La Cgil nel corteo, l’abbraccio a Cofferati

11/11/2002

          domenica 10 novembre 2002

          È evidente che gli allarmi erano strumentali, questo è un movimento capace di dialettica e conosce il valore della pratica non violenta
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          L’ex segretario: questa gente è contro la guerra e contro il terrorismo, che va combattuto
          con operazioni di polizia e con gli strumenti della politica
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          La Cgil nel corteo, l’abbraccio a Cofferati

          Il popolo del sindacato aspetta in coda il proprio turno per partire.
          Epifani: «Una risposta esemplare»

          DALL’INVIATO Massimo Solani

          FIRENZE «Quando la Cgil si muove, si muove davvero. Garantisco io per loro».
          Sergio Cofferati ha salutato così quelli che fino a poche settimane fa erano i "suoi" uomini, 120.000 persone raccolte dietro lo striscione "Una Europa di pace e di diritti".
          L’ex segretario della Cgil è arrivato in Piazza Indipendenza quando erano passate da pochi minuti le 15 e la testa del corteo era già praticamente nell’ampio spazio di fronte allo stadio Artemio Franchi.
          Immobile ed enorme, invece, la lunghissima fiumana di pettorine rosse e bianche del sindacato stazionava ormai da quasi quattro ore nell’attesa di far sfilare tutta la manifestazione e posizionarsi in coda.
          Il freddo, e l’impazienza, però, sono stati immediatamente dimenticati quando sulla scena è apparso lui, Barbour allacciato e cappello in testa. «Sergio hai visto quanti ragazzi, che corteo pacifico?» gli grida qualcuno.
          E lui: «Io francamente non ho mai avuto dubbi».
          Letteralmente circondato dai fedelissimi della sua scorta, Cofferati stringe mani, firma autografi e concede sorrisi. Ad attenderlo c’è anche Gino Strada che salutandolo gli sussurra ad un orecchio: «Salve signor lavoratore».
          Un sorriso ed una battuta col presidente della Regione Toscana Claudio Martini prima di tuffarsi in pasto ai taccuini e ai microfoni dei cronisti che lo attendono da ore.
          «Quella di oggi – commenta – è l’espressione vastissima di un sentimento contro la guerra e a favore della pace. Sono convinto che tutte le persone che sono qui sono da sempre avversarie del terrorismo. E che queste stesse persone sono da sempre dell’idea che bisogna battere il terrorismo. Però pensano che debba essere sconfitto con le azioni di polizia e con gli strumenti della politica, superando le diseguaglianze e la povertà che talvolta forniscono il brodo di coltura».
          Risponde a quanti nelle settimane scorse hanno preannunciato catastrofi: «le paure si dimostrano per quello che erano, fatti strumentali. Questo movimento apprezza la dialettica, sa che la non violenza è un valore e la pratica; peraltro su questo non ho mai avuto dubbi.
          La politica – conclude –dovrebbe guardare con attenzione e simpatia a questo movimento.
          Se non saprà cogliere al meglio le sollecitazioni del Forum Sociale commetterà un grave errore».
          Ci vuole ancora qualche minuto prima che il corteo della Cgil possa mettersi in marcia e non appena si muovono i primi passi Cofferati viene praticamente travolto dall’affetto della gente. Qualcuno gli grida di non mollare «perché altrimenti restiamo soli», qualcun altro corre ad abbracciarlo per farsi fotografare con lui. Una signora arriva di corsa per offrirgli dei pasticcini, mentre lui si volta per salutare sorridendo un uomo di mezza età
          che porta un cartello con su scritto «sono un fiorentino felice di aver ospitato il Social Forum».
          Il corteo si muove lentamente e poco dopo la Fortezza da Basso all’ex leader del sindacato si avvicina Colleen Kelly, che negli Stati Uniti ha fondato l’associazione dei parenti delle vittime dell’11 settembre.
          «Quella di oggi è una manifestazione bellissima, una dimostrazione forte contro ogni guerra –gli confida la Kelly – mi auguro che i governi mondiali osservino e capiscano».
          Lui le stringe la mano quasi imbarazzato e sottovoce: «Grazie di essere qui».
          Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani è arrivato poco dopo le 14, viene a lungo acclamato dal popolo del sindacato, stretto fra gli striscioni che arrivano da Palermo, da Benevento, da Bologna, da Venezia e da ogni altra parte d’Italia. «È una festa meravigliosa – commenta -. Firenze deve essere orgogliosa. Oggi in strada c’è la migliore risposta a chi ha
          avuto tanta paura, e soprattutto a quelli che l’hanno seminata. In questi giorni qui si è parlato di Europa, di diritti, della nuova costituzione continentale, di pace e guerra. Chi ha la responsabilità politica deve dialogare».
          Alla vigilia, i responsabili della Cgil avevano annunciato una delegazione di circa 40 mila manifestanti, ma basta lasciarli sfilare per capire che lo spezzone ordinatissimo di corteo supera di gran lunga le centomila unità. Ci sono i professori fiorentini Pancho Pardi e Paul Ginzborg, ci sono i portuali di Livorno che, con loro mani indurite dal lavoro, vegliano sulla sicurezza dei
          manifestanti come instancabili angeli custodi. Ci sono i dipendenti Fiat di Termini Imerese e c’è un anziano lavoratore con un pupazzo dal ghigno malefico e la scritta «Oriana Talebana».
          Ma è proprio lei? «Certo – risponde il signore piemontese – non vede l’aureola di dollari e le ali da vampira?»