La Cgil: li abbiamo convinti con il «passaparola»

17/04/2002
La Stampa web






(Del 17/4/2002 Sezione: Interni Pag. 4)
TUTTE LE TECNICHE PER DIFFONDERE GLI SLOGAN SINDACALI, DA INTERNET ALL´AUDITEL AI FORUM
La Cgil: li abbiamo convinti con il «passaparola»

ROMA

IL segreto è stato il passa-parola, anche se i capi dell´organizzazione si schermiscono. «La gente non aveva certamente bisogno di spinte per uscire fuori» dice Carmelo Barbagallo della Uil. «Il successo dello sciopero non è merito nostro, ma delle nostre ragioni» aggiunge Achille Passoni, lo stratega della logistica Cgil. Milioni nelle piazze, fabbriche semi vuote, attestati di solidarietà da mezzo mondo, in due parole, come dice Cofferati, «paese fermo». Più che la struttura o il vecchio armamentario sindacale delle assemblee, dei volantini e dei manifesti rispolverato per l´occasione, secondo loro, ha potuto lo stesso Berlusconi. «Il governo e la Confindustria ci hanno dato una grande mano» dice ridendo sotto i baffi Passoni. Anche Barbagallo ci ride sopra: «Stavolta bisogna proprio dirlo: nessuno come Berlusconi riesce a riempire le piazze». Hanno detto a tutti che il governo e gli industriali mentivano. Match preparato minuziosamente, con un lungo allenamento. La chiave è stato il primo sciopero di novembre. Due ore di astensione dal lavoro, con assemblee nelle fabbriche. «E´ lì che è partita la nostra campagna informativa» dice Passoni. Sono andati in tutti i luoghi di lavoro, hanno spiegato che la riforma dell´articolo 18 voleva dire possibilità di licenziare, che era la tomba di un diritto. Ne hanno parlato nelle settimane successive negli attivi unitari, su Internet, sui forum di discussione, e tanto è bastato. Allenamento, ma anche studio dell´avversario, dal quale hanno appreso le tecniche più sopraffine. L´uso dell´Auditel, per esempio. In Cgil hanno le cifre della mattinata di RaiUno, sabato scorso, sul «Confindustria day». Le ricette culinarie del mago Gianfranco Vissani attirano il 23% di share, quelle mediche di Check-Up il 25%, le Previsioni del tempo il 18%. Quando parla Berlusconi l´audience scende al 10,5%. «Dopo la manifestazione del 23 marzo non ne avevamo certo bisogno, ma quella è stata l´ennesima conferma. Puoi essere il più bravo comunicatore del mondo – dice Passoni – ma quando dici che l´articolo 18 è libertà di assumere non convinci nessuno». «Il coinvolgimento è andato molto oltre le fabbriche – aggiunge Barbagallo – e in molte città erano aperti solo bar e ristoranti». A Firenze, Ancona, Perugia, Modena, Trieste, Bari, in altre decine di città italiane l´invito alla mobilitazione è passato di bocca in bocca, «e ieri – dice Barbagallo – c´è stata la più grande manifestazione di piazza della loro storia. Per la prima volta l´adesione allo sciopero è stata superiore all´80% in tutti i settori, non solo nell´industria». Non c´è stato bisogno dei «picchetti»: terminologia arcaica, oggi si chiamano «presidi democratici». A qualcuno danno fastidio lo stesso, come alla Lucchini Siderurgica di Brescia, ma quando arrivano i carabinieri, dice la Fiom, «se ne sono dovuti andare perché hanno capito che non c´era niente da fare lì». Altro record, la solidarietà dall´estero. Il primo sciopero transnazionale: in Svizzera, raccontano alla Cgil, i poligrafici hanno incrociato le braccia per impedire a un quotidiano che voleva essere nelle edicole, di essere stampato fuori confine. In Europa i leader delle maggiori organizzazioni sindacali hanno chiesto udienza agli ambasciatori italiani: l´hanno avuta a Vienna, Bruxelles, Copenaghen, Parigi, Berlino, Madrid, Stoccolma, Londra, la Valletta. I cinque più grandi sindacati francesi hanno rilasciato una dichiarazione comune. Protestano contro il tentativo «unilaterale» del governo italiano di modificare la normativa sul lavoro e dicono che «quello che accade in Italia ha ripercussioni in tutta Europa». «La vostra lotta è la nostra lotta» dice la Gsee greca. «Hanno capito anche loro: lottiamo per un diritto che, se colpito, rischia di provocare un effetto domino» spiega Passoni. L´hanno capito anche i calciatori: «C´è molto malcontento in giro» dice Alessandro Nesta difensore della Lazio e della nazionale. «Cosa so della modifica dell´articolo 18? Che porterebbe maggior libertà di licenziare…».

Mario Sensini