La Cgil: il 6 maggio sciopero generale

04/03/2011

Alla fine, Susanna Camusso ha deciso: sarà sciopero generale della Cgil venerdì 6 maggio. Quattro ore di sciopero e manifestazioni territoriali per cercare di dare una spallata al governo e per colpire Confindustria. Il 27 gennaio scorso a Bologna Camusso si era beccata il malumore del popolo Fiom.

È passato un mese, ed evidentemente è stato sufficiente per giocarsi la carta dello sciopero generale.

Un mese in cui è sostanzialmente fallito ogni tentativi di dialogo nei confronti di Cisl, Uil e Confindustria. Dopo il referendum di Mirafiori la Cgil aveva proposto di avviare un negoziato per rivedere l’accordo interconfederale sulle Rsu e «contenere» l’estensione del metodo Marchionne. Cisl e Uil hanno bocciato gli emendamenti Cgil all’intesa raggiunta nel 2008. Silenzio anche da Emma Marcegaglia, che anzi ha fatto capire che Confindustria è tutto sommato favorevole alla destrutturazione del contratto nazionale in contratti aziendali «unici». E proprio l’altro ieri il presidente di Confindustria ha addirittura rilanciato sull’opportunità di eliminare l’articolo 18 sui licenziamenti. Su altri fronti, altri segnali negativi: dopo l’accordo separato (senza Cgil) sul pubblico impiego, è arrivato anche un altro contratto separato, stavolta nel settore del commercio. L’economia va male, la disoccupazione aumenta, va avanti il federalismo che la Cgil contesta.

Dunque, sciopero generale. Sperando che la fase politica torni ad essere propizia alla spallata come era a gennaio.

Anche per questo la scelta di una data lontana come il 6 maggio, a dieci giorni dalle elezioni amministrative, sperando per quel giorno di riaggregare movimenti e proteste antigovernative. E che magari il premier sia stato indebolito dalle onde di fango del caso Ruby.

Perché stavolta nel mirino c’è direttamente Silvio Berlusconi. «Noi – ha detto Camusso a Modena, durante un’iniziativa della Fiom – a differenza di altri vogliamo bene al nostro paese ed è per questo che pensiamo che Berlusconi se ne debba andare: perchè lui non vuole bene all’Italia. Il premier inquisito che non si presenta in tribunale è il motivo per cui l’opinione pubblica internazionale ci considera un paese inaffidabile: il primo ostacolo agli investimenti stranieri è proprio il premier». Cisl e Uil? «Il filo dell’unità non va mai perso», ma l’obiettiva sudditanza delle altre due confederazioni verso il governo è «una resa senza condizioni».

Una linea che viene bollata dal ministro del welfare Maurizio Sacconi come una «scelta, tutta politica, di supplire alla debole opposizione parlamentare». Per Raffaele Bonanni, la resa senza condizioni è quella di Camusso nei confronti della Fiom, «realtà estremistiche presenti nella sua organizzazione che la obbligano a scioperare ed andare in piazza con i partiti in piena campagna elettorale». «C’è da chiedersi se la Cgil sia ancora un sindacato», attacca il leader Uil Luigi Angeletti. La scelta di sole quattro ore di sciopero generale e programmate il lontano 6 maggio non sono piaciute alla minoranza Cgil, con Giorgio Cremaschi e Nicoletta Rocchi. La Fiom di Maurizio Landini approva, ma già dice che quel giorno i metalmeccanici incroceranno le braccia per otto ore. E l’Unione sindacale di base conferma il suo sciopero generale per l’11 marzo.