La Cgil entrerà direttamente “in politica”?

31/05/2001
 
   

La Cgil entrerà direttamente "in politica"?
I sì e i no del direttivo, Cofferati si districa. Il documento alternativo di "Cambiare rotta" per il congresso
CARLA CASALINI

Comune l’analisi: "la sconfitta della sinistra ci riguarda"; poi i dirigenti della Cgil si dividono fra due attitudini verso quella sinistra politica che si contorce nella sconfitta, come dimostra la guerra dentro i Ds. Pur nelle differenti proposte, il dibattito nel direttivo nazionale della Cgil ha visto grosso modo da un lato i sostenitori di un ingresso diretto "in politica" del sindacato – e quanto ai Ds c’è chi ha proposto ad esempio di partecipare al congresso di quel partito non come singoli ma come Cgil. Attitudine opposta nella sinistra di "Cambiare rotta" – il contributo alla politica più forte la Cgil lo può dare "come sindacato" -, e vi insistono anche altri dirigenti. Sergio Cofferati, che ha concluso ieri il direttivo, sembra muoversi tra le due sponde: pone il problema di "ridefinire il rapporto" tra Cgil e politica, tra "autonomia" e "progetto politico", giacché la stessa configurazione maggioritaria e bipolare, che muta i rapporti tra maggioranza e minoranza parlamentare, lo impone.
In corso Italia le parole di D’Alema sul deficit di rappresentanza della Cgil suscitano non poche reazioni d’
orgoglio d’organizzazione, e qualche commento ironico: "Ci dice che siamo marginali". Strumentale, D’Alema, ma il pur grosso e radicato sindacato non manca di problemi di rappresentanza, di presa sul mondo del lavoro in crescente precarizzazione. Lo stesso Cofferati avverte: "con una sinistra politica dalla capacità di promozione e interdizione parlamentare limitata, una sinistra debole, io non vedo una rappresentanza sociale che si consolida: può apparire un paradosso, ma oggi noi siamo più esposti della stessa rappresentanza politica".
Infatti, subirà un colpo quell’intreccio tra pratica contrattuale e leggi che ha costruito "parte consistente del sistema di diritti – a partire dallo Statuto dei lavoratori". E Cofferati aggiunge nel quadro il nuovo "collateralismo" della Confindustria al Centrodestra di governo, il solido programma antisociale. Non c’è da sperare, secondo lui, in "scivoloni" di Berlusconi, perciò: non si può "concertare" in questa situazione.
Nel frattempo,
a margine, non cessano le confabulazioni su Cofferati "futuro leader Ds". C’è chi ipotizza: se dai Ds ci fosse un coro che lo chiama, lui potrebbe andare anche prima della fine del congresso Cgil. Ipotesi non probabilissima, nella guerra diessina in corso, e perciò altri concludono: stavolta "salta un giro". I tempi del partito e del sindacato non coincidono. E non può sfuggire l’ironia della sorte – che si potrebbe al caso definire effetti collaterali della democrazia – che colpisce il segretario e turba i fautori dell’"entrata in politica". Cofferati infatti, contro le richieste della sinistra interna e di vari dirigenti, ha voluto rinviare il congresso della Cgil, la discussione con i lavoratori, al dopo elezioni: altrimenti il congresso sindacale si sarebbe chiuso naturalmente a luglio, "e lui adesso avrebbe libera scelta con i Ds", si rammaricano alcuni.
Sul congresso della Cgil, e sulla necessità di una riflessione "di strategia" ha già prodotto un documento il direttivo della Fiom di Brescia. Che sui contenuti rilancia, tra l’altro, un progetto di contrattazione che incida sul lavoro precario, sui "diritti polverizzati", concependo "una contrattazione aziendale attraverso il contratto di prodotto" per tutti quelli che vi concorrano, dentro le aziende madri, e fuori, negli appalti, nel lavoro terziarizzato. E altre proposte fa su nuove regole di democrazia del sindacato. Ma Cofferati dice che per il congresso non gradirà i "cento fiori" – documenti di struttura, di territorio – giacché punta a una Cgil compatta e schierata contro le destre. Sul congresso c’è un direttivo il 27 giugno.
Di documenti, intanto, ce ne saranno due nazionali. Ieri, infatti, Patta Danini, Cremaschi, hanno annunciato il documento alternativo della sinistra di "Cambiare rotta". Hanno insistito su due punti: "non vogliamo fare un congresso che sia una succursale del dibattito all’interno dei Ds e di tutti i partiti della sinistra": sarebbe "un danno per la Cgil", giacché la situazione impone ancor più di prima che cuore del dibattito del sindacato siano "i problemi del lavoro e del welfare". Dunque "tutti, a partire da Cofferati, dovranno lavorare per recuperare l’autonomia". L’altro punto è il giudizio sulla politica dei redditi e la concertazione: l’accordo del luglio ’93 li divide dalla maggioranza. "Cofferati vuole difendere dall’attacco di governo e Confindustria l’esistente, noi lo vogliamo cambiare". Seppure "concertare" con Berlusconi e d’Amato non pare "esistente" neppure per Cofferati, il vicesegretario Epifani difende però il sostegno all’"accordo di luglio: nel momento in cui i metalmeccanici scioperano perché ne chiedono la corretta applicazione, volerlo cambiare sarebbe masochismo sindacale".
Il segretario della Cgil nelle conclusioni ripercorre il filo della relazioni di Epifani, sulla sconfitta della sinistra divisa (che pure gli elettori hanno votato più che la destra rispetto al ’96), sugli errori del governo di centrosinistra – e colpisce come in Cgil tanto vi si insista oggi, ben più di prima -; e sottolinea la vicenda del contratto dei metalmeccanici. Sull’inflazione che il governo
deve adeguare alla realtà del costo della vita sono tutti d’accordo come punto di partenza, non d’arrivo, ma Cofferati ne sottolinea anche il nocciolo regolativo di diritti, così come per i contratti a termine. La Confindustria ha di mira proprio "gli spazi, le libertà individuali di cui i sistemi di rappresentanza collettiva possono garantire l’esercizio": e anche di questo deve discutere il sindacato.