La Cgil: i nuovi europei non siano lavoratori di serie B

06/05/2004

        giovedì 6 maggio 2004
        convegno sull’allargamento

        La Cgil: i nuovi europei
        non siano lavoratori di serie B

        Leonardo Sacchetti
        ROMA «Benvenuti nell’Unione europea, anche se i nostri ospiti devono ancora avere il passaporto comunitario». Con queste parole, il presidente di Progetto Sviluppo, Antonio Galante, ha aper-to il convegno su «Libera circolazione, protezio-ne sociale, cittadinanza e dialogo ai tempi dell’al-largamento», organizzato a Roma dall’ong della Cgil. Il benvenuto è andato ai vari sindacalisti provenienti da alcuni dei nuovi paesi dell’Unio- ne (come Polonia, Malta e Slovenia), come a quelli arrivati dai paesi candidati a entrare nella «Nuova Europa» in una seconda fase (come la Bulgaria). E proprio per fare un punto, a pochi giorni dal Primo maggio europeo che ha segnato l’ingresso dei nuovi paesi, il presidente di Proget-to Sviluppo ha voluto sottolineare la prima in-congruenza di un allargamento che sì dà via libera allo scambio delle merci ma che, per gli ultimi arrivati, almeno per due anni, costringerà i cittadini di questi paesi a dover mostrare il loro passaporto per passare da un paese all’altro del- l’Unione. Sempre sulla «Nuova Europa» e le responsabilità italiane sull’allargamento, il segre-tario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, alla presentazione dell’ultimo numero de «La Rivi-sta delle Politiche Sociali», ha duramente critica-to l’operato di Berlusconi. «È evidente che con l’azione del governo Berlusconi – ha detto Epifa-ni – la tradizione del paese di un forte europei-smo si è in qualche modo allentata».

          Il convegno sindacale ha subito messo in evidenza che, al di là di questi «intoppi» burocra-tici, i nuovi europei non si sentano affatto cittadi-ni di serie B. «Il nostro sindacato – ha detto Katarzyna Sobon, rappresentante di Solidarnosc – ha puntato molto sull’adesione della Polonia alla Ue. Le nostre finalità erano e rimangono quelle della stabilità dei diritti, della tutela della giustizia sociale all’interno di un panorama -quello dell’Unione – di pace». Ma la battaglia per una completa integrazione, ha ribadito la sinda- calista di Solidarnósc, «rimane ancorata alla li-bertà di movimento dei lavoratori».

          E il rischio di un’«invasione» di immigrati nella «vecchia» Europa, più volte sventolato dai partiti conservatori? «Basta parlare di lavoratori illegali – ha detto il bulgaro Plamen Dimitrov della Citub -. La sfida è di puntare tutto sulla concertazione tra governi e società, per evitare riforme inique e ingiuste per tutti i lavoratori». «A Sofia – ha ricordato Dimitrov -, nella corsa all’adesione all’Ue, abbiamo assistito a un au-mento della produttività che non è stato accom-pagnato da un adeguamento dei salari. Così, si creano e non si risolvono i problemi».

          Il convegno ha visto la partecipazione anche del presidente dell’Arci, Tom Benetollo, Maura Guidotti dell’Auser e di Betty Leone, segretaria dello Spi-Cgil. Le conclusione del convegno so-no state affidate a Titti Di Salvo, della segreteria nazionale della Cgil.