La Cgil insiste: con l´art. 18 non ci sediamo al tavolo

25/03/2002
La Stampa web





(Del 25/3/2002 Sezione: Interni Pag. 2)
DIFFICILE EVITARE LO SCIOPERO GENERALE CON LA TRATTATIVA CHE SI DEVE APRIRE DOMANI
La Cgil insiste: con l´art. 18 non ci sediamo al tavolo
D´accordo gli altri sindacati: il governo cambi l´agenda dell´incontro

ROMA

Nessuno nasconde la gravità del momento, così come nessuno nasconde le difficoltà e il pessimismo che aleggiano sul negoziato per la riforma del mercato del lavoro che riprende domani a Palazzo Chigi. «Il governo non accantonerà l´articolo 18. Non era disponibile prima e non lo è, a maggior ragione, dopo l´omicidio di Marco Biagi» dice il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi. «Ripartire dal Libro Bianco», aggiunge, «vuol dire riprendere il confronto su un percorso di legislatura, non significa ripartire da una delega senza l´articolo 18. Ci rendiamo conto che dopo la manifestazione di sabato della Cgil, un accordo sui licenziamenti sia ancora più difficile di quanto non lo fosse prima». E fa capire, Sacconi, che il governo dà in qualche modo già per scontato lo sciopero generale unitario che dovrebbe essere deciso mercoledì dalle segreterie di Cgil, Cisl e Uil. «Lo sciopero? Non è drammatico, lo sciopero è davvero la fisiologia della democrazia». Anche sulle risorse finanziarie da destinare alla riforma, il governo non sembra ancora in grado di offrire ai sindacati prospettive allettanti. «Stiamo verificando con Tremonti. E´ possibile che nella prossima Finanziaria, e quindi già con il Dpef, possano essere reperite delle risorse, ma non le cifre che si sono sentite in giro fino ad ora…». Il quadro è questo, difficile aspettarsi grandi e positive sorprese. La Cgil non si fa illusioni. «Senza lo stralcio dell´articolo 18 – ha detto ieri il vice di Cofferati, Guglielmo Epifani – non si va al tavolo. La nostra è una posizione lineare più volte ribadita». L’ipotesi di riavviare il dialogo partendo dal Libro Bianco «è un mero artificio. Certo, nel Libro Bianco non c’è la riscrittura dell’articolo 18. Ma oggi quella è una scelta del governo definita nella delega in discussione in Parlamento. Non possiamo ignorare questa scelta». «Nel Libro Bianco – ha detto il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta – non si parla affatto dell’articolo 18. Se il governo vuol riprendere il dialogo deve cambiare l’agenda, perché le modifiche allo Statuto dei Lavoratori non servono all’ occupazione, né a far emergere il sommerso, né a dare più posti di lavoro, né a gestire la flessibilità. Se l’agenda rimane quella – ha aggiunto Pezzotta – il dialogo non c’è. Sono mesi che parliamo di dialogo, ma c’è qualcuno che non cambia mai opinione». «Martedì – ha detto il numero due della Cisl, Pierpaolo Baretta – dipenderà molto dalle reali intenzioni del Governo. Sul terrorismo è fuori discussione la necessità di creare un fronte compatto, al di là delle divisioni. Sul merito, però, dalle dichiarazioni un po´ "maccartiste" rilasciate in queste ore dal ministro Tremonti, e non solo, sembra prevalere più l’idea dello scontro politico che non quella del dialogo». Il dialogo non è una cosa astratta, «ma significa superare il blocco reciproco delle posizioni. Significa capire – ha detto Baretta – che mettere da parte le modifiche all’articolo 18 non è cambiare opinione, ma sgombrare il campo da ciò che finora ha prodotto il conflitto. E ripartire dal Libro Bianco può davvero aprire una nuova fase del confronto: ha molti limiti, ma è anche pieno di opportunità e crediamo possa consentire un dialogo, difficile ma non impossibile». Nell´immediato, tuttavia, predomina il pessimismo: «Perché ai no dal governo – ha detto Baretta – si aggiungono quelli di Sergio Cofferati e quelli di Confindustria. E finché non si spezzerà questo triangolo, a prevalere sarà sempre uno schema tutto politico». «Se, come ha detto Berlusconi, si vuole rendere omaggio a Marco Biagi si parta dal suo Libro Bianco che, però, prevedeva alcun intervento sull’articolo 18» ha detto il segretario della Uil, Luigi Angeletti. «Spero che la manifestazione di sabato della Cgil non comporti una ulteriore radicalizzazione della posizione del governo perché non ne abbiamo assolutamente bisogno. Il governo – secondo Angeletti – è privo di argomentazioni forti e convincenti» e cerca di far passare l’idea che sia in atto uno «scontro tra esecutivo e sindacato, o peggio tra esecutivo e Cgil, o ancor peggio tra esecutivo e Sergio Cofferati». «Una scorciatoia – insiste Angeletti – per nascondere la debolezza delle proprie argomentazioni. C’è, da parte del governo, un’eccessiva ideologizzazione della vicenda dell’articolo 18. È un tabù per loro, non per noi. E poiché non serve a nulla cambiarlo né per l’occupazione né per migliorare le relazioni industriali, c’è solo una strada da seguire: stralciare le modifiche della delega perché quella norma continua a inquinare la discussione».

m. sen.