La Cgil in pressing sui metalmeccanici per il dopo-voto

11/01/2011

Continua il pressing della leader della Cgil sulla Fiom, con l’obiettivo di garantire la rappresentanza alle tute blu delle newco, in caso di vittoria del sì al referendum di Mirafiori. Dopo che la riunione delle segreterie di domenica ha confermato la divisione sulla strategia da adottare dopo il voto, ieri Susanna Camusso ha partecipato a un incontro con la minoranza interna "riformista" delle tute blu che fa capo a Fausto Durante (pesa per il 27%), per ribadire la necessità di partecipare alla consultazione, di votare contro l’accordo separato, ma rispettandone l’esito.
Per Durante il referendum è uno strumento «da prendere sul serio» (mentre la maggioranza della Fiom non ha dato indicazione di voto, ritenendolo illegittimo), il risultato va accettato anche in caso di sconfitta del no, ad esempio procedendo a una «adesione critica all’accordo» così come accadde nel 1996 per il contratto integrativo della Fiat, o con altre modalità. «Mi auguro prevalgano i no ma se vincono i sì bisogna trovare il modo di aderire – ha detto Durante –. Con l’adesione critica, con la firma tecnica o con la firma per presa d’atto come fece Epifani nell’intesa sul welfare nel 2007. Con la Cgil pensiamo di dover trovare il modo di continuare a difendere i lavoratori nelle fabbriche, non fuori dai cancelli con i volantini e i camper». Il riferimento è alla strategia adottata dalla maggioranza della Fiom che si affida alla sola mobilitazione – incassando il sostegno della Cgil allo stop dei metalmeccanici del 28 gennaio, ma non l’auspicato via libera allo sciopero generale – e alle iniziative giudiziarie per contrastare l’accordo separato di Mirafiori e il nuovo meccanismo di rappresentanza che esclude i sindacati che non firmano le intese dalle newco della Fiat.
Il secondo terreno di azione di Susanna Camusso – per far rientrare in gioco la Fiom – è quello di raggiungere un accordo sulla rappresentanza e sulla democrazia sindacale con Cisl e Uil, stabilendo regole vincolanti per tutte le categorie. Sabato è stato convocato un direttivo con all’ordine del giorno la definizione di questa proposta, ma qualche indicazione potrebbe arrivare oggi dalla stessa Camusso, impegnata nella due giorni dell’assemblea nazionale delle Camere del lavoro, che si svolge a Chianciano (stasera è previsto un incontro a porte chiuse con i i segretari generali di categoria).
L’attenzione è rivolta all’esito del referendum che appare assai incerto: una schiacciante vittoria del sì potrebbe modificare la posizione intransigente del gruppo dirigente della Fiom? Non sembrerebbe, almeno stando alle dichiarazioni del segretario generale, Maurizio Landini, convinto che la vertenza sullo stabilimento Fiat di Mirafiori sia «ancora aperta» e che la partita «possa essere vinta e risolta positivamente». Ieri in una conferenza stampa Landini ha ribadito, in aperto dissenso con la proposta di Susanna Camusso, che la Fiom non firmerà comunque l’accordo, indipendentemente dal risultato del voto del 13-14 gennaio. Ed ha lanciato un monito alle altre aziende: «se tentano di fare come la Fiat devono sapere che si aprirà un conflitto senza precedenti». Landini ha respinto le accuse di essere alla guida del sindacato del no: «In questi sei mesi – ha affermato – abbiamo firmato più di mille accordi che riguardano più di 230mila lavoratori, in aziende come la Ferrari, la Brembo, la Indesit, la Beretta e la Lamborghini».
Intanto a Torino il clima è surriscaldato e dopo le stelle a cinque punte tracciate sui manifesti contro l’ad della Fiat, Sergio Marchionne, ieri sono comparse scritte ingiuriose nei confronti dei sindacati che hanno sottoscritto l’intesa, sui muri della sede regionale della Cisl. Scritte condannate fermamente, anche in questo caso, sia dalla Fiom che dalla Cgil. Questi episodi destano l’allarme del numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni: «Purtroppo la storia d’Italia è sempre stata così, si comincia con le invettive si continua con le calunnie, si prosegue con le minacce e poi si ritorna ai fantasmi del passato – ha detto –. Ma dentro questi giochi di fantasmi ci possono essere situazioni torbide perchè taluni sono in malafede». Per Bonanni la Fiom «fa politica», con i contratti di Pomigliano e Mirafiori «non viene toccato nessun diritto» e senza «la Cisl e la Uil, Fiat non avrebbe investito in Italia». Secondo Bonanni, con l’accordo «i diritti non vengono toccati e viene salvaguardato il diritto più importante che è quello di avere il posto lavoro, una prospettiva e più salario».