La Cgil firma ma storce la bocca

25/07/2007
    mercoledì 25 luglio 2007

    Pagina 14 – Politica

    La Cgil firma ma storce la bocca

      ROSARIA TALARICO

      ROMA
      Quattro bidoni di caffè per fronteggiare la lunga notte del direttivo della Cgil, che si è concluso verso le quattro e mezza di martedì. Notte spartana (niente cibo e niente acqua, finite le bottigliette di minerale ci si è attaccati ai rubinetti) e ricca di confronti tra le varie componenti dell’organizzazione sindacale guidata da Guglielmo Epifani. Alla fine il protocollo presentato dal governo sul nuovo Welfare verrà firmato «per senso di responsabilità». Ma allo stesso tempo ci sarà un atto formale, una lettera al premier Romano Prodi, per esprimere il dissenso sulla parte riguardante il mercato del lavoro. Il parlamentino di Corso d’Italia ha approvato con 92 voti a favore il documento presentato da Epifani, a nome della maggioranza della segreteria, favorevole alla sottoscrizione del protocollo. Ventidue i voti contrari delle correnti di Nicola Nicolosi (Lavoro e Società, Cambiare Rotta), del segretario confederale Paolo Agnello Modica e di Giorgio Cremaschi (segretario nazionale della Fiom e leader di Rete 28 Aprile). Mentre tra gli otto astenuti c’è il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini. Anche se il regolamento della Cgil dice che le astensioni valgono come voti contrari. Tra le righe della dichiarazione del leader delle tute blu c’è chi ha colto l’idea di un congresso anticipato e lui conferma che l’accordo col governo ha riguardato l’autonomia della Cgil: «Non è possibile inibire l’uso dello strumento dello sciopero. Non si può far finta di nulla su questo. Ci sono state solo chiacchiere». Mentre dalla segreteria viene scartata l’ipotesi di un congresso straordinario e ribadito che «i voti contrari sono identici a quelli usciti dall’ultimo congresso».

      Ma Cremaschi fa notare: «Tutta la corrente di Lavoro e società si è spostata su una posizione critica. Questo modifica gli equilibri in Cgil». Altro tema spinoso è quello della consultazione dei lavoratori. E’ stata rimandata a settembre perchè non c’è chiarezza sulle modalità con cui effettuarla nelle tre organizzazioni sindacali. Ma certo l’aria che tira nelle fabbriche non è buona. «C’è molto sconcerto e delusione. I lavoratori sono stati più spettatori che protagonisti» racconta Giorgio Airaudo, segretario della Fiom torinese «i più anziani dicono “Ci avete portati di nuovo a luglio”. Quando le fabbriche sono già mezze vuote». La battuta che si sente di più è che «se c’era Berlusconi avreste fatto dieci scioperi generali».