La Cgil: in piazza contro il declino. Marzano: ripresa vicina

21/02/2003





OGGI SCIOPERO GENERALE DI QUATTRO ORE. IL MINISTRO INDICA INFRASTRUTTURE, BANCHE E FISCO TRA I FRENI DEL SISTEMA
La Cgil: in piazza contro il declino.
Marzano: ripresa vicina
Nel 2002 fatturato industriale in calo dello 0,5%

21/2/2003

ROMA
La Cgil denuncia un gravissimo «declino industriale», e per oggi chiama i lavoratori italiani allo sciopero generale; il ministro delle Attività Produttive Antonio Marzano risponde che l’Italia soffre come il resto del mondo della congiuntura negativa, ma il declino industriale non c’è ed è «improprio parlarne». Intanto, i dati dell´Istat mostrano che nel 2002 il fatturato dell´industria è diminuito dello 0,5% rispetto a quello fatto segnare nel 2001. L´analisi di Marzano sullo stato dell´industria italiana – che ieri nel corso di una conferenza stampa ha presentato un rapporto elaborato dai suoi uffici – è decisamente positiva e ottimistica, in chiara contrapposizione con quella cupa e preoccupata espressa dal sindacato di Epifani. Il messaggio è quello di un sistema produttivo in «trasformazione», e non in declino. Un sistema con alcuni punti di forza, come la diffusa «propensione all’imprenditorialità che vede l’Italia con uno dei più alti tassi nel rapporto popolazione-imprese, un’elevata propensione al risparmio ed un alta produttività del lavoro», e come il radicamento in alcuni settori – moda, arredamento e meccanica di precisione – e come le potenzialità del tessuto delle piccole imprese. Ma ci sono anche le ombre, che per Marzano – che segue qui un refrain decisamente «sentito» – sono «gap strutturali ereditati dal passato», su cui «il governo sta operando con un gioco di squadra». Tra queste, le carenze di infrastrutture, gli alti costi energetici, un mercato del lavoro «tra i più rigidi del mondo», un sistema finanziario poco sviluppato, un mondo bancario «non competitivo rispetto ai partner» e una pressione fiscale «asfissiante». Alcuni di questi problemi li sta affrontando il governo nel suo complesso, altri li segue il ministero delle Attività Produttive, con iniziative di verifica su 24 casi di crisi aziendali, con politiche sull´energia, l´informatizzazione, l´internazionalizzazione e l´accesso al credito. Altre azioni riguardano settori come la chimica, l´auto (ovvero la Fiat), la meccanica e la metallurgia. Tutte questioni, dice Marzano, di cui si parlerà a un tavolo di concertazione sulla politica industriale – come richiesto «costruttivamente» dalla Cisl – che avrà come base il documento illustrato ieri, definito «un contributo per rappresentare in modo corretto la situazione». In ogni caso, afferma il ministro, che definisce non preoccupante il dato dell´Istat in un contesto generale di congiuntura non positiva, «non è con gli scioperi che si risolvono i problemi». Tra i commenti, caustico quello del segretario confederale Uil Franco Lotito: «Quando vanno in crisi aziende come la Fiat, settori come la chimica e l’elettronica, come si fa a non parlare di crisi industriale: la crisi c’è ed è consistente e richiede scelte politiche che, purtroppo, in questo momento non si vedono». Carla Cantone, della Cgil, definisce Marzano «il vero ultimo giapponese: le aziende chiudono e lui dichiara che non c’è declino». E l´ex-ministro dell´Industria diessino Pierluigi Bersani parla di un documento che «edulcora i dati» ed è «di una debolezza impressionante». Completamente opposta è la fotografia dell´industria italiana della Cgil, che oggi ha proclamato 4 ore di sciopero generale «separato» (otto ore per i metalmeccanici), con cortei e manifestazioni in 100 città. Una scelta di rottura con Cisl e Uil, che sparano a zero sulla protesta di oggi, che però è a dire di Guglielmo Epifani una scelta obbligata, vista la gravità della situazione. Dove Marzano vede punti di forza – la potenza del made in Italy in settori come la moda – Epifani vede il segno di una debolezza, della perdita di peso dei settori davvero innovativi, quelli industriali «classici» che spendono più in ricerca e sviluppo, la vera chiave di una possibile ripresa. Non certo «il taglio di diritti e salari». Anche se criticano la protesta Cgil, anche Cisl e Uil esprimono preoccupazione, alla luce dei dati diffusi dall´Istat. Per Raffaele Bonanni della Cisl, «è evidente la difficoltà a utilizzare quel serbatoio di sviluppo che è il Sud: è necessario dunque aprire una grande stagione in cui la concertazione sia l’espressione della volontà di tutti i soggetti in campo di dare una prospettiva all’Italia». Per Paolo Pirani della Uil, «i dati sembrano il grafico della febbre di un paziente, con un andamento tra alti e bassi». E Stefano Parisi, direttore generale di Confindustria, non esprime «nessuna sorpresa» per i dati Istat: «Approfittiamo piuttosto di questo momento – dice – per fare le riforme che servono al paese e non nascondiamoci dietro all’alibi della bassa crescita per proclamare scioperi sbagliati».

Roberto Giovannini