La CGIL fa sponda: “Camminiamo insieme”

23/12/2010

Loro, gli studenti, dicono: «Sciopero generale, come in Francia, blocchiamo il paese». Lei, Susanna Camusso, risponde: «Ragioniamo su come costruire un percorso insieme, lo sciopero nessuno lo esclude, ma è un sacrificio per i lavoratori e non si dichiara né per solidarietà nei confronti di un movimento né per paternalismo». Prove di dialogo tra il movimento che vuole «spiazzare» tutti (soprattutto quelli che lo vorrebbero finito con gli scontri del 14 dicembre) e il primo sindacato dei lavoratori che mai come adesso sente tutto il peso del momento e del ruolo. «Ho ricordato agli studenti che abbiamo alle spalle tre scioperi generali, in questi due anni, che la Cgil ha proclamato sulle condizioni del futuro e sulle questione della crisi, e ho detto anche loro che nessun esclude lo sciopero generale, ma anche che oggi, a nostro avviso, non ci sono le condizioni per proclamarlo», spiega il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, dopo aver ricevuto nella sede nazionale di Corso d’Italia la delegazione di studenti, venute a chiederle di accompagnare la loro protesta, appunto, con lo sciopero. Le differenze tra i dialoganti, certo, sono persino linguistiche. Lo dice Daniele, studente universitario, appena esce dall’incontro. «Dobbiamo imparare a dialogare con la stessa lingua ». Lo dice Susanna Camusso, che, nei giorni scorsi, oltre a condannare le «frange violente», ha corretto gli studenti persino su quel termine «assediare il parlamento», perché «le istituzioni non si assediano, si rispettano ». E ci tiene anche ora che gli studenti usano «modalità» che approva – «incontrare una serie di soggetti per rappresentare le loro istanze è una scelta molto positiva» – a ribadirlo. Il presupposto del dialogo è il rispetto dei ruoli che ciascuno riveste. «Non siamo soliti aderire a manifestazioni di altri raggruppamenti – premette Camusso – e non vogliamo neppure mettere il nostro cappello sui movimenti, sostituendo in qualche modo la politica». Ma il primo passo l’ha segnato la campagna della Cgil che recita: «Giovani non più disposti a tutto». E all’attivo la «lingua per dialogare» ha ormai già parecchie parole. E con quelle Susanna Camusso prova a interpretare anche le istanze e la rabbia che il movimento degli studenti esprime. «Le loro ragioni travalicano le critiche al disegno di legge Gelmini: il tema vero – spiega il segretario della Cgil – è quello di una generazione privata dal futuro ». «Il grido che si leva delle piazze è quello di giovani che vorrebbero decidere del loro futuro», mentre dall’altra parte c’è un governo che sta creando «un debito» sempre più forte «sul loro futuro». Ecco, su questa cosa – ripete Camusso – gli studenti «hanno assolutamente ragione: il loro futuro e le sorti della loro generazione è il tema di questo paese ». E non ci gira attorno: è «un grande tema sindacale». Come portarlo avanti si vedrà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. E «la Cgil troverà modie forme per incontrare gli studenti e per ragionare su come costruire percorsi insieme». Alla fine di quel percorso potrebbe esserci lo sciopero. Quella resta la parola su cui chiarirsi. «Non si tratta di uno strumento salvifico» e «per ora non è all’ordine del giorno », ribadisce il segretario della Cgil: «Nella storia d’Italia, fatta forse eccezione per il grande sciopero del 1945, non c’è mai stato uno sciopero generale risolutivo. E siccome è un sacrificio per i lavoratori, la Cgil lo farà solo quando saremo sicuri che potrà determinare cambiamenti effettivi: non si tratta di riempire le piazze ma di svuotare i posti di lavoro e bisogna evitare assolutamente quella condizione di indeterminatezza che si crea un minuto dopo lo sciopero». Ma il vero dialogo tra sordi resta quello con il governo: «Ci sarebbe bisogno di un esecutivo che vuole governare il paese – dice Camusso -, contrastare la crisi e prospettare un futuro: quello che ha fatto finora è stato costruire un debito sulle spalle dei ragazzi».