La Cgil di Epifani tenta la «svolta»

22/04/2003




              Martedí 22 Aprile 2003
              ITALIA-POLITICA
              La Cgil di Epifani tenta la «svolta»

              Dialogo sociale – Recupero del rapporto con Cisl e Uil, attenzione a non uscire dalle trattative su welfare e contratti

              MASSIMO MASCINI


              ROMA – La Cgil sta cambiando politica? La domanda è tanto diretta quanto legittima: nelle ultime settimane l’immagine che il maggior sindacato italiano ci ha inviato della sua azione e delle sue aspirazioni sembra differenziarsi notevolmente da quella trasmessa ai tempi della segreteria di Sergio Cofferati. Riparte il dialogo con la Confindustria sui temi dello sviluppo. Riprende il confronto con il Governo su temi di rilievo come la previdenza. Si ricomincia a discutere con Cisl e Uil nel tentativo di ricucire i pezzi che restano dell’unità sindacale. E tutto questo mentre il segretario generale confessa l’esigenza di «fare più sindacato», manifestando la volontà di un approccio "meno politico" ai problemi di tutti i giorni, partendo da quelli contrattuali e scegliendo come banco di prova il più difficile, quello dei metalmeccanici. Le tessere di un mosaico che mostri un volto nuovo della Cgil potrebbero esserci tutti. Sia chiaro, non è che i problemi siano caduti improvvisamente. Al contrario, con il Governo il contrasto, in particolare sulla riforma del mercato del lavoro, è ancora tutto in piedi, con la Confindustria restano i motivi di polemica che hanno caratterizzato gli ultimi due anni. E anche con Cisl e Uil persistono profondi disaccordi, il Patto per l’Italia pesa come un macigno e non sembra facile far ripartire il dialogo, soprattutto perché sembra che nessuno si fidi più di nessuno. Insomma, la situazione non è certo cambiata radicalmente, ma i segnali cominciano a moltiplicarsi e se gli appuntamenti difficili si avvicinano – il referendum sull’articolo 18, il contratto dei meccanici, il confronto sul modello contrattuale – è ancora più urgente dare corpo alle speranze, tradurre quei segnali in atti concreti di politica sindacale, in risultati contrattuali precisi, come dovere di ogni buon sindacalista. Un compito difficile per Epifani, ma obbligato per far uscire la Cgil da una situazione di obiettiva difficoltà. Il popolo della Cgil è con il segretario generale. Nessuno, o quali nessuno prende le distanze dalle sue aperture, anche se le parole a volte fanno paura. Nessuno per esempio nella confederazione vuole parlare di «svolta», questa parola è stata cancellata. «Non sento alcuna esigenza di svolta – afferma Mauro Guzzonato, segretario dei chimici – o di fare più sindacato, perché fin qui abbiamo fatto il nostro mestiere di sindacalisti, al massimo delle nostre energie». Betty Leone, la segretaria dei pensionati, parla di «continuità» di linea politica. «Le nostre posizioni – afferma – non sono cambiate, noi abbiamo sempre trattato, non abbiamo mai abbandonato un tavolo di negoziato, lo abbiamo fatto solo quando il dialogo era finito e non avevamo trovato un’intesa». Ma tutti indistintamente sentono il vento nuovo che spira. «Sono cambiate le condizioni oggettive – rileva Betty Leone – si sono aperte condizioni di dialogo con le altre confederazioni e una grande organizzazione si distingue proprio per questo, per sapere adattare la propria azione alla realtà che cambia attorno a essa». Una realtà nuova che lo spirito di organizzazione porta molti ad attribuire al clima diverso determinato proprio dalla forza della Cgil. Susanna Camusso, la segretaria della Lombardia, è esplicita. «Con Confindustria – rileva – trattiamo i temi che noi abbiamo indicato per primi, quando ci dicevano che eravamo catastrofisti. E con il Governo – aggiunge – si sono aperti degli spazi per la nostra iniziativa, noi abbiamo fatto tornare di moda termini che erano passati di moda. L’avvio di questi tavoli è il frutto della nostra iniziativa». L’importante comunque è che si avvii una fase diversa, più costruttiva. Per questo, sia nel confronto con le controparti, sia nel dialogo con gli altri sindacati, tutti raccomandano attenzione. «Ci sono condizioni nuove – rileva Michele Gravano, il segretario di Napoli – c’è una nostra disponibilità a trattare, ma è necessario che, soprattutto per quanto riguarda il Mezzogiorno, dimenticato da tutti, specie dal Governo in questi anni, ci sia altrettanta disponibilità. Nessuno deve andare a Canossa, serve un accordo che sia onorevole e che realizzi condizioni nuove». La stessa impostazione di Vincenzo Scudiere, il segretario del Piemonte. «Giusti i segnali inviati – rileva – ma bisogna vedere che effetto fanno sugli altri, perché se tutti restano rigidi, sulle loro posizioni, anche la Cgil si attesta sulla linea seguita finora». I dubbi nascono dal fatto che oggettivamente i problemi in discussione sono molto gravi, ma proprio per questo inelubili. «Il banco di prova – dice Michele Gravano – sarà senza dubbio il contratto dei metalmeccanici. Un compito difficile, certo, ma – agginge – questo è il tempo di fare le cose difficili, tra noi sindacati e con le nostre controparti». Anche il dialogo tra le confederazioni spaventa. «Tra noi – osserva la Betty Leone – è indispensabile aprire un dialogo franco, perché i sindacati uniti sono più forti. Il problema è non essere subalterni: perché questo gli altri ci hanno chiesto spesso e a questo abbiamo sempre risposto di no». A rendere più difficile questo cammino restano le differenze dentro la confederazione, destra e sinistra si contrappongono con mille sfaccettature. Agostino Megale, presidente dell’Ires, vicino alla maggioranza Ds, resta critico verso la strategia degli anni scorsi, che giudica eccessivamente politicizzata. «C’è stato – sostiene – un eccesso di politica, è inutile negarlo, abbiamo corso il rischio di schiacciare la Cgil in un progetto di parte». Per questo a suo avviso sarebbe bene adesso realizzare un cambiamento «riprendendo il progetto dell’autonomia e dell’unità, ma soprattutto riformando il sindacato della contrattazione: come base di partenza ci sono le tante piattaforme unitarie costruite in questi mesi e i tanti accordi realizzati». Ben diverso il punto di vista di Franco Chiriaco, il segretario degli alimentaristi, secondo il quale «sono gli altri a leggere in modo malevolo l’azione della Cgil, sempre attenta al merito e solo al merito. Noi – dice – siamo sempre rimasti fermi sulla nostra linea, sono gli altri che ci hanno attaccato, costringendoci in difesa». Chi non sembra avere problemi è Valeria Fedeli, la segretaria dei tessili. «Per me – dice – non c’è svolta, io ho sempre fatto queste cose, ho dialogato con il Governo e gli imprenditori e l’ho fatto assieme a Cisl e Uil. Il 21 novembre dello scorso anno ho firmato un accordo con Cisl e Uil e tutti i presidenti delle associazioni industriali tessili per il rilancio della politica economica del settore della moda e adesso su questa base stiamo trattando con il Governo. E allora, dov’è la svolta»?