La Cgil ha voglia di voltar pagina

16/09/2003

      16 Settembre 2003


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      SINDACALESE. IL BOTTEGHINO SPERA IN UN «RITIRO» DALLA POLITICA
      La Cgil ha voglia di voltar pagina
      prove d’armistizio con i Ds e la Cisl
      Achille Passoni, il cofferatiano di ferro, ha lanciato il segnale della possibile svolta

        C’è chi parla di «svolta» nei rapporti tra il maggior partito del centrosinistra, i Ds, e il maggiore sindacato italiano, la Cgil. Certo sabato scorso a Bologna la riunione dell’attivo dei lavoratori diessini potrebbe aver segnato almeno la fine di una stagione, quella della competizione tra i due soggetti della sinistra sul tema del lavoro.
        Ma non si tratta solo di questo. Il segno della «svolta» viene rintracciato nell’intervento del segretario confederale di Corso d’Italia Achille Passoni, da sempre cofferatiano
        di ferro, l’uomo che organizzò – quasi fisicamente – la manifestazione del 23 marzo a Roma. Passoni ha parlato come iscritto ai Ds, ma in questi casi è sempre difficile disgiungere i ruoli. Il suo intervento è parso a molti politicamente assai meditato. In più sembra che nei giorni
        precedenti abbia incontrato il leader dei Ds Piero Fassino.
        E’ in questo quadro che il segretario della Cgil (erano presenti alla riunione anche altri due membri della segreteria nazionale, Paolo Nerozzi, considerato il braccio destro di Guglielmo Epifani, e Carla Cantone, fedelissima del segretario generale) ha detto che è ora di voltare pagina.
        Passoni ha riconosciuto ai Ds una maggiore attenzione al valore del lavoro e ha chiesto di guardare avanti. Una evidente chiusura con il passato, se solo si pensa che il cosiddetto «contributo» della segreteria della Cgil al dibattito congressuale dei Ds, che si concluse a Pesaro, era centrato proprio su una critica feroce alle disattenzioni della sinistra sui temi del lavoro.
        Ma Passoni ha detto anche che il primo obiettivo da perseguire, questa volta come dirigente della Cgil, è quello della ricomposizione dell’unità d’azione tra Cgil, Cisl e Uil sulla prossima legge Finanziaria, senza dover ancora riprendere la discussione dal Patto per l’Italia (sottoscritto da Cisl e Uil, ma non dalla Cgil) o dall’accordo separato per il contratto dei metalmeccanici.
        Il 2002 è apparso a tutti davvero lontano, quando Passoni nella stessa sede – seppur in maniera informale – non lesinò critiche, aspre, alla linea dei ds e agli errori delle altre due confederazioni. «Nell’intervento di Passoni – commenta Cesare Damiano, responsabile del lavoro dei Ds – ho
        colto una novità: la possibilità, cioè, di una dialettica positiva in cui ciascuno riconosce il valore della reciproca autonomia e delle rispettive proposte, senza la ricerca di primati da entrambe le parti.
        Insomma è chiaramente superata la fase di difficoltà del centrosinistra dopo la sconfitta elettorale del 13 maggio 2001, nella quale, in qualche modo, il sindacato ha occupato uno spazio lasciato libero dalla politica. Quella stagione è superata, contestualmente ad un processo di indebolimento del controdestra».
        L’uscita di Passoni, in sostanza, viene letta come una sorta di armistizio tra i cofferatiani (nella Cgil ma non solo) e il partito. E nello stesso tempo, d’altra parte, si assiste – almeno nelle dichiarazioni di intenti – alla ritrovata unità tra Epifani, Pezzotta e Angeletti che rinviano alla fine del confronto con il governo eventuali iniziative di mobilitazione.
        I primi segnali – forse – di quel «nuovo inizio» che ieri, alla prima riunione dei riformisti della Cgil, ha indicato nella relazione di apertura il presidente dell’Ires, Agostino Megale, uno dei promotori del documento dei 49 contro la strategia dell’«autosufficienza» cigiellina. «Spero davvero –
        aggiunge Aldo Amoretti, presidente dell’Inca – che la Cgil si renda conto che non può continuare a prendere decisioni da sola. Constato, tuttavia, che entro settembre è stato proclamato uno sciopero di due ore contro la riforma del mercato del lavoro. Vedremo».
        E le novità vengono guardate con interesse dagli altri sindacati. Dice Franco Lotito, segretario confederale della Uil, diessino, anch’egli presente alla riunione di sabato: «Il fatto molto importante è che venga considerata l’indispensabilità di una nuova fase unitaria. E’ qui che vedo il giusto superamento di ogni forma di suggestione all’autosufficienza politica, che è stato il fattore decisivo
        per le rotture del 2002».
        Lavori in corso, dunque, aiutati dalla decomposizione delle scelte di politica economica del centrodestra.
        E così nemmeno i riformisti immaginano uno scontro dentro la Cgil. Non siamo noi – ha detto Antonio Panzeri, considerato il leader del raggruppamento – ad aver cambiato maggioranza. I riformisti rivendicano nulla di più di un desiderio socratico, per dirla con Riccardo Terzi,
        segretario dello Spi della Lombardia: discutere senza dover bere la cicuta.