La Cgil dichiara guerra al Dpef

20/07/2001

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La Cgil dichiara guerra al Dpef
Prepensionamenti verso l’addio

Moody’s: Documento ok, ma serve la riforma previdenziale
Il sindacato: profondi dissensi sulla politica economica. Baldassarri: "Pil al 3% non è un miracolo"

ROBERTO PETRINI


ROMA – La Cgil «boccia» il Dpef e le linee di intervento sulle pensioni; i Comuni lamentano di essere stati ignorati; Moody’s, invece, promuove il documento ma incalza: «Fate le riforme».
Continua ad essere al centro del dibattito il Documento di programmazione economica e finanziaria: in una dettagliata nota della segreteria nazionale l’organizzazione sindacale di Sergio Cofferati esprime un giudizio assai critico nei confronti dell’azione di politica economica del governo. «Poco credibili e vistosamente precari» sono giudicati gli andamenti programmatici dell’economia e della finanza pubblica, «sottodimensionato» e tale da «togliere credibilità alla politica dei redditi» il tasso d’inflazione fissato dal governo per il 2002 all’1,7 per cento. «Berlusconi non è preoccupato per l’inflazione, io sì e nel Dpef non c’è nulla che la scoraggi», ha detto Cofferati ieri al G8 di Genova. La Cgil spiega che la lettura del testo del Dpef «conferma e aggrava» le perplessità emerse nel corso degli incontri con il governo.
Ma è soprattutto l’introduzione nel Dpef del tema pensioni che sollecita la reazione della Cgil. «Il governo – si dice – non ha accettato l’invito di Cgil,Cisl e Uil, di non introdurre nel Dpef le linee di riforma e di rinviare tutto alla verifica». Il sindacato guidato da Sergio Cofferati spiega che nel Dpef si enunciano alcuni principi «gravi e da respingere»: in particolare, secondo il sindacato, «si punta a ridurre il peso della copertura pensionistica pubblica». Contemporaneamente dal ministero del Welfare emerge il contorno delle misure in cantiere: abolizione dei prepensionamenti, rivisitazione della cassa integrazione e norme più rigide per la concessione dell’indennità di disoccupazione.
Duro il giudizio della Cgil anche sul pacchetto dei «cento giorni» giudicato «nordista» perché, si spiega, «le piccole imprese del Mezzogiorno generalmente non hanno utili da reinvestire». Il pacchetto, comprendente anche Tremontibis e sommerso, è stato approvato ieri dalla commissione Finanze del Senato (sarà in aula martedì 24): la Tremontibis sarà estesa anche alle aziende che investono in asilinido per i figli dei dipendenti; nel sommerso rientreranno anche gli autonomi.
Mentre il viceministro Baldassarri conferma che, nonostante l’extradeficit, «gli obiettivi finali non cambiano di una virgola» e che il pil al 3 per cento è raggiungibile, il ministro dell’economia Tremonti sottolinea: «Il vento delle aspettative soffia nelle vele dell’economia italiana».Giunge intanto un sostanziale via libera al Dpef, con alcune condizioni, da parte di Moody’s, l’agenzia di rating internazionale. «Ottimi l’impegno a rispettare il patto di stabilità e i piani di stimolo alla crescita con tagli delle tasse: va però affrontato il nodo delle pensioni», ha detto Nina Ramondelli, l’analista delegata al deskItalia.