei palazzi, quella del gruppo dirigente maggioritario dei Ds che si è schierato a fianco di Confindustria, quella lontana dalle persone che egli dice di voler rappresentare. Per questo occorre andare a votare e votare sì. Se non ci sarà quorum, non ci sarà nemmeno più l’articolo 18».