La Cgil lombarda s’aggiusta

21/03/2001
   
La Cgil lombarda s’aggiusta
Chiusa la velenosa vicenda dell’accordo-artigianato. Spostamenti in vista ai vertici
M. CA. – MILANO

Gran pienone ieri al direttivo regionale della Cgil lombarda. Roba da grandi occasioni. Eppure, stando alle apparenze, non è successo (quasi) niente. Breve introduzione del segretario generale Sergio Cofferati, due soli interventi, un voto finale all’unanimità per disdettare l’accordo regionale sull’artigianato, decisione ampiamente prevista dopo che la Cgil lombarda aveva ritirato la firma. Un’ora e mezza e poi tutti a casa. Succede sempre così quando per giorni e giorni si addensano polemiche roventi all’interno ma opache all’esterno di un’organizzazione, in questo caso condite da insinuazioni tanto malevole quanto infondate. Dopo tanto sordo tuonare, non piove. O meglio, ci vogliono occhiali speciali per vederla la pioggia. Che si manifesta in forma lieve e vaga, declinata al futuro. Segno che le parti, prima della riunione fatidica, hanno trovato una mediazione i cui effetti si concretizzeranno più in là nel tempo.
Tentiamo di spiegare (anche se disperiamo di riuscirci). Tre i punti salienti dell’introduzione di Cofferati. L’accordo sull’artigianato è sbagliato nel merito, per molte ragioni; la più pesante è che fa sue materie del contratto nazionale, depotenziandolo a favore della contrattazione territoriale (come vogliono le imprese e come fermamente non vuole la Cgil). Firmandolo la Cgil ha commesso un grave errore politico (poi sanato ritirando la firma). Sull’accordo, però, non ci sono ombre di "illegalità", fondi stornati dai lavoratori a vantaggio dei padroni, pastette nella gestione dell’Elba, l’ente bilaterale lombardo per l’artigiano. "Se ci fossero, sarei stato io il primo a rivolgermi alla magistratura", ha detto Cofferati. Cessino dunque le insinuazioni e le vociferazioni (che, aggiungiamo noi, avevano come obiettivo il segretario Mario Agostinelli, che lo scorso giugno aveva salvato la pelle, rintuzzando gli attacchi di chi lo considerava troppo critico e autonomo per stare nella maggioranza).
Ciò detto, e senza far derivare la cosa dall’errore politico sul contratto dell’artigianato, Cofferati ha aggiunto che "va accelerato il processo di rinnovamento già iniziato al vertice della Cgil lombarda". Farà lui una proposta dopo le elezioni politiche, al direttivo fissato per il 24 maggio. Significa – in sindacalese – che si muoveranno delle pedine nella segreteria dalla Cgil lombarda. Quante e quali non è dato sapere. Non ci vuole la sfera di cristallo per prevedere che uno di quelli che si muoveranno sarà Mario Agostinelli. Con la conseguenza che Agostinelli il congresso lo farà non da segretario della più grossa struttura della Cgil ma con un incarico, magari di prestigio, ma non di potere.
Agostinelli ieri al direttivo non ha parlato. Interpellato dal
manifesto, sostiene che il direttivo ha disdettato l’accordo sull’artigianato e troncato in modo netto ogni illazione su presunte "illegalità". Nient’altro. Conoscendo la sua onestà (parola che usiamo con imbarazzo tanto è superflua nel suo caso) siamo contenti che Cofferati con la sua autorevolezza abbia chiuso il rubinetto dei veleni. Ma che un sindacalista di testa fina debba cambiare posto per veder riconosciuta la sua onestà ci pare ingiusto.